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Vogliono allungarci la vita e già mi sembra troppo lunga quella che abbiamo. Troppo piena di tempi morti. I maggiori sbagli e i peggiori colpi di testa li commettiamo perché non sappiamo più come impegnare il troppo tempo “libero”, come stancarci fisicamente, come guardare in modo diverso la stessa parete bianca giorno dopo giorno. Un giorno ci vediamo il profilo di un amore mancato, un altro di un amore in arrivo, di un vuoto, di un pieno, raramente vediamo nella parete bianca una parete, raramente vi scagliamo contro un piatto per rompere uno specchio maligno e uscire da noi stessi sbattendoci il vetro in faccia.

 ⋯ Già a trent’anni, ci siamo colti a parlare a alta voce da soli e siamo arrossiti di turbamento: ci avranno sentito? Ci avranno visto? Che cosa stava passando sulla nostra faccia? E a chi credevamo di star rivolgendoci? A quaranta, un sacco di gente parla da sola a alta voce sui mezzi di trasporto e per strada; da dietro i finestrini delle auto a un solo passeggero seguiamo i movimenti delle bocche che si stanno parlando, sembrano tanti pesci boccheggianti in un acquario. Ci viene un brivido: quello lì con le bocche in movimento siamo diventati noi. E non ce ne importa più che cosa diamo o meno a pensare, siamo così in tanti che pochi ci faranno caso. E, adesso ci vogliono allungare tutto questo non detto, non sentito dirci, questo discorso artificiale con cui rompiamo questo silenzio artificiale che avvolge le nostre vite e le annoia a morte.

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Gli uomini e le donne che venivano schiavizzati tredici ore al giorno per sei giorni la settimana senza ferie né permessi malattia trovavano il tempo per ribellarsi, organizzarsi contro ingiustizie sociali e organizzare balli sull’aia, oggi che lavoriamo otto ore al giorno per cinque giorni la settimana, con ferie, tempi di malattia e di convalescenza pagati, fondi pensionistici, non troviamo nemmeno più il tempo di divertirci, visto che alla maggior parte della gente le ingiustizie, di cui pure si lamentano, stanno bene così. Siamo un popolo schiavizzato non più dai padroni, anche se tornati molto di moda, ma dalla noia che ci viene a stare troppo a lungo e con noi stessi senza sapere cosa fare di noi facendo troppe cose in una volta.

 ⋯ Solo di recente restare incinta e partorire è diventata una professione, prima era del tutto umano e non remunerato, anzi. Che senso ha dare in mano un Concorde a uno che ha serie difficoltà a far stare in equilibrio una bicicletta? Se uno non ha il senso del poco e comunque di quello che ha per tirare dignitosamente a campare, che se ne farà di una fortuna del tutto improvvisa, di un quid che non sa impegnare in alcun verso se non in quella dell’autodistruzione più definitiva? Se uno con due milioni di salario al mese non sa trovare nella vita stimoli, interessi, coinvolgimenti, passioni o anche solo voglie a parte andare alla partita la domenica o lavare la sua macchina come neanche lava se stesso, con duecento milioni che diavolo mai farà? Passerà dalla curva sud alla tribuna e cambierà macchina, e poi? Come la mettiamo con ciò che sta a cuore a me, con la sua civiltà, il suo senso di responsabilità nelle minime cose innanzitutto, con la sua educazione al rispetto degli altri, con la dignità del carattere, con la sostanziale comprensione degli altri, con una più attiva partecipazione politica alla vita comunitaria? Che esempi darà, a parte ingigantire, magnificare il suo egoismo, la sua ignoranza, le sue mal riposte ambizioni e le sue scodellate velleità di prima? È un vero peccato per tutti dare duecento milioni a disposizione al mese a chi non riusciva a essere intelligente e sensibile nemmeno con due.

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Perché portare adesso l’età media dai settanta a cento anni se non di più? Per farne che? Vivere per vivere? Ma per carità! Vivere per vivere sta bene alle pietre, e forse solo perché non possono ribattere e mandarci a quel paese (che sarà Pietroburgo o, ormai, Borisburgo).

 ⋯ Guarda quanta gente sola da sola e sola in compagnia, guarda quante donne e quanti uomini di mezza età per non parlare dell’endemica alienazione giovanile dettata anche dall’ esponenziale “povertà” e “disoccupazione” dei ceti medi che, quando avevano soldi e entusiasmo e voglia di vivere non avevano mai il tempo per niente perché dovevano lavorare, spostavano la realizzazione di un piccolo sogno, progetto, desiderio, di una piccola follia non a fin di lucro a domani, a dopodomani, alla prossima stagione, a “quando tutto sarà sistemato” , e per tutto sistemato si intende il lavoro, la casa, i figli, la vecchiaia. E adesso che è tutto sistemato, sono sistemati per le feste loro. Si sono scordati di che si trattava quando al solo pensiero di quell’ impresa gratuita, per il proprio e altrui piacere, alzavano gli occhi al cielo e il cuore dava colpi più forti e veloci e quel sospiro, oh quel sospiro poi che non finiva più di scappargli via…
E allora per la perfetta Gentildonna varrà la seguente regola nei confronti della durata della vita: è una perdita per tutti che qualcuno con la gioia negli occhi muoia anche a 90 anni, ma non è davvero niente se uno con la noia nell’ anima muore anche a 30. Meglio la superficiale profondità della gioia di vivere che la profonda superficialità della noia di esistere. Di passato e futuro ce n’è fin troppo, è il presente che non basta mai. L’immortalità è come il preservativo: devi abituarti sin da piccolo altrimenti non funziona più. Se al giorno d’oggi hai già più di tre anni, accontentati di fare in tempo a essere mortale come ai bei tempi.

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Crediti
Aldo Busi
Manuale della perfetta gentildonna
Pinterest
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