Coltivare differenze, esplorare intelligenze
L’acclamato slogan democrazia uguale partecipazione ha di fatto spalancato le stalle dove se ne stavano giustamente segregati in un commendevole e millenario silenzio e dunque liberato milioni di bovini del cosiddetto libero pensiero.

Quello che voglio dire è che i social sono asociali. Altamente e socialmente dannosi. Spargono le tossine della parola vacua. Le voci cosiddette libere, il flatus voci, sia che sfiammino da una bocca o da uno sfintere, sono comunque nocive quando non maleodoranti.

Invece che convocarci tutti a un oceanico raduno dove il cretino, si sa, è prevalente, bisognerebbe invece esaltare le distanze, coltivare le differenze, esplorare le intelligenze. Televisioni, giornali, il web soprattutto, per sopravvivere a se stessi o quanto meno morire con il necessario decoro dovrebbero puntare sempre più sull’aristocrazia del parlante e dell’opinionante, individuare nel molteplice quella sporca dozzina, piuttosto che darsi al baccano indifferenziato della mandria.

Diventare sempre più selettivi, autorizzare a parlare solo i pochi autorizzati, invece che incentivare una specie di carnaio, una spiaggia libera del pensiero al sacco, da cui se ne esce tutti unti e imbrattati.