
Sarò la canzone che ho cantato e fuggirò. Come un suono perduto in mezzo ai suoni, ciò che ho detto, ho fatto, ho disperso, la luce che ho visto, il buio che ho abbracciato. Un pugno di terra, una nuvola di polvere. Sarò sete nella sete, assetato brucerò le labbra, risplenderò la notte. Nel ricordo il ricordo, avrò memoria, per non confondere: per non confonderci. Se tutto verrà meno, rimarrà il nostro odore. Se si udrà la nostra voce, saranno alberi. Ascolto il mio suono, vedo me stesso: sono una cosa, e divento, sempre divento, appaio, svanisco, fino ad aver fine, a d ottenere l’esistenza, come un sasso o una pianta. Fino a raggiungere la mia forma perfetta. Ancora un sole, una morte, come s’alterna il giorno con la notte. Una danza, un movimento nello spazio. Ancora una sorpresa, un sasso nel vuoto. Fino all’estrema, perfetta metamorfosi sono come una cosa, e tu sei un’altra identica, ci cerchiamo a vicenda. Ti vedo lì dove ti vedevo, ti tocco lì dove ti toccavo, sopra a tutte le cose, eterne, indistruttibili e ammassate. Quale mano le muove e le ammassa, le costruisce e le abbatte. Chi ci ammassa nel tempo. Non si sente nulla e tutto risuona, come fosse una pausa nel tempo, come fosse una pausa e tutto dovesse cominciare dall’inizio: i discorsi, i passi, la musica. Non sanno niente, hanno dimenticato da dove vengono e dove vanno, cosa sperano, le cose eterne. Come non avessero un luogo dove stare, un sole loro, un volto, una morte, un loro destino diverso dal nostro. Per quale ultimo giudizio, quale sparizione. Prendono da noi, dalle nostre mani, la loro forma pura, e ci assomigliano. Luce dalla luce e tristezza dalla nostra tristezza. Piangono quando piangiamo, un pianto senza voce. Riflettono il nostro splendore nella notte. Quando moriamo, rimangono immobili, colpiti da un perfetto silenzio, in mezzo a luci, corone e musica. Abbiamo lo stesso sonno, la stessa strada, lo stesso lento futuro. Senza di noi cosa sarebbe mai la terra, anonima, inconsistente, desolata. Senza di noi cosa mai sarebbe il cielo. Forme senza luce e senza una voce a nominarle, senza eternità. E Dio che cosa mai sarebbe, una cosa senza nome e senza splendore. Quale carne prenderebbe per mostrarsi senza carne sulla terra, quale volto senza il volto umano, senza l’abito e l’aspetto umano. Quale schiaffo e quale sangue, quale martirio senza il martirio umano: ‘’Ecce homo, ecce deus”. Senza la morte umana, senza sepoltura e compianto, senza resurrezione. Senza di noi cosa sarebbe mai la morte.
Ascolto il mio suono, vedo me stesso
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