Egon Schiele ⋯ Landscape in Lower Austria

Se gli eroi del romanzo ottocentesco lottano per far trionfare il senso, la totalità, sul non-senso del mondo (il mondo abbandonato da dio), Dostoevskij coglie il senso nel cuore stesso del non-senso. Per l’uomo di Dostoevskij tutto è nello stesso tempo senso e non-senso. Per questo in Dostoevskij c’è salvezza nell’abiezione estrema. Ogni tentativo di spiegare il personaggio, di ricondurlo a una logica coerenza, è vanificato: non c’è un ‘fuori‘ dal quale il personaggio, e il lettore con lui, possa vedere e vedersi, distinguendo il senso dal non-senso, e superare così la sua fondamentale paradossalità; né si offre al personaggio alcuna possibilità di conoscersi, alcuna coscienza dei propri movimenti interni. Questi ultimi si producono infatti senza che nessuna spiegazione possa connetterli tra loro e perciò comprendere e giustificare: si danno ‘catastroficamente‘. Di qui l’esclusione dall’opera di Dostoevskij di quei ‘momenti privilegiati‘ che ricorrono in Proust, nei quali la vita della coscienza si rivela come totalità, verità ed essenza.

Crediti
 • Giuseppe Di Giacomo •
 • Estetica e letteratura •
  • Il grande romanzo tra Ottocento e Novecento •
 • SchieleArt •  Landscape in Lower Austria • 1907 •

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