Giovanni Romano Bacchin

Per il visionario i sogni sono realtà

⋯  ⋯
Il che significa che egli può essere un visionario per tutti fuorché per lui stesso: egli può considerare — e considera — visionario o “deficiente” nel senso proprio della parola chiunque neghi realtà a ciò che egli vedendo sa essere reale è reale senz’altro. ⋯

Sparizione di tutte le possibili difficoltà

Egon Schiele ⋯
Se l’ideale operante è qui la *costanza di eventi*, riconoscibili, il sistema idealizza comunque uno *stato di quiete* rispetto al quale un evento può indurre una perturbazione. Si tratta dell’evento inatteso ed imprevisto che crea difficoltà. Esso rappresenta il rischio del *disorientamento* che impone ⋯

Relatività terminologica

 ⋯ Marta Czok ⋯ Leggere è già problema e quindi “discussione”. La difficoltà proviene dalla relatività terminologica (il variare di significati in funzione dei contesti), poiché il lettore inserisce i termini nella propria tradizione culturale, caricando il testo di problematiche estranee ed impertinenti. La “comprensibilità ⋯

L’identità pensiero-essere

 ⋯ Jacob Sutton ⋯ Che pensare ed essere sono uno non può voler dire che l’essere viene pensato come uno con il pensiero, ma appunto in qualche modo viene “pensato”, ma che viene pensata nell’essere (=nel pensiero) questa loro identità, la quale in tanto è pensata in quanto  ⋯

Fides et Veritas

 Nicola Samori Fede — ossia credito immediato a ciò che si ritiene “vero” sulla base del credito previamente accordato a se stessi come capaci di “riconoscere” immediatamente il vero come tale — è abuso non solo linguistico. Se la “fede” ⋯

Bisogno di ovvietà

Egon Schiele ⋯ Si abbisogna di ovvietà per l’ovvietà dell’abbisognare, che intanto è di non perdere ciò che si crede di avere, anche credendo di dover cercare per avere ciò che si crede di non avere. ⋯

Soggetto-Oggetto

 ⋯ Vi è irriducibilità tra l’intenzione del linguaggio, che è pensiero, e il linguaggio che è “i linguaggi” e ne è propriamente l’oggettivazione. “Io intendo” corrisponde a “io penso”. “Io penso” è già per se stesso “io mi penso”, ma io intendo pensarmi come “io”, ⋯

Trascendere l’esperienza per negarne il trascendimento

Egon Schiele with his uncle Leopold Czihaczek
Eliminare il ricorso alla metafisica in base all’esperienza significa o trascendere l’esperienza per negarne contraddittoriamente il trascendimento, oppure usare il termine “esperienza” nel senso del limite della pensabilità, e quindi includervi (ambiguamente) ogni sua condizione; nel primo caso si esce dall’esperienza (per ⋯

Liberarsi del pensiero dalle limitazioni

Egon Schiele ⋯ Female torso
La parola “puro” sta […] a significare precisamente questo liberarsi del pensiero dalle limitazioni che gli impongono estrinsecamente gli interpreti, a cominciare da quel primo interprete che è l’autore ⋯

Il superfluo come costante

Egon Schiele ⋯ Reclining woman with blonde hair Se non è necessario che problema vi sia, il necessario non è problematico, non entra in alternativa con nulla. ⋯

Forzoso distacco dal meglio

Egon Schiele ⋯
Il lavoro, continua trasformazione che non si appaga di risultati comparenti alla superficie, è profondo solo a condizione di non placarsi nel prodotto, nel suo risultato e lo distrugga continuamente […] mai ritenendolo degno di venire al mondo.
Senza la rinuncia alla perfezione, rinuncia ⋯

Discorso metafisico

 ⋯
[…] il ‘sapere di non sapere‘ è la struttura del desiderio di sapere e non soltanto la condizione […] ma non come negazione del sapere, bensì come sua privazione.
Privazione in quanto ‘insufficienza‘ che è limitazione inaccettabile, limitazione da superare ⋯

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi