Le culture che durano dedicano uno spazio riservato a coloro che mettono in dubbio e sfidano i miti nazionali. Artisti, scrittori, poeti, attivisti, giornalisti, filosofi, ballerini, musicisti, attori, registi e ribelli devono essere tollerati se una cultura vuole evitare il disastro. I membri di questa classe artistico-culturale, che solitamente non sono benvenuti nelle stordenti aule accademiche dove trionfa la mediocrità, fungono da profeti. Sono allontanati o etichettati come sovversivi delle elite del potere, perché non condividono il narcisismo collettivo dell’autoesaltazione. Essi ci obbligano ad affrontare tesi mai prese in considerazione, quelle per cui andremmo verso la distruzione se non le affrontassimo. Essi ci presentano le elite governanti come false e corrotte. Essi manifestano l’insensatezza di un sistema basato sull’ideologia della crescita senza fine, dello sfruttamento continuo e della costante espansione. Ci ammoniscono del veleno del carrierismo e della futilità di ricercare la felicità accumulando benessere. Ci mettono faccia a faccia con noi stessi, dall’amara realtà della schiavitù e delle leggi Jim Crow alla strage omicida dei nativi americani, alla repressione dei movimenti operai, alle atrocità commesse dalle guerre dell’impero, all’assalto all’ecosistema. Ci rendono insicuri dei nostri valori. Loro mettono in discussione i cliché che utilizziamo per descrivere la nazione – il paese dei liberi, il miglior paese della Terra, il faro della libertà – per mettere in luce i lati oscuri, i crimini e l’ignoranza. Essi ci offrono la possibilità di una vita piena di significato e la capacità di avviare un cambiamento.
Lo psicoanalista John Steiner chiama questo fenomeno chiudere un occhio. Fa notare che spesso abbiamo la possibilità di avere conoscenze adeguate, ma poiché è spiacevole e sconcertante decidiamo inconsciamente, e spesso consciamente, di ignorarle. Usa la storia di Edipo per sostenere la sua affermazione. Sostiene che Edipo, Giocasta, Creonte e il cieco Tiresia si rendevano conto della verità del parricidio di Edipo e del suo matrimonio con la madre, come era stato profetizzato, ma lo avevano ignorato di comune accordo. Anche noi, scrisse Steiner, chiudiamo un occhio sui pericoli che dobbiamo affrontare, nonostante le numerose prove che, se non riconfigureremo radicalmente il nostro rapporto con la Natura, la catastrofe sarà assicurata. Steiner descrive una verità psicologica profondamente sconcertante.
Io ho riscontrato questa stessa capacità collettiva di auto-illusione tra le élite cittadine di Sarajevo e poi a Pristina, durante le guerre in Bosnia e in Kosovo. Queste raffinate élite si rifiutavano categoricamente di credere che la guerra fosse un’eventualità possibile, sebbene gli atti di violenza fra bande armate avversarie avessero già iniziato a lacerare il tessuto sociale. Durante la notte si potevano sentire gli spari. Ma loro furono gli ultimi a venirne a conoscenza. E anche noi siamo auto-illusi allo stesso modo. La prova tangibile della decadenza nazionale – lo sgretolarsi delle infrastrutture, l’abbandono delle aziende e di altri posti di lavoro, le file di negozi distrutti, la chiusura di librerie, scuole, stazioni dei pompieri e uffici postali – che vediamo accadere sotto i nostri occhi, passano in realtà inosservati. Il rapido e terrificante deterioramento dell’ecosistema, provato dall’aumento delle temperature, dalle siccità, dalle alluvioni, dai raccolti distrutti, le perturbazioni anomale, lo scioglimento dei poli e l’aumento dei livello dei mari, vanno perfettamente d’accordo con il concetto di chiudere un occhio formulato da Steiner.
Edipo, alla fine dell’opera di Sofocle, si strappa gli occhi e con sua figlia Antigone come guida viaggia nel paese. Una volta re, diventa uno straniero in un paese sconosciuto. Muore, come dice Antigone, in un paese straniero, ma un paese che aveva desiderato ardentemente. William Shakespeare in Re Lear gioca sullo stesso tema della vista e della cecità. Chi ha gli occhi, in Re Lear, non è capace di vedere. Gloucester, cui sono stati cavati gli occhi, nella sua cecità si vede svelata una verità. Io non ho strada, e perciò non ho bisogno degli occhi, afferma Gloucester dopo essere stato accecato.
Ho inciampato quando ho iniziato a vedere. Quando Lear bandisce la sua unica figlia legittima, Cordelia, che lui accusa di non amarlo abbastanza, Lear urla: Sparisci dalla mia vista! A cui Kent replica: Guarda meglio, Lear, e lascia che io rimanga ancora il vero punto di mira dell’occhio tuo.
L’allievo Shakespeariano Harold Goddard scrisse: L’immaginazione non è la capacità di creare illusioni; è la facoltà grazie alla quale ogni uomo apprende la realtà. L’illusione si scopre essere realtà. Fai che la fede soppianti la realtà, dice Starbuck in Moby-Dick.
È solo il nostro assurdo pregiudizio ‘scientifico’ che la realtà debba essere fisica e razionale che ci rende ciechi di fronte alla realtà, ammoniva Goddard. Come scrisse Shakespeare, ci sono cose invisibili alla vista dei mortali. Ma queste cose non sono professionali, fattive o empiriche. Non possono essere ritrovate nei miti nazionali di gloria e potere. Non si possono ottenere con l’imposizione. Non giungono per apprendimento o ragionamento logico. Sono intangibili. Sono le realtà della bellezza, del dolore, dell’amore, della ricerca del significato, della lotta per fronteggiare la mortalità di noi stessi e l’abilità di affrontare la realtà. E le culture che disprezzano queste forze immaginative commettono suicidio. Non possono vedere.
Come potrà a questa rabbia opporsi la bellezza, Scrisse Shakespeare, che non è più forte di un fiore? L’immaginazione umana, la capacità di avere visioni, di costruire una vita di significato piuttosto che di utilitarismi, è delicata come un fiore. E se viene soffocata, se uno Shakespeare o un Sofocle non vengono più ritenuti utili in un mondo empirico di affari, carrierismo e potere, se le università ritengono che un Milton Friedman o un Friedrich Hayek siano più importanti per i loro studenti, piuttosto che una Virginia Woolf o un Anton Cechov, allora diventiamo barbari. E così ci assicuriamo l’estinzione. Gli studenti cui viene negata la saggezza dei grandi oracoli della civiltà umana – visionari che ci esortano a non adorare noi stessi, a non inginocchiarci di fronte all’infima emozione della cupidigia – non possono ritenersi istruiti. Non possono pensare.
La vitale importanza del pensiero, scrisse la Arendt, appare solo in tempi transitori, quando l’uomo non si affida alla stabilità del mondo e al suo ruolo in esso, e quando le domande riguardanti le condizioni generali della vita umana, che come tali ci seguono dall’apparizione dell’uomo sulla terra, acquistano inconsueta intensità emotiva.. È proprio nei momenti di crisi che abbiamo bisogno dei nostri pensatori e dei nostri artisti, ci ricorda la Arendt, perché ci forniscono racconti sovversivi che ci permettono di tracciare un nuovo corso, uno che ci possa assicurare la sopravvivenza.
Quando erediterò la vita eterna? Fyodor Pavlovich Karamazov, citando la Bibbia, chiede a Padre Zossima ne I fratelli Karamazov. A cui Zossima risponde: Prima di tutto, non mentire a te stesso.
Ed è qui il dilemma che dobbiamo affrontare come civiltà. Ci dirigiamo collettivamente verso l’autodistruzione. Il capitalismo commerciale, se lasciato a briglia sciolta, ci ucciderà. Ciò nonostante, rifiutiamo di vedere cosa ci accadrà, perché non possiamo pensare né ascoltare ancora quelli che pensano, per capire cosa ci aspetta. Abbiamo creato meccanismi di intrattenimento che offuscano e mettono a tacere la verità nuda e cruda, dal cambiamento climatico al collasso della globalizzazione, alla schiavitù del potere commerciale, il che significa per noi autodistruzione. Se non possiamo fare nient’altro dobbiamo, come individui, alimentare il dialogo privato e la solitudine che sviluppano il pensiero. Meglio essere un emarginato, uno straniero nel proprio paese, piuttosto che emarginati da sé stessi. Meglio vedere quello che ci accadrà e resistere, piuttosto che ritirarci nelle fantasie condivise da una nazione di ciechi.
Chiudere un occhio: Fenomeno psicologico descritto da John Steiner in cui si sceglie inconsciamente di ignorare conoscenze spiacevoli e verità sconcertanti pur avendone le prove tangibili.
Dialogo silenzioso: Definizione del pensiero secondo Hannah Arendt, inteso come un’attività interiore priva di scopi utilitaristici che permette all’individuo di confrontarsi con se stesso.
Ricordi di copertura: Concetto freudiano che indica una miscela di fatti e finzione usata dalle culture per creare una narrazione rassicurante e negare la realtà storica spiacevole.
Visione interiore: Capacità etica e intellettuale di apprendere la realtà oltre l’empirismo, legata all’immaginazione umana e alla ricerca di significato profondo contro la logica del potere.
Un sentiero oltre il reale ⋯
Un sentiero tra alberi spogli guida l'anima, Schiele prefigura l'arte oltre il reale
Malcolm Andrews Il sublime nell'arte
Storia dell'arte, Critica d'arte, Estetica
Neuroplasticità e Distrazione ⋯
La neuroplasticità dimostra che ogni volta che scegliamo la distrazione digitale distruggiamo le connessioni cerebrali necessarie per il pensiero profondo, generando una mente frammentata incapace di affrontare le complessità esistenziali che solo la lettura lenta e la contemplazione possono sanare
Norman Doidge Il cervello che cambia se stesso
Neuroscienze, Psicologia, Scienza
Ragione limitante senza immaginazione ⋯
La ragione da sola è una forza limitante, mentre l'immaginazione non conosce confini. L'uomo moderno non ha perso la ragione, ha perso l'immaginazione e con essa la capacità di credere nelle cose più semplici e meravigliose, come il matrimonio.
G.K. Chesterton Ortodossia
Apologetica, Letteratura inglese
Il conforto di un mondo più vero ⋯
Soffrire moralmente e poi sentirsi dire che in questo genere di sofferenza c'è, al fondo, un errore, questo indigna. C'è anzi un così singolare conforto nel dir di sì col proprio soffrire ad un mondo della verità più profondo di ogni altro mondo, e si preferisce molto di più soffrire e in ciò sentirsi innalzati al di sopra della realtà (per la coscienza di avvicinarsi così a quel superiore mondo della verità), piuttosto che starsene senza dolore e quindi senza questo sentimento di superiore sublimità.
Friedrich Nietzsche Aurora: Pensieri sui pregiudizi morali
Filosofia, Critica della morale, Psicologia
La forza vitale dell'adattamento culturale ⋯
La forza di una cultura non si misura dalla sua capacità di resistere al cambiamento, ma dalla sua abilità di adattarsi e integrare il nuovo senza perdere la propria essenza. Quando questa capacità viene meno, o viene soppressa, allora le cose iniziano davvero a cadere a pezzi.
Chinua Achebe Un uomo del popolo
Critica postcoloniale, Antropologia, Saggistica
La banalità del male di Hannah Arendt
Un’opera fondamentale che esplora l’incapacità di pensare come radice delle atrocità umane. Arendt analizza come il ragionamento logico e burocratico possa sostituire il giudizio morale, portando gli individui a partecipare a sistemi distruttivi senza porsi domande. Il testo si lega profondamente all’analisi del dialogo silenzioso tra sé e sé, necessario per sfuggire al conformismo della folla e alla mediocrità accademica descritta nel brano.
L’ombra delle élite di Chris Hedges
In questo saggio, l’autore esamina come le élite corporative abbiano smantellato i sistemi educativi e culturali per favorire una formazione puramente professionale. Il libro denuncia il passaggio da una cultura basata sulla parola e sulla riflessione a una dominata dallo spettacolo e dall’intrattenimento, confermando l’idea che la fine della classe artistico-culturale coincida con il suicidio di una nazione e la cecità di fronte alle catastrofi imminenti.
Edipo re di Sofocle
La tragedia classica che funge da pilastro per il concetto di visione interiore e cecità fisica. La storia di Edipo illustra perfettamente il fenomeno di chiudere un occhio di fronte a verità scomode, nonostante le evidenze. Attraverso il paradosso di Tiresia, il profeta cieco che vede la verità, Sofocle offre una lezione eterna sulla necessità di affrontare la realtà nuda e cruda, per quanto dolorosa, per evitare la distruzione totale del tessuto sociale.


















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