Cessate il fuoco vuotiNoam Chomsky denuncia con forza la natura illusoria degli appelli al cessate il fuoco nei conflitti in cui sono coinvolti gli Stati Uniti o i loro alleati. Questi accordi, spesso celebrati come passi verso la de-escalation, si rivelano ripetutamente inefficaci, sistematicamente disattesi e privi di qualsiasi meccanismo di responsabilizzazione. Da Gaza al Libano, da Yemen alla Siria, le promesse di tregua non solo non portano mai a una vera cessazione delle ostilità, ma servono spesso a guadagnare tempo per riorganizzare le operazioni militari e intensificare la repressione.

Chomsky mette in evidenza un modello ricorrente: ogni volta che si raggiunge un’intesa formale – siano essi accordi bilaterali, risoluzioni ONU o interventi diplomatici – essa viene violata poco dopo, senza conseguenze reali per chi ne è responsabile. Il motivo principale è chiaro: le potenze che infrangono gli accordi godono del sostegno incondizionato degli Stati Uniti, che bloccano qualsiasi tentativo di sanzione o condanna attraverso il loro diritto di veto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Questa impunità strutturale permette ai governi alleati di Washington di agire con totale arbitrio, sapendo che nessun organismo internazionale potrà mai chiamarli a rispondere delle proprie azioni.

Un caso emblematico analizzato da Chomsky è quello di Israele, che negli anni ha firmato numerosi accordi di tregua e risoluzioni internazionali, per poi violarli sistematicamente. Dall’invasione del Libano nel 1982 fino all’operazione “Piombo Fuso” a Gaza nel 2008-2009, fino agli attacchi più recenti, Israele ha utilizzato la strategia del falso cessate il fuoco: accettare formalmente una tregua per ottenere una breve pausa operativa e poi riprendere le ostilità con maggiore intensità. In tutti questi casi, il governo israeliano ha beneficiato del sostegno incondizionato degli Stati Uniti, che hanno bloccato ogni tentativo di intervento legale o diplomatico critico.

L’autore smonta con precisione la narrazione ufficiale secondo cui Israele agirebbe sempre in autodifesa. Questo termine, ampiamente diffuso nei media occidentali, serve a mascherare una realtà ben diversa: un sistema di occupazione prolungata, espansione coloniale e uso sproporzionato della forza contro una popolazione civile intrappolata in territori sotto assedio. Gli attacchi a scuole, ospedali e infrastrutture civili non sono incidenti isolati, ma parte integrante di una strategia deliberata di distruzione e controllo.

Chomsky richiama anche il ruolo dei mass media nell’alimentare questa percezione distorta. La copertura giornalistica tende a ridurre il conflitto a una sequenza di atti di violenza reciproca, in cui entrambe le parti sono presentate come moralmente equivalenti. Questo approccio ignora completamente il rapporto di potere asimmetrico: un esercito altamente tecnologico e finanziariamente supportato dagli Stati Uniti che bombarda una popolazione disarmata e sotto blocco. Le immagini di morte e distruzione vengono mostrate, ma mai contestualizzate; si parla di “danni collaterali”, mai di crimini di guerra.

Un aspetto cruciale del discorso chomskiano riguarda il ruolo delle istituzioni internazionali. Pur esistendo organismi come l’ONU, l’Aia o il Consiglio per i Diritti Umani, queste istituzioni non possono funzionare correttamente fintanto che uno stato – in questo caso gli Stati Uniti – detiene il potere di bloccare ogni forma di giudizio. L’effetto è un indebolimento radicale del diritto internazionale, che diventa strumento selettivo: applicabile ai deboli, ignorato dai forti.

Chomsky conclude con una riflessione dura ma necessaria: finché ci sarà un’architettura globale che garantisce impunità alle potenze egemoni, ogni tentativo di pace resterà futile. I cessate il fuoco continueranno a essere violati, i crimini di guerra rimarranno impuniti e la sofferenza delle popolazioni civili proseguirà indisturbata. Per rompere questo ciclo, è indispensabile una mobilitazione globale che rifiuti la complicità silente e richieda giustizia universale, indipendentemente da chi detiene il potere.

Crediti
 Autori Vari
  Il libro smonta miti e narrazioni ufficiali, rivelando come il potere globale si fondi su strutture di dominio economico, politico e ideologico. Attraverso analisi storiche e geopolitiche, mostra una realtà fatta di ipocrisie, guerre, disuguaglianze e controllo, denunciando la distanza tra retorica democratica e pratica del potere.
  Analisi del libro *Chi domina il mondo* di Noam Chomsky pubblicato in Italia nel 2017.
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