Friedrich Nietzsche
Di nazionalità tedesca, è stato docente di filosofia classica all’università di Basilea dalla quale tuttavia, dopo qualche anno, si dimette per motivi di salute e soprattutto di carattere, per vivere un’esistenza errabonda tra Svizzera, Italia e Francia meridionale. È stato anche colpito da episodi di malattia mentale, alla fine inesorabilmente aggravatisi.
Di temperamento irrequieto, non stabilisce legami costanti né con persone né con luoghi. Agli inizi ammira la filosofia di Schopenhauer, ma in seguito la respinge. Stringe amicizia col musicista Richard Wagner, nella cui arte vede un’impronta di rigenerazione, ma successivamente ne rimane deluso poiché rivelatosi ai suoi occhi un istrione, desideroso solo di successo mondano.

Opere principali: Nascita della tragedia; La genealogia della morale; Umano, troppo umano; La Gaia scienza; Così parlò Zarathustra.

Lo stile è volutamente asistematico e il linguaggio metaforico e aforistico. Il pensiero di Nietzsche è in effetti del tutto particolare ed originale per cui non è facilmente collocabile all’interno di una corrente filosofica: per alcuni aspetti è antipositivista e per altri anticipa temi che saranno sviluppati dalla filosofia esistenzialista e postmoderna. Nel complesso persegue un’impostazione antidealistica, come Schopenhauer e Kierkegaard, definita “irrazionalistica” in opposizione al razionalismo cui l’idealismo intendeva richiamarsi. Invero, detta posizioni irrazionalistica non è tanto contro la funzione e l’importanza della ragione in sé quanto piuttosto contro un certo tipo di razionalismo che, assegnando rilievo esclusivamente alla ragione, finisce col trascurare l’importanza anche delle passioni, degli istinti, dell’inconscio.
L’intera opera nietzschiana è un tentativo di comprendere e descrivere l’epoca moderna, per giungere alla drammatica constatazione della scomparsa di tutti i principi e valori tradizionali, sia culturali che morali, religiosi ed estetici: si tratta di principi e di valori, rileva Nietzsche, che non valgono niente. Da ciò l’appellativo anche di “nichilismo” attribuito alla sua filosofia.
Ma il nichilismo di Nietzsche non è solo distruttivo. Egli propone una nuova cultura, di stampo “eroico“, e un nuovo modello di uomo. L’uomo quale descritto e pensato dalla metafisica e dalla morale tradizionali, egli proclama, deve essere superato; l’uomo deve acquistare una nuova fede in se stesso ed essere liberato dalle vecchie norme; deve oltrepassare da sé e procedere verso il proprio destino: quello del superuomo, dell’oltre-uomo.
Già Schopenhauer aveva affermato che la vita è cieca irrazionalità, priva di senso e di qualsiasi fine, e che pertanto unica soluzione per l’uomo era il distacco dalle cose e dalle passioni, la rinuncia e la fuga dal mondo, ovvero l’ascesi. Nietzsche condivide l’irrazionalismo schopenhaueriano ma non la conclusione ascetica: la vita non deve essere rifiutata ma amata e vissuta nella sua immediatezza, anche nei suoi aspetti irrazionali, più tragici e crudeli, contro tutti i modelli imposti dalla morale borghese e cristiana.
Spirito dionisiaco e spirito apollineo: le origini della cultura e la critica di quella contemporanea
Nietzsche è insoddisfatto della cultura del suo tempo che giudica falsa ed illusoria. Compie perciò un’analisi della storia della cultura, fin dalle sue origini, per comprendere come è nata e come si è via via deformata e corrotta nel tempo. Punto di partenza è l’analisi della cultura greca e, in particolare, l’analisi della nascita della tragedia greca antica, principale forma d’arte dell’epoca. La tragedia greca più antica non nasce nel periodo classico della civiltà greca, quello della civiltà ateniese e della filosofia socratica e platonica, ma nel periodo presocratico del VI secolo a. C. Nietzsche ammira l’atteggiamento che i greci dell’età presocratica avevano nei confronti della vita. Sapevano che la vita è gioia ma anche dolore e tormento. Soprattutto sapevano che la vita non ha alcun senso, alcuna giustificazione razionale o teologico-religiosa, pensata anzi come incessante svolgimento di vicende dominate da un destino cieco e crudele che, come in Schopenhauer, non ha altro scopo se non la realizzazione e l’accrescimento della propria potenza. Eppure, constata Nietzsche, i greci di quel tempo vivevano pienamente la loro esistenza, soprattutto nel modo espresso dalla tragedia. In essa sono rappresentate tutte e due le componenti che contraddistinguono la vita e la cultura, chiamate, rispettivamente, “spirito dionisiaco” e “spirito apollineo“.
Lo spirito dionisiaco (dal dio greco Dioniso, Bacco) è quello che deriva dagli istinti irrazionali, dalle passioni sfrenate, dalle forze oscure della vita, quali espressi nei riti orgiastici, nelle danze passionali, nei miti terribili che parlano di morte e distruzione, di maledizione e persecuzione, e che ha la sua massima esaltazione nella musica, ritenuta l’arte più capace di suscitare passioni. Lo spirito apollineo (dal dio delle arti Apollo) deriva invece da un sentimento di serenità e di armonia provato nei confronti della vita ed ha nella scultura e nella poesia le sue maggiori espressioni.
Ebbene, entrambi questi spiriti, fra di essi contrapposti, sono rappresentati nella tragedia greca presocratica di Eschilo e Sofocle. Anzi, lo spirito dionisiaco assume maggior rilievo avendo la tragedia antica come elemento fondamentale il coro, composto dai seguaci di Dioniso mascherati da capri. Lo stesso eroe tragico, il protagonista, è una raffigurazione del dio Dioniso, improntato ad un senso di accettazione ebbra della vita, di esaltazione degli istinti e del coraggio di fronte a un fato crudele. La contrapposizione tra spirito dionisiaco e spirito apollineo presente all’origine della tragedia greca viene meno però, è rilevato, col sorgere della filosofia socratica e platonica, che comporta il prevalere dello spirito apollineo, ossia di una concezione idealizzata della vita e della cultura fatta essenzialmente di ordine e di equilibrio, mentre lo spirito dionisiaco viene svalutato. Socrate, commenta Nietzsche, pretende di capire e di controllare la vita con la ragione e con la morale, nell’illusione che la vita e il mondo siano razionali e quindi spiegabili. Platone, col suo mondo delle idee, ci presenta addirittura l’esistenza di un mondo ideale sovrannaturale rispetto al mondo terreno. Sennonché quella di Socrate e di Platone è vista come una rinuncia alla vita vera, che è quella degli istinti. Con loro comincia la decadenza della cultura e la morte dello spirito dionisiaco. Nella contrapposizione tra istinto e ragione si è voluto far prevalere quest’ultima, ma questa è una concezione sublimata, non veritiera, della vita e della cultura. Euripide (il terzo grande tragediografo greco) trasferisce infatti nel teatro le nuove ed idealizzate concezioni moralistiche. Il protagonista delle sue tragedie, ormai annacquate e svigorite, non è più l’eroe tragico e tormentato ma l’uomo comune, mediocre ed ingenuo, il quale si illude di trovare la verità in una morale meschina, supposta capace di distinguere il bene dal male, mentre non sa più comprendere che l’esistenza è invece piena di contraddizioni.

Crediti
 • Francesco Lorenzoni •
 • Pinterest •   •  •

Similari
Il caso Nietzsche
2046% ArticoliFilosofiaGianni Vattimo
Nietzsche, accompagnato dalla sua cattiva reputazione di pensatore dei nazisti, fu poi riconsiderato, agli inizi degli anni ’60 del ventesimo secolo, da quel movimento che prese il nome: Nietzsche-Renaissance o il rinascimento nietzscheano, e soprattutto ⋯
Un nuovo chiarimento della questione “Nietzsche e Stirner”
1416% ArticoliBernd A. LaskaFilosofia
Da giovane ho incontrato una pericolosa divinità e non vorrei raccontare a nessuno ciò che allora ho provato — tanto di buono quanto di cattivo. Così ho imparato a tacere, come pure che bisogna imparare a parlare, per ben tacere, che un uomo che vuole te⋯
Le origini romantiche della psicoanalisi e l’obiezione di Nietzsche
622% ArticoliPsicologiaUmberto Galimberti
A differenza di tutti i popoli della terra, l’uomo occidentale un giorno ha detto Io. L’ha annunciato Platone e l’ha esplicitato Cartesio. La psicologia ha catturato questa parola e ne ha fatto il centro della soggettività, dispiegando una visione del mon⋯
Il mondo secondo Nietzsche
335% Luis Enrique de SantiagoRecensioni
Il libro di Pavel Kouba, professore di filosofia presso l’Università Carolina di Praga, si dedica allo studio della fenomenologia e all’opera di Husserl e Heidegger; tratta l’impatto del pensiero di Nietzsche nella filosofia moderna, dedicando una special⋯
La figura di Nietzsche
282% ArticoliGünter Figal
L’effetto di Nietzsche non è sopravvalutabile. Quando morì, il 25 agosto 1900, si era già perso da dodici anni negli abissi della follia. Non sapeva più chi fosse, e di conseguenza non ha più vissuto questo secolo. Ma ciononostante è diventato Il pensator⋯