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Raccontano le storie – che poi sono sempre storie – che il giorno 28 di ottobre del 1825 i borghesi della città di Potosí, Bolivia, si erano organizzati per fare una grande ceremonia a Simón Bolívar, per onorare le sue lotte, insieme ad altri padri della patria, per l’indipendenza dalla corona spagnola. A un certo punto, l’orchestra suona il collaudato vals, come era il costume dell’alta società boliviana, m’anche altrove. I distinti ufficiali sceglievano le loro dame per danzare, ma una di loro si rifiutò di ballare con un certo Laurencio José Silva perché era un meticcio e neanche apparteneva all’aristocrazia. Quando il suo amico Simón venne a sapere di questa discriminazione, si pianta in mezzo alla sala da ballo, alza la voce, fa una reverenza e dice: “Che taccia l’orchestra… Generale José Laurencio Silva… Illustre pioniere per l’indipendenza americana, eroe a Junín e Ayacucho, a cui Bolivia le deve immenso amore, Colombia ammirazione, Perù gratitudine eterna, eroe di mille battaglie e Salvatore della Patria, mi permetta l’altissimo onore di ballare con Lei“. In seguito prese il suo braccio, lo porto al centro della sala da ballo e iniziarono a danzare come due buoni amici, ricordando forse le volte che l’avevano fatto nei campamenti di Apure, durante le tregue dalle campagne guerresche, magari suonando con il cuatro, l’arpa e le maracas. Il mormorio dei presenti era all’unisono; entrambi avevano la buona nomea di grandi danzatori. La gente poi cominciò ad applaudire fino a coprire completamente il suono dell’orchestra. Racconta la storia che dopo di questa scena tutte le dame dell’aristocrazia boliviana, e anche altrove, decisero di ballare con il General José Laurencio Silva, Prócer de la Patria.

Crediti
 • Anonimo •
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