Che cos'è il corpo di altri?

L’oggetto che altri è per me e l’oggetto che io sono per altri si manifestano come corpi. Che cos’è dunque il mio corpo? Che cos’è il corpo di altri?

Il problema del corpo e dei suoi rapporti con la coscienza è spesso oscurato dal fatto che si pone in primo luogo il corpo come una certa cosa che ha le sue leggi ed è suscettibile di essere definito dal di fuori, quando si sia raggiunta la coscienza attraverso il tipo di intuizione intima che le si ritiene propria. Se, infatti, dopo aver percepito la mia coscienza, nella sua interiorità assoluta, e attraverso una serie di atti riflessivi, cerco di unirla a un oggetto vivente, costituito da un sistema nervoso, un cervello, delle ghiandole, degli organi digestivi, respiratori, circolatori, la cui materia stessa è suscettibile di essere analizzata chimicamente in atomi di idrogeno, di carbonio, di azoto, di fosforo ecc. Vado incontro a difficoltà insormontabili: ma queste difficoltà provengono dal fatto che tento di unire la mia coscienza non al mio corpo, ma al corpo degli altri. Difatti, il corpo non è il mio corpo qual è per me, io non ho mai visto né vedrò mai il mio cervello né le mie ghiandole endocrine ma, solo per il fatto che ho visto sezionare dei cadaveri umani, perché ho letto dei trattati di fisiologia, ho concluso che il mio corpo è esattamente costituito come quelli che mi sono stati mostrati sul tavolo di anatomia, o di cui ho osservato le riproduzioni colorate nei libri. Senza dubbio mi si potrà dire che i medici che mi hanno curato, i chirurghi che mi hanno operato hanno potuto fare l’esperienza diretta del corpo che io non conosco da me solo. Sono perfettamente d’accordo e non penso affatto di essere sprovvisto di cervello, cuore o stomaco. Quello che importa, innanzitutto, è di scegliere l’ordine delle nostre conoscenze: partire dalle esperienze che i medici hanno potuto fare sul mio corpo, significa partire dal mio corpo situato nel mondo, quale è per altri. Il mio corpo quale è per me non mi si rivela nel mondo. È vero che potrei vedere su uno schermo, l’immagine delle mie vertebre, ma stando precisamente al di fuori, nel mondo; in questo caso, io percepirei un oggetto interamente costituito, come in questo fra altri questi, ed è solo attraverso un ragionamento, che io lo ricondurrei a essere mio: più mia proprietà che mio essere. Se dunque vogliamo riflettere sulla natura del corpo, bisogna stabilire un ordine delle nostre riflessioni che sia conforme all’ordine dell’essere: non possiamo continuare a confondere i piani ontologici, e dobbiamo esaminare in seguito il corpo come essere-per-sé e come essere-per-altri; e per evitare delle assurdità del genere della visione capovolta, entrare nell’ordine di idee che questi due aspetti del corpo, essendo su due piani d’essere differenti e non comunicanti, sono irriducibili. Tutto l’essere-per-sé deve essere corpo, e tutto deve essere coscienza: non può essere unito a un corpo. Similmente l’essere-per-altri è tutto corpo; non ci sono fenomeni psichici da unire al corpo; non c’è niente dietro il corpo. Ma il corpo è tutto psichico.

Crediti
 • Jean-Paul Sartre •
 • Pinterest • Francesca Woodman  •  •

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