⋯ Sergey Kustarev ⋯
Sé stesso è qui usato come sintesi ed invariante topologico dell’oggettivazione del soggetto. Dato che non è un gioco di parole, cerchiamo di intenderci meglio. Posta la facoltà dell’Intelletto di formare delle “cose”, nulla vieta che questo accada anche per il soggetto stesso che, quindi, s’immagina “sé stesso”. Come? Semplicissimo: “sé” ha fame; “sé” parla; “sé” pensa; “sé” respira; “sé” cammina. “Sé stesso” passa a coincidere con un corpo che, ovviamente, si considera “animato” perché cambia e si trasforma rimanendo fedele a poche, ma essenziali, funzioni interne: ad esempio ha un cuore che batte od una mente che pensa. Se si considera una mente che Ragiona finisce come Descartes, se si percepisce come un cuore che palpita va verso Nietzsche. Ad ogni visione oggettivante, comunque, sfugge sempre qualcosa: per questo sarebbe meglio non essere troppo consequenziali con “sé stesso”: tanto Corpo o Ragione che sia. Tutta colpa della chora, di cui è fatto anche “sé stesso”, che si presta a qualunque manipolazione rimanendo informe. Il punto è che, nel caso la chora si formi (auto-realizzi) “solo” come pensiero puro (cogito) finirà per condizionare il Corpo all’Idea; legittimando qualsiasi trans-formazione corporea: dall’infibulazione alla plastica estetica passando per i disturbi alimentari e le malattie psico-somatiche. Se, invece, si auto-realizza nel Corpo finirà col non avere nessun “affetto”, nessun attaccamento ad alcuna preposizione logica; ex falso sequitur quodlibet: il passaggio dal cogito al coito. Per questo, qui ed adesso, si propone un’oggettivazione del “sé” più sincretica (dal Greco syn, “insieme” e keràn, “mischiare”) e decisamente meno binaria: della serie Aut-Aut (Ndr: Kierkegaard m’indispone!). Segnatamente si propone di non applicare il principio di esclusione formulato nella Metafisica di Aristotele (“È impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo riguardo”) e ripreso a piene mani dalla Logica Binaria. Qui ed ora si propone di Realizzare, nel senso anglofono di comprendere, che il Corpo “esiste” syn-cronicamente nel Tempo Oggettivo ma “vive” dia-cronicamente nel Tempo Libero; un po’ come la Lingua di Dante è la stessa di Leopardi quanto la mia: in senso diacronico detta Italiano. Bene: nel Tempo Libero, il Corpo “parla” il volgare “et” l’Italiano medio “et” l’Italiano moderno. Questo il bello di abitare un Linguaggio: “Quello che siamo e facciamo è soltanto linguaggio.”” (Noam Chomsky).

Crediti
 • Andrea Pacini •
 • Nota 259 della Filosofia dei Viaggi nel Tempo. •
 • Pinterest • Sergey Kustarev  •  •

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