
Nel tracciare la mappa delle forze politiche e intellettuali che si oppongono, in modo più o meno sincero, alle conseguenze devastanti dello sviluppo industriale, il Manifesto dedica una sezione cruciale a coloro che tentano di curare i sintomi della malattia senza estirparne la radice. Dopo aver criticato il socialismo reazionario, che guarda con nostalgia a un passato feudale o piccolo-borghese idealizzato, Marx ed Engels spostano l’obiettivo su una frazione della stessa classe dominante che ha compreso i pericoli insiti nel proprio dominio. Questa fazione non vuole tornare indietro, ma vuole cristallizzare il presente, rendendolo sopportabile e duraturo. Essi hanno capito che lo sviluppo sfrenato delle forze produttive genera miseria, alienazione e, soprattutto, una rabbia crescente nelle masse operaie che minaccia di far saltare l’intero sistema. Per evitare l’esplosione, propongono una serie di rammendi, di aggiustamenti sociali e caritatevoli che hanno il duplice scopo di addormentare la coscienza di classe del proletariato e di salvare l’architettura fondamentale dello sfruttamento capitalista. È il trionfo dell’ipocrisia elevata a sistema politico, dove la compassione diventa lo strumento di controllo più raffinato e dove le associazioni di beneficenza fungono da valvola di sfogo per la cattiva coscienza dei ricchi e per la disperazione dei poveri. Questa è l’essenza di quello che gli autori definiscono il socialismo conservatore o borghese, un ossimoro vivente che pretende di risolvere le contraddizioni storiche ignorando la dialettica stessa della storia.
Una parte della borghesia desidera rimediare agli inconvenienti sociali, pur di garantire la sopravvivenza della società borghese. Rientrano in questa categoria riformisti, filantropi, umanitari, benefattori vari, attivisti della solidarietà verso le classi lavoratrici, organizzatori di beneficenze, fondatori di società di mutuo soccorso e tutta una variopinta schiera di riformatori progressisti e perfino socialisti, i quali come Proudhon vorrebbero le condizioni di vita della società moderna ma senza le lotte e i pericoli che necessariamente ne derivano; la società attuale ma non le contraddizioni che la dissolvono e rivoluzionano. Vogliono insomma la borghesia senza il proletariato. Ovviamente la borghesia si immagina il mondo dove domina come il migliore dei mondi possibili, e il socialismo borghese le dà una mano in questa illusione. Quando invita il proletariato a sostenere le sue riforme per entrare nella nuova Gerusalemme, il socialismo borghese non fa in sostanza che pretendere dal proletariato che esso rimanga buono buono nella società attuale, rinunciando alla lotta derivante dalle pessime idee che di essa s’è fatto.
Questo atteggiamento paternalistico si manifesta non solo in grandi teorie economiche, come quelle di Proudhon, ma in una miriade di provvedimenti pratici e morali che puntano a educare l’operaio, a moralizzarlo, a convincerlo che il suo vero interesse coincide con quello del padrone illuminato. Una seconda forma, più pratica e meno sistematica, di questo socialismo cerca di disgustare la classe operaia da ogni movimento rivoluzionario dimostrando che a giovarle non può essere questo o quel mutamento politico, ma soltanto un mutamento delle condizioni materiali di vita, dei rapporti economici. Con mutamento delle condizioni materiali di vita questo socialismo non intende affatto l’abolizione dei rapporti di produzione borghesi (la quale è possibile solo per via rivoluzionaria), ma miglioramenti amministrativi eseguiti sul terreno di questi stessi rapporti di produzione. In altre parole, si promettono case operaie più salubri, mense aziendali, società di temperanza contro l’alcolismo, asili per i figli dei lavoratori, ma non si tocca di un millimetro il meccanismo del plusvalore e della proprietà privata dei mezzi di produzione. Si riducono le ore di lavoro o si alzano leggermente i salari, ma il rapporto tra capitale e lavoro salariato rimane intatto. Nel migliore dei casi, questi interventi servono solo a diminuire le spese del dominio borghese e a semplificarne l’amministrazione statale. Il socialismo borghese raggiunge la sua espressione più adeguata soltanto quando diventa semplice figura retorica. Libero scambio! nell’interesse della classe operaia; dazi protettivi! nell’interesse della classe operaia; carceri cellulari! nell’interesse della classe operaia. Questa è l’ultima parola, l’unica detta sul serio, del socialismo borghese. Il loro socialismo consiste esattamente nell’affermazione che i borghesi sono borghesi… nell’interesse della classe operaia. Ma il proletariato, maturando la propria coscienza storica, imparerà a riconoscere queste trappole. Comprenderà che non c’è riforma pacifica o dono filantropico che possa abolire le classi; comprenderà che il conflitto non è un inconveniente da curare, ma il motore stesso che abbatterà la finta pace della vecchia società, per instaurare un mondo in cui il libero sviluppo di ciascuno sarà, per la prima volta e in modo non illusorio, la condizione per il libero sviluppo di tutti.
Filantropia: Pratica di beneficenza privata o associativa che mira ad alleviare le sofferenze sociali senza modificare le cause strutturali della povertà. Nel testo è vista come strumento di conservazione borghese.
Plusvalore: Valore aggiuntivo prodotto dalla forza lavoro operaia di cui il capitalista si appropria gratuitamente. Rappresenta il fulcro dello sfruttamento che i riformisti borghesi evitano accuratamente di mettere in discussione.
Rapporti di produzione: Relazioni sociali oggettive tra gli individui nel processo produttivo, determinate dalla proprietà dei mezzi di produzione. La loro trasformazione radicale è l’unica via per il superamento delle classi.
Socialismo conservatore: Tendenza politica che propone miglioramenti tecnici e morali per la classe lavoratrice al fine di garantire la stabilità della società capitalista. Mira a una borghesia senza proletariato rivoluzionario.
Manifesto del Partito Comunista
Capitolo III: Letteratura socialista e comunista - Sezione 2: Il socialismo conservatore o borghese.
Pubblicazione in Italia: Febbraio 1998
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L'appello all'unità della classe operaia ⋯
Proletari di tutto il mondo, unitevi!
Karl Marx Manifesto del Partito Comunista
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La borghesia supera le crisi preparandone di peggiori ⋯
Come riesce, la borghesia, a superare le crisi? Per un verso tramite la distruzione forzata di una grande quantità di forze produttive; e per un altro verso tramite la conquista di nuovi mercati e il più intenso sfruttamento di quelli già esistenti. Come, dunque? Preparando nuove, più estese e formidabili crisi e diminuendo i mezzi per ovviare alle crisi future.
Karl Marx Manifesto del partito comunista
Socialismo scientifico, Teoria delle crisi capitalistiche, Manifesto politico
Il privilegio fondato sulla miseria ⋯
Voi borghesi inorridite perché noi comunisti vogliamo eliminare la proprietà privata. Ma nella vostra società la proprietà privata è già abolita per i nove decimi dei suoi membri; anzi, essa esiste proprio in quanto non esiste per quei nove decimi. Voi ci rimproverate dunque di voler abolire una proprietà che ha come condizione necessaria la mancanza di proprietà per la stragrande maggioranza della popolazione!
Karl Marx Manifesto del Partito Comunista
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La storia come conflitto tra classi ⋯
La storia di ogni società fino ai nostri giorni è la storia delle lotte di classe
Karl Marx Manifesto del Partito Comunista
Politica, Marxismo, Filosofia
L'acqua gelida del calcolo egoistico ⋯
La borghesia ha lacerato tutti i variopinti vincoli feudali che legavano l'uomo al suo superiore naturale, e non ha lasciato fra uomo e uomo altro vincolo che il nudo interesse, il freddo pagamento in contanti. Ha affogato nell'acqua gelida del calcolo egoistico i sacri brividi dell'esaltazione devota.
Karl Marx Manifesto del Partito Comunista
Filosofia politica, Comunismo
Manifesto del Partito Comunista di Karl Marx e Friedrich Engels
Il testo base da cui è tratto l’estratto analizzato, fondamentale per comprendere la distinzione tra le varie forme di socialismo. Gli autori delineano la concezione materialistica della storia e descrivono la funzione del socialismo conservatore come tentativo della classe dominante di mitigare le contraddizioni del capitalismo senza abolirlo. La descrizione chiarisce come la borghesia utilizzi il riformismo per preservare i propri privilegi, illudendo il proletariato con miglioramenti amministrativi superficiali.
Miseria della filosofia di Karl Marx
Scritto in polemica diretta con Pierre-Joseph Proudhon, citato nel brano, questo libro approfondisce la critica all’economia politica e al riformismo piccolo-borghese. Marx demolisce l’idea che si possano mantenere le basi del capitalismo eliminandone solo i lati negativi. Il testo spiega perché le proposte di riforma sociale che non toccano i rapporti di produzione siano destinate a fallire, trasformandosi in strumenti di conservazione sociale piuttosto che di liberazione per i lavoratori.
La condizione della classe operaia in Inghilterra di Friedrich Engels
Un’indagine sociologica dettagliata che mostra le reali condizioni di vita del proletariato durante la rivoluzione industriale. Engels documenta come gli interventi filantropici e le società di beneficenza menzionate nel testo siano spesso risposte inadeguate e ipocrite alla miseria sistemica prodotta dal capitale. Il libro fornisce il contesto empirico per comprendere perché il socialismo borghese sia definito un’illusione che cerca di curare i sintomi ignorando la causa della malattia sociale.

























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