Carlos Ruiz Zafón

Gli artisti non vivono nel presente

Alison Scarpulla ⋯ «Che ci fa tante ore nello studio se non dipinge più?» Marina mi prese il polso per sentire le pulsazioni. «Perché è un artista.» Disse. «Gli artisti vivono nel passato o nel futuro; mai nel presente. Germàn vive di  ⋯

Per lei non abbiamo segreti

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Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano i primi giorni dell’estate del 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona intrappolata sotto cieli di cenere e un sole vaporoso che si spandeva ⋯

Cicatrici del destino

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Le coincidenze sono le cicatrici del destino. Le coincidenze non esistono, Daniel: siamo solo marionette mosse dalla nostra incoscienza. Per anni mi sono illusa che Julián fosse ancora l’uomo di cui ero innamorata, o ciò che ne restava … Gli esseri umani sono disposti ⋯

Benvenuto in purgatorio

Eileen Agar ⋯ Aprii gli occhi. Colonne di pietra spesse come alberi salivano nella penombra verso una volta spoglia. Aghi di luce polverosa cadevano in diagonale e lasciavano intravedere file interminabili di brande. Piccole gocce d’acqua si staccavano dall’alto come lacrime scure che esplodevano risuonando a terra. ⋯

Una forma di vigliaccheria

Egon Schiele ⋯ Semi-dressed model
Miquel Moliner soffriva di una forma acuta di laboriosità e benché rispettasse e addirittura invidiasse l’ozio altrui, lo rifuggiva come la peste. Lungi dal vantarsi della propria etica del lavoro, scherzava su quella coazione a produrre definendola una forma di vigliaccheria. “Quando si  ⋯

Non sono esperto in materia

Egon Schiele ⋯ Torso of a nude
«A lei come piacciono le donne, Daniel?»
«A dire il vero non sono un grande esperto in materia.»
«Nessuno lo è, neanche Freud; le donne per prime non lo sono, ma è come con la corrente elettrica: non c’è bisogno di prendere la scossa ⋯

Le vecchie stazioni ferroviarie

Egon Schiele ⋯ Self ritratto
Avevo sempre pensato che le vecchie stazioni ferroviarie fossero tra i pochi luoghi magici rimasti al mondo. I fantasmi di ricordi e di addii vi si mescolano con l’inizio di centinaia di viaggi per destinazioni lontane, senza ritorno. «Se un giorno dovessi perdermi,  ⋯

Il marchio di una maledizione

Egon Schiele ⋯ In quel pomeriggio di afa e di pioviggine, Clara Barcelò mi rubò il cuore, il respiro e il sonno. Le sue mani, nella magica penombra di quella loggia, impressero sulla mia pelle il marchio di una maledizione che mi avrebbe perseguitato per anni. ⋯

Il tempo ci rende più vigliacchi

 ⋯ Il tempo non ci rende più saggi, solo più vigliacchi. Per anni sono fuggito senza sapere da cosa. Credevo che, correndo più in fretta dell’orizzonte, le ombre del passato non avrebbero più intralciato il mio cammino che. Credevo che, mettendo tra me e loro ⋯

Le guerre negano la memoria

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Le guerre negano la memoria dissuadendoci dall’indagare sulle loro radici, finché non si è spenta la voce di chi può raccontarle. Allora ritornano, con un altro nome e un altro volto, a distruggere quel poco che avevano risparmiato. ⋯

Il dolce veleno della vanità

Egon Schiele ⋯
Uno scrittore non dimentica mai la prima volta che accetta qualche moneta o un elogio in cambio di una storia. Non dimentica mai la prima volta che avverte nel sangue il dolce veleno della vanità e crede che, se riuscirà a nascondere a tutti ⋯

Il mondo nell’abisso

Egon Schiele ⋯ Madre e bambino
Dovrà passare molto tempo prima che Max dimentichi l’estate in cui scoprì, quasi per caso, la magia. Correva l’anno 1943 e i venti della Grande Guerra trascinavano il mondo nell’abisso, senza rimedio. A metà giugno, il giorno in cui Max compiva tredici anni, suo ⋯

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