Egon Schiele ⋯
Sono passati cinquantatré anni, eppure sento ancora nelle ossa la febbre di quel giorno. È la cosa più vicina a una rivoluzione che io abbia mai vissuto sulla mia pelle. Da allora so con assoluta precisione quel che accadde durante l’assalto della Bastiglia, è un tema sul quale non avrei più bisogno di leggere una parola. Mi trasformai in un elemento della massa, la massa mi assorbì in sé completamente, non avvertivo in me la benché minima resistenza contro ciò che la massa faceva. Mi meraviglio che in una simile disposizione d’animo fossi ancora in grado di percepire in tutti i particolari ogni singola scena che si svolgeva davanti ai miei occhi. Ne voglio raccontare una.

In una strada laterale non lontana dal Palazzo di Giustizia che stava bruciando, ma in posizione defilata e comunque ben distanziata rispetto alla massa, un uomo con le braccia alzate e le mani congiunte sopra la testa in un gesto di disperazione, gridava gemendo: Bruciano i fascicoli! Tutti i fascicoli!. Meglio i fascicoli che gli umani! gli dissi, ma a lui questo non importava affatto, aveva in testa soltanto i fascicoli, e a me venne in mente che forse in quel palazzo egli stesso aveva a che fare, magari come archivista, con dei fascicoli; l’uomo era inconsolabile, e a me, malgrado la situazione, fece un effetto comico. Al tempo stesso però mi indignava. Ma non vede che laggiù hanno sparato alla gente, dissi iroso e lei parla di fascicoli!. Lui mi guardò in faccia come se neanche esistessi e gemette di nuovo: Bruciano i fascicoli! Tutti i fascicoli!. Pur essendosi messo in disparte, non era possibile non udire il suo lamento, anch’io infatti l’avevo udito.

Crediti
 • Elias Canetti •
 • Storia di una vita •
  • Il frutto del fuoco •
 • SchieleArt •   •  •

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