Consigli di Kim Il Sung ai comunisti occidentali
Nel suo colloquio del 26 luglio 1988 con il segretario generale del Partito del lavoro d’Irlanda, il grande leader elargì alcuni importanti consigli ai partiti comunisti occidentali, allora disorientati dallo smantellamento del socialismo in Europa orientale e particolarmente vulnerabili alle illusioni sul capitalismo, che serbano intatta la loro validità ai giorni nostri:

I partiti comunisti ed operai attivi all’interno dei paesi capitalistici devono proporsi un obiettivo di lotta preciso se vogliono guidare sulla retta via la lotta rivoluzionaria delle masse popolari. Devono certo adoperarsi per l’instaurazione del regime socialista, ma a tal fine non basta chiamare il popolo alla lotta contro i capitalisti in termini generali. Avete appena dichiarato che i paesi capitalistici europei insistono più che mai sulla necessità di definire la loro politica in base alla propria volontà. Io vi dirò che i partiti comunisti ed operai dei paesi capitalistici devono prefiggersi di lottare per l’indipendenza completa dei rispettivi paesi come programma d’azione immediato.
Il primo compito di un partito è consentire al proprio paese di esercitare la completa sovranità politica, scalzando ogni dominio straniero. Garantire l’indipendenza politica al proprio paese riveste un’estrema importanza. Pertanto i partiti dei paesi capitalistici devono lottare per l’effettiva indipendenza politica del proprio paese, al riparo da ogni controllo delle grandi potenze, e all’uopo formare un fronte comune con tutte le forze patriottiche.
Lo stesso dicasi per voi, per il vostro partito, se volete instaurare il regime socialista a casa vostra. È questo il compito primordiale che oggi incombe su di voi, penso.
Dopo la conquista dell’indipendenza politica nazionale, dovreste lottare per stabilire un regime sociale che assicuri un equo benessere a tutto il popolo.
Per garantire a tutti un’esistenza serena e migliorare costantemente il tenore di vita, bisogna scegliere la strada del socialismo. Solo il regime socialista permette al popolo intero di condurre una vita libera e felice godendo di diritti politici autentici.
Qualche tempo fa il capo di un partito comunista di un paese capitalistico, venuto in visita nel nostro paese, ha affermato che gli sviluppi cui si assiste in alcuni paesi socialisti non gli consentono di farsi un’idea esatta del socialismo che hanno la pretesa di costruire. Si era probabilmente accorto che in quei paesi non si opera una netta distinzione fra il socialismo e il capitalismo. Più di un paese socialista ha oggi introdotto dei metodi capitalistici nell’edificazione del socialismo, il che rende sfocata la linea di demarcazione tra i regimi socialista e capitalista.
Gli ho fatto notare che non c’è niente di incomprensibile nella differenza tra i due regimi; costruire un autentico socialismo significa edificare una società che difenda gli interessi del popolo. Ho aggiunto che può meglio constatare la superiorità del regime socialista se prolunga il suo soggiorno nel nostro paese e visitava molte località.
Da noi ognuno acquisisce il diritto a sfamarsi alla nascita e riceve dallo Stato l’approvvigionamento necessario. A tutti i lavoratori è assicurato un impiego stabile; il nostro paese ignora la disoccupazione e le tasse. Tutti studiano senza sbordare un centesimo e ricevono cure mediche gratuite. Come si vede, lo Stato garantisce tutto il necessario al benessere della popolazione sotto la sua piena responsabilità. Per questo il nostro popolo ripone una fiducia illimitata nel nostro partito e nel nostro governo ed è solidamente unito intorno al partito. Questa unità è dunque possibile solo grazie alle condizioni create per il benessere del popolo, senza di cui la coesione non sarebbe scontata.
È vero che i paesi socialisti non si collocano allo stesso livello dei paesi capitalistici sviluppati quanto alle forze produttive. È ammissibile che importino tecnologia dai paesi capitalistici sviluppati per progredire economicamente, ma con ciò non devono permettersi di introdurre lo stesso regime capitalista. Questi due aspetti sono del tutto differenti. Lo sviluppo tecnologico dei paesi capitalistici non è affatto espressione della superiorità del loro regime. Certuni credono invece, a torto, che i capitalisti e il sistema capitalistico favoriscano il progresso della tecnologia. Si sbagliano. Non sono i capitalisti ma gli operai e gli intellettuali, i lavoratori insomma, che garantiscono il progresso tecnologico.
Se i paesi socialisti mettono efficacemente a frutto la creatività delle masse popolari seguendo la strada del socialismo in ogni circostanza, essi potranno sviluppare la tecnica più rapidamente dei paesi capitalistici. Se il livello di coscienza ideologica e di formazione culturale e tecnica dei lavoratori è elevato, essi metteranno a punto sempre più tecnologie innovative. È meglio sviluppare la tecnica a modo proprio, innalzando il livello di coscienza ideologica e di formazione culturale e tecnica del popolo, anziché baciare i capitalisti nell’intento di ottenere nuove tecnologie.
I comunisti sono rivoluzionari decisi a costruire il socialismo in opposizione al capitalismo; perciò non devono abbandonare i princìpi socialisti. Se brancolano alla ricerca di un modo di edificare il socialismo attraverso le riforme, essi finiranno per cadere nel riformismo.

Crediti
 Kim Il Sung
 Opere
  vol. XLI
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