Egon Schiele ⋯
Chi sei tu, invisibile essere, che sempre a me scendi per la scala d’argento della luna, recandomi i doni celesti dell’amore? Sei forse l’eco di una armonia che cessò sulla terra o il motivo, come credo piuttosto, di una non ancor cominciata? E allora, o idea gentile, che aleggi nell’aria che io aspiro o nuoti nell’etere nel quale è tuffato l’opaco nostro pianeta, perché tardi a posarti in questo punto che si chiama vita, e non scegli o non subisci, anche tu, una forma abbracciabile, intanto che ho braccia per stringerti? Ma io conosco chi sei. Io ti vedo attraverso i tempi e già brilli nel mio equatoriale come stella distante da me anni e secoli, e, insieme, vicina pochi minuti secondi. Sei la cara fanciulla che troverà questo minimo libro, e, leggendolo, sospirerà dell’amore ond’io gemo scrivendolo. Io non sarò allora che quanto tu fosti – polve ed ombra – tuttavia, non lamentarti… non lamentiamoci. La vita umana ha radici nel profondo passato e rami e fronde nel più remoto avvenire; l’anima non è in noi solamente ma intorno a noi, e amore non sa confini. Finché io a te penso e tu a me, non potremo mai dire che amore ci manchi. In questo stesso momento – unico per tutti e due – in cui io scrivo e tu leggi, le anime nostre s’incontrano, si riconoscono, si fondono in un bacio schioccante, che non ha fine.

Crediti
 • Carlo Dossi •
 • SchieleArt •   •  •

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