Alexei RavsklLo spettacolo non coincide semplicemente con la sfera delle immagini o con ciò che chiamiamo oggi media: esso è un rapporto sociale fra persone, mediato attraverso le immagini cit. Guy Debord, l’espropriazione e l’alienazione della stessa socialità umana. Ovvero, con una formula lapidaria: lo spettacolo è il capitale a un tale grado di accumulazione che diventa immagine. Ma, per ciò stesso, lo spettacolo non è che la pura forma della separazione: dove il mondo reale si è trasformato in un’immagine e le immagini diventano reali, la potenza pratica dell’uomo si distacca da sé stessa e si presenta come un mondo a sé. È nella figura di questo mondo separato e organizzato attraverso i media, in cui le forme dello stato e dell’economia si compenetrano che l’economia mercantile accede a uno statuto di sovranità assoluta e irresponsabile sull’intera vita sociale. Dopo aver falsificato l’insieme della produzione, essa può ora manipolare la percezione collettiva e impadronirsi della memoria e della comunicazione sociale, per trasformarle in un’unica merce spettacolare, in cui tutto può essere messo in discussione, tranne lo spettacolo stesso, che, in sé, non dice altro che: ciò che appare è buono, e ciò che è buono appare.


Crediti
 Giorgio Agamben
 La comunità che viene
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Pseudonimo ⋯ 
A una natura che ha esaurito il suo destino creaturale, sta di fronte un linguaggio che ha deposto ogni pretesa denominante. […] È come se ogni parola fosse preceduta da un invisibile «cosiddetto», «pseudo», «sedicente» o seguito da un «qui et vocatur…», quasi che ogni termine levasse un'obiezione contro il proprio potere denominante. Simili alle piccole danzatrici cui Walser paragona le sue prose, le parole, «stanche da morire», declinano ogni pretesa di rigore. Se una forma grammaticale corrisponde a questo stato stremato della lingua, è il supino, cioè una parola che ha compiuto fino in fondo la sua «declinazione» nei casi e nei modi e sta ora «adagiata sul dorso», esposta e neutrale.
 Giorgio Agamben  La comunità che viene
 Filosofia contemporanea, Ontologia


La comunità come spazio di apertura ⋯ 
La comunità deve essere concepita come uno spazio di apertura e inclusione.
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Una comunità viva spezza l'indifferenza: l'appartenenza non chiude, ma apre all'azione contro il vuoto sociale
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La sfida dei legami autentici ⋯ 
Il capitale frantuma la socialità, ma una comunità autentica resiste, sfidando l'isolamento con legami che sfuggono alla sua logica di dominio
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Una filosofia oltre il dovere e la volontà ⋯ 
Il problema della filosofia che viene è quello di pensare un'ontologia al di là dell'operatività e del comando e un'etica e una politica del tutto liberate dai concetti di dovere e volontà.
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 Filosofia contemporanea, Saggio filosofico


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