Giovanni Romano Bacchin

È stato un filosofo italiano.
Fonte: Wikipedia

Il «vero» ci fa liberi

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Altra salvezza non può venire oltre la salvezza che viene dal vero.
Il «vero» infatti ci fa liberi, il vero infatti attua la liberazione autentica da noi stessi, da ciò che, nella nostra illusione di consistere tra il consistere delle cose, fa inautentico l’esistere. ⋯

Ricordare il niente

 ⋯ Restare passato non significa essere passato, ma passato dell’essere, essere stato e non essere stato: dove il passato sia l’essenza, l’essenza è passata senza essere mai, e conservare nel ricordo ciò che è stato è conservare il suo non essere; dove sembra che qualcosa ⋯

Ogni cosa condivisa è una cilecca mancata

Thomas Barbey ⋯
L’intenzione del vero e solo essa non ha opposto, sì che essa, che presenzia anche il conoscere comune, sussisterebbe anche se nulla esistesse. V’è un senso metafisico che può andare perduto. Né basta parlare di metafisica e considerarsi metafisici per possederlo. La perdita del ⋯

Razionalità intrinseca

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Poiché sistema è funzionalmente razionalizzazione e poiché l’ideale regolativo del sistema è la razionalità intrinseca della cosa, l’imporsi di un determinato sistema è per se stesso il porsi del residuo asistematico, quale esperienza incontrollata e vissuta come rischio. In quanto il filosofare non subisce ⋯

Il mondo come regione delle presunte sicurezze

indio Pemón, abitante nel parco nazionale Canaima, Venezuela
Ma vero posseduto (da altro) è vero negato. La lontananza […] appartiene al non sapere la presenza: la lontananza dal vero è oblio della presenza del vero.
Ulisse ritorna in patria, ma il ritorno che gli dei e le avverse fortune gli contrastano è ⋯

Per il visionario i sogni sono realtà

⋯  ⋯ Il che significa che egli può essere un visionario per tutti fuorché per lui stesso: egli può considerare — e considera — visionario o deficiente nel senso proprio della parola chiunque neghi realtà a ciò che egli vedendo sa essere reale è reale senz’altro. ⋯

Sparizione di tutte le possibili difficoltà

Egon Schiele ⋯
Se l’ideale operante è qui la costanza di eventi, riconoscibili, il sistema idealizza comunque uno stato di quiete rispetto al quale un evento può indurre una perturbazione. Si tratta dell’evento inatteso ed imprevisto che crea difficoltà. Esso rappresenta il rischio del disorientamento che ⋯

Relatività terminologica

 ⋯ Marta Czok ⋯ Leggere è già problema e quindi “discussione“. La difficoltà proviene dalla relatività terminologica (il variare di significati in funzione dei contesti), poiché il lettore inserisce i termini nella propria tradizione culturale, caricando il testo di problematiche estranee ed impertinenti. La ⋯

L’identità pensiero-essere

 ⋯ Jacob Sutton ⋯ Che pensare ed essere sono uno non può voler dire che l’essere viene pensato come uno con il pensiero, ma appunto in qualche modo viene “pensato”, ma che viene pensata nell’essere (=nel pensiero) questa loro identità, la quale in tanto è pensata in quanto  ⋯

Fides et Veritas

 Nicola Samori Fede — ossia credito immediato a ciò che si ritiene vero sulla base del credito previamente accordato a se stessi come capaci di riconoscere immediatamente il vero come tale — è abuso non solo linguistico. Se la fede intende di essere per la verità, ⋯

Equivoco nel pensare umano

Egon Schiele ⋯
La profondità che l’uomo crede di trovare nel ripiegarsi e nel contemplarsi è il rischio dell’equivoco nel pensare umano: se l’uomo è, in quanto tende, non in se stesso egli si trova, ma nel non trovarsi. ⋯

Bisogno di ovvietà

Egon Schiele ⋯ Si abbisogna di ovvietà per l’ovvietà dell’abbisognare, che intanto è di non perdere ciò che si crede di avere, anche credendo di dover cercare per avere ciò che si crede di non avere. ⋯

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