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Come dell’irremovibilità dei caratteri altrui ci accorgiamo solo con l’esperienza, credendo infantilmente fino ad allora di potere, con argomentazioni ragionevoli, con preghiere e implorazioni, con l’esempio e la nobiltà d’animo, indurre qualcuno a desistere dal suo costume, a mutare il suo modo di fare, a scostarsi dalla sua mentalità, o addirittura ad allargare le sue capacità; così è anche con noi stessi. Solo per esperienza possiamo imparare ciò che vogliamo e ciò che possiamo: fino ad allora non lo sappiamo, siamo senza carattere e dobbiamo spesso essere risospinti con duri colpi dall’esterno sulla nostra propria via. Ma se infine l’abbiamo appreso, allora abbiamo raggiunto ciò che nel mondo si chiama carattere, il carattere acquisito. Questo non è dunque nient’altro che conoscenza perfetta al possibile della propria individualità: è l’astratto, quindi chiaro sapere circa le qualità immutabili del proprio carattere empirico e della misura e tendenza delle proprie forze spirituali e fisiche, cioè di tutte quante le forze e le debolezze della propria individualità. Questo ci mette in grado di svolgere ora con riflessione e metodo il ruolo in sé ormai immutabile della nostra persona, che prima sregolatamente lasciavamo alla natura, e di colmare, con la guida di fermi concetti, le lacune che capricci o debolezze causavano in ciò.

Crediti
 • Arthur Schopenhauer •
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