Cristianesimo e umanità: la visione di Chesterton sulla condizione umanaSpuntò un movimento di rinascita cattolico ben diverso i cui principali rappresentanti furono Péguy e Bernanos in Francia e Chesterton in Inghilterra. Ciò che questi uomini odiavano nel mondo moderno non era la democrazia, ma la sua mancanza. Ciò a cui aspiravano era la libertà per il popolo e la ragione per le menti. In loro vi era un odio profondo per la società borghese, che sapevano essere essenzialmente antidemocratica e fondamentalmente corrotta. Ciò contro cui si battevano senza requie era l’insidiosa invasione della morale e dei valori borghesi in tutti gli stili di vita e in tutte le classi sociali.
Non vi sono polemiche più devastanti, divertenti o meglio scritte contro quell’insieme di superstizioni moderne che vanno dalla scienza cristiana alla ginnastica come mezzo di salvezza, dal proibizionismo a Krishnamurti, di quelle contenute nei saggi di Chesterton.
Quando Chesterton descrive il ricco che per un presunto amore dell’umanità adotta qualche nuova regola vegetariana come l’uomo che ‘ha abolito la carne perché i poveri amano la carne’, riesce a descrivere le ambizioni delle classi dominanti meglio delle discussioni accademiche sulle funzioni dei capitalisti.
Nel cristianesimo vi era qualcosa di più della denuncia della malvagità della ricchezza. L’insistenza sui limiti della condizione umana bastava ai suoi adepti per farsi un’idea dell’essenziale disumanità dei tentativi moderni di trasformare l’uomo in un mostruoso superuomo. Erano consapevoli che una ricerca della felicità che elimini le lacrime è destinata a cancellare anche le risa.
Il cristianesimo insegnava che non può esistere nulla di umano al di là delle lacrime e delle risa, fatta eccezione per il silenzio della disperazione. Per questo Chesterton, accettate senza remore le lacrime, poté fare spazio al riso.

Crediti
 Hannah Arendt
 Cristianesimo e Rivoluzione
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Quotes per Hannah Arendt

Il male sfida il pensiero, perché il pensiero cerca di andare in profondità, di toccare le radici e nel momento in cui si occupa del male, è frustrato perché non trova niente.
Questa è la sua banalità

Una volta che hai imparato a pensare, il conformismo diventa un'abitudine difficile da indossare nuovamente. Il dubbio e l'esame critico diventano la tua guida, non per ribellione, ma per evoluzione. Nessuno che impari a pensare può tornare a obbedire come faceva prima, non per spirito ribelle, ma per l'abitudine ormai acquisita di mettere in dubbio ed esaminare ogni cosa.  Alcune questioni di filosofia morale

Non si può ricordare qualche cosa a cui non si è pensato e di cui non si è parlato con sé stessi.

La manifestazione del lieve vento del pensiero non è assolutamente la conoscenza, ma l'attitudine a discernere il bene dal male la bellezza del mondo dalle sue brutture, e quindi voglio sperare che pensare possa far tornare alle persone la forza di saper prevenire terribili catastrofi in questi rari momenti in cui sopraggiunge la resa dei conti.  La banalità del male

Il dominio totale non consente libertà d'iniziativa in nessun settore della vita, non può ammettere una attività che non sia interamente prevedibile. Ecco perché i regimi totalitari sostituiscono invariabilmente le persone di talento, a prescindere dalle loro simpatie, con eccentrici e imbecilli la cui mancanza d'intelligenza e di creatività offre dopotutto la migliore garanzia di sicurezza.  Le origini del totalitarismo