Crescere a Bergamo negli anni Ottanta e Novanta significava imparare presto l’arte di essere invisibili o, al contrario, accettare di essere un’anomalia cromatica in un paesaggio di nebbia e cemento. Mia madre, con la sua eleganza ruandese e la sua pelle color ebano, cercava ⋯
La ferita invisibile del pregiudizio
Crescere a Bergamo negli anni Ottanta e Novanta significava imparare presto l’arte di essere invisibili o, al contrario, accettare di essere un’anomalia cromatica in un paesaggio di nebbia e cemento. Mia madre, con la sua eleganza ruandese e la sua pelle color ebano, cercava ⋯



La maestra puntò la bacchetta sull’immagine di una chitarra acustica.
A casa nostra Santa Lucia non si festeggiava mai. Papà diceva sempre che la sua famiglia si poteva permettere di regalare solo qualche arancia e una manciata di zucchero, se andava bene.
Quel giorno la maestra Balbuzzi era più nervosa del solito.
«Tu, vieni con me!», intimò una guardia di sicurezza in borghese a mia madre.