Gustave Doré ⋯ Gesù guarisce i malati
Come ‘l ramarro sotto la gran fersa
dei dì canicular, cangiando sepe,
folgore par se la via attraversa,
sì pareva, venendo verso l’epe
de li altri due, un serpentello acceso,
livido e nero come gran di pepe;
e quella parte onde prima è preso
nostro alimento, a l’un di lor trafisse;
poi cadde giuso innanzi lui disteso.
Lo trafitto ‘l mirò, ma nulla disse;
anzi, co’ piè fermati, sbadigliava
pur come sonno o febbre l’assalisse.
Elli ‘l serpente e quei lui riguardava;
l’un per la piaga e l’altro per la bocca
fummavan forte, e ‘l fummo si scontrava.
Taccia Lucano omai là dov’è tocca
del misero Sabello e di Nasidio,
e attenda a udir quel ch’or si scocca.
Taccia di Cadmo e d’Aretusa Ovidio,
ché se quello in serpente e quella in fonte
converte poetando, io non lo ‘nvidio;
ché due nature mai a fronte a fronte
non trasmutò sì ch’amendue le forme
a cambiar lor matera fosser pronte.
Insieme si rispuosero a tai norme,
che ‘l serpente la coda in forca fesse,
e ‘l feruto ristrinse insieme l’orme.
Le gambe con le cosce seco stesse
s’appiccar sì, che ‘n poco la giuntura
non facea segno alcun che si paresse.
Togliea la coda fessa la figura
che si perdeva là, e la sua pelle
si facea molle, e quella di là dura.
Io vidi intrar le braccia per l’ascelle,
e i due piè de la fiera, ch’eran corti,
tanto allungar quanto accorciavan quelle.
Poscia li piè di rietro, insieme attorti,
diventaron lo membro che l’uom cela,
e ‘l misero del suo n’avea due porti.
Mentre che ‘l fummo l’uno e l’altro vela
di color novo, e genera ‘l pel suso
per l’una parte e da l’altra il dipela,
l’un si levò e l’altro cadde giuso,
non torcendo però le lucerne empie,
sotto le quai ciascun cambiava muso.
Quel ch’era dritto, il trasse ver’ le tempie,
e di troppa matera ch’in là venne
uscir li orecchi de le gote scempie;
ciò che non corse in dietro e si ritenne
di quel soverchio, fé naso a la faccia
e le labbra ingrossò quanto convenne.
Quel che giacëa, il muso innanzi caccia,
e li orecchi ritira per la testa
come face le corna la lumaccia;
e la lingua, ch’avëa unita e presta
prima a parlar, si fende, e la forcuta
ne l’altro si richiude; e ‘l fummo resta.

Crediti
 • Dante Alighieri •
 • Su Dio, sui cani, sull'arte •
  • XXV, 79-135 •
 • Pinterest • Gustave Doré Gesù guarisce i malati • The Dore Gallery of Bible Illustrations •

Similari
 ⋯ I poveri si erano venduti
60% Ascanio CelestiniPoesie
I poveri erano così tanto poveri che presero la loro fame e la misero in bottiglia e se la andarono a vendere. Se la comprarono i ricchi, i ricchi che nella vita avevano mangiato di tutto, dal caviale ripieno all’ossobuco di culo di cane allo spiedo. Però⋯
 ⋯ Abbandonare le muraglie
44% Mario BenedettiPoesie
Non ti arrendere, ancora sei in tempo per arrivare e cominciar di nuovo, accettare le tue ombre seppellire le tue paure liberare il buonsenso, riprendere il volo. Non ti arrendere perché la vita e così Continuare il viaggio Perseguire i sogni Sciogliere i⋯
Egon Schiele ⋯ Udrete, sì, ma non comprenderete
31% IsaiaPoesieSchiele Art
Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri gli orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comp⋯
Gustave Doré ⋯ Veramente più volte appaion cose
30% Dante AlighieriDoré GalleryPoesie
Veramente più volte appaion cose che danno a dubitar falsa matera per le vere ragion che son nascose.
Egon Schiele ⋯ Un lungo, nuovo filo
22% PoesieRainer Maria RilkeSchiele Art
Eravamo come pastori immersi in tanta solitudine e immense distanze, e da lontano ci chiamavano e sfioravano, e lentamente fummo – un lungo, nuovo filo – immessi in quella catena di immagini in cui duriamo e ora durare ci confonde.
Mark Kostabi ⋯ La notte è oceano
21% Octavio PazPoesie
Due corpi, uno di fronte all’altro, sono a volte due onde e la notte è oceano. Due corpi, uno di fronte all’altro, sono a volte due pietre e la notte deserto. Due corpi, uno di fronte all’altro, sono a volte radici nella notte intrecciate. Due corpi, uno ⋯