Che libertà ha chi è innamorato?
Colui che nega il libero arbitrio si potrebbe rivolgere a colui che l’ammette dicendo più o meno così: «Amico mio, nessun dubbio sul fatto che tu abbia la libertà di poter fare una cosa oppure l’altra, ma questa tua volontà potenzialmente libera di fare tutto, cosa vuole in concreto? L’oggetto del tuo volere chi lo determina? Sei tu stesso a determinarlo o al contrario è esso a determinare te, poiché tu ne sei irresistibilmente attratto? Sei tu il soggetto e ciò che vuoi l’oggetto, o al contrario ciò che vuoi è soggetto e tu ne sei l’inconsapevole oggetto e spesso anche la vittima? Sei veramente libero o sei solo un prigioniero cui è stata concessa la libertà di scegliersi la prigione?».
Quest’obiezione sostiene che la libertà, intendendo con essa l’energia indeterminata che considera ogni essere umano come potenzialmente in grado di scegliere una cosa o l’altra, viene di fatto così fortemente attratta dall’oggetto desiderato da esserne determinata, vincolata, persino costretta.
Prendiamo la più potente delle tentazioni, l’amore: in esso è plateale l’ambiguità e la prigionia della libertà. Più grande e più potente di noi, l’amore è sempre una forza irresistibile, può soggiogare e di fatto soggioga le nostre vite, e per questo i greci ne parlavano come una divinità.
Che libertà ha chi è innamorato? Che libertà ha una madre di fronte ai figli? Si è sempre sottomessi a ciò che si ama. L’amore è più forte, quindi è anche una prigione della libertà, e significativamente coloro che hanno posto al centro delle loro aspirazioni l’indipendenza e l’autocontrollo hanno sempre messo in guardia dall’esperienza dell’amore consigliando di evitarlo, o perlomeno di neutralizzarlo, mediante l’atteggiamento della apatia (gli stoici) o della santa indifferenza (Ignazio di Loyola). Ma quello che vale per l’amore vale in realtà per ogni altra grande passione che ci attrae e che attraendoci ci determina e ci modella: vale per il potere, la ricchezza, il sapere, la bellezza.