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Gli uomini temono al pensiero più di ogni altra cosa al mondo; più della rovina, addirittura più della morte.
Il pensiero è sovversivo e rivoluzionario, distruttivo e terribile. Il pensiero è spietato verso i privilegi, verso le istituzioni stabilite e verso le comode abitudini; pensiero è anarchico e fuori legge, indifferente alle autorità, incurante con la saggezza del passato.
Ma se il pensiero dovrebbe essere in possesso di molti e non il privilegio di alcuni, spesso dobbiamo avere a che fare con la paura. È la paura che ferma l’uomo, paura che le loro care convinzioni non possano essere illusioni, paura che le istituzioni in cui vivono non risultino dannosi, paura che loro stessi non siano meno degni di rispetto di quello che si aspettavano.
Penserà liberamente il lavoratore sulla proprietà? Quindi cosa sarà di noi ricchi?
Saranno in grado di pensare liberamente i giovani ragazzi sul sesso? Allora, cosa sarà della morale?
Saranno in grado di pensare liberamente i soldati sulla guerra? Allora, cosa ne sarà della disciplina militare?
Al diavolo il pensiero!
Torniamo ai fantasmi del pregiudizio, per tenere lontano la proprietà, la moralità e la guerra dal pericolo di estinzione!
È meglio che gli uomini siano stupidi, amorfi e tirannici, prima che i suoi pensieri siano liberi. Se i loro pensieri sono liberi, sicuramente non penseranno come noi. E questo disastro deve essere evitato a tutti i costi.
Così lo sostengono i nemici di pensiero nelle profondità inconsce delle loro anime. E così agiscono le chiese, le scuole e le università.

Crediti
 • Bertrand Russell •
 • Principes of Social Reconstruction •
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