Alessandro Baricco

Nasce a Torino il 25 gennaio del 1958. Si forma nella sua città sotto la guida di Gianni Vattimo, laureandosi in Filosofia con una tesi di Estetica e studia contemporaneamente al conservatorio dove si diploma in pianoforte. L’amore per la musica e per la letteratura, ispirano fin dall’inizio la sua attività di brillante saggista e di narratore.

Triste la gente lontana

Egon Schiele ⋯
Quando aspetti o ricordi, non sei né triste né felice. Sembri triste, ma è solo che stai aspettando, o ricordando. Non è triste la gente che aspetta, e nemmeno quella che ricorda. Semplicemente è lontana. ⋯

Un monologo

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A me m’ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. ⋯

Il coraggio di esserci

 ⋯ C’è una dignità immensa, nella gente, quando si porta addosso le proprie paure, senza barare. ⋯

Gradino dopo gradino

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Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, un desiderio a cui dicevo addio.
Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando ⋯

Lei vuole la vita

Egon Schiele ⋯ A lei non importa nulla di morire. È vivere che vuole. ⋯

L’artefatto

 ⋯ La realtà sfuma e tutto diventa memoria. Perfino tu, a poco a poco, hai cessato di essere un desiderio e sei diventato un ricordo. ⋯

Odio tutti i silenzi

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Io sono Hector Horeau e vi odio. Odio i sonni che dormite, odio l’orgoglio con cui cullate lo squallore dei vostri bambini, odio ciò che toccano le vostri mani marce, odio quando vi vestite per la festa, odio i soldi che avete in tasca, ⋯

Destino inesorabile

Egon Schiele ⋯
Sa, è molto bella l’immagine di un proiettile in corsa, è la metafora esatta del destino. Il proiettile corre e non sa se ammazzerà qualcuno o finirà ne nulla, ma intanto corre e nella sua corsa è già scritto se finirà a spappolare il ⋯

L’immenso

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Così era la locanda Almayer. Aveva quella bellezza di cui solo i vinti sono capaci. E la limpidezza delle cose deboli. E la solitudine, perfetta, di ciò che si è perduto. ⋯

La sofferenza dell’essere bella

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Elena è una donna sola che vuole tornare a casa. Stanca di essere guardata, di essere additata come causa primordiale di tutte le sciagure o come causa di morte di migliaia di persone, accecate dal vapore velenoso del suo splendore.
gni volta che si ⋯

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