L’anti-libro nero della psicoanalisi sferra un attacco incisivo contro la pretesa di neutralità scientifica e oggettività avanzata dalle terapie cognitivo-comportamentali (TCC) e dal paradigma scientista che le sostiene. Secondo gli autori del volume, questa affermazione di neutralità sarebbe illusoria e servirebbe a mascherare le profonde implicazioni ideologiche, filosofiche ed etiche sottostanti a tali approcci. La psicoanalisi, al contrario, pur riconoscendo la necessità di una certa neutralità benevola da parte dell’analista nella conduzione della cura, è più incline a esplicitare i propri presupposti e a interrogarsi criticamente sulle proprie basi epistemologiche.
La critica si sviluppa su più fronti. In primo luogo, si contesta l’idea che le TCC siano value-free, cioè prive di valori. Concentrandosi sulla modificazione di pensieri irrazionali o comportamenti disadattivi, le TCC presuppongono implicitamente una definizione di ciò che è razionale, adattivo e, in ultima analisi, normale. Questi concetti non sono neutri, ma culturalmente e storicamente determinati. Ciò che è considerato normale o funzionale in una società o in un’epoca può non esserlo in un’altra. Le TCC, promuovendo l’adattamento a norme sociali spesso non problematizzate, rischierebbero quindi di diventare strumenti di conformismo e di controllo sociale, piuttosto che di autentica liberazione del soggetto.
In secondo luogo, L’anti-libro nero della psicoanalisi mette in discussione la presunta oggettività del metodo scientifico-quantitativo su cui le TCC basano la loro validazione. La scelta di cosa misurare, come misurarlo, quali variabili considerare e quali escludere, come interpretare i dati, non è mai un processo puramente oggettivo, ma è influenzato dalle teorie di riferimento, dai presupposti dei ricercatori, dagli interessi economici e dalle pressioni istituzionali. L’enfasi sulla quantificazione e sulla standardizzazione, tipica del paradigma positivista, può portare a una visione riduttiva e semplificata della complessità umana, escludendo tutto ciò che non è facilmente misurabile, come l’inconscio, il desiderio, la singolarità dell’esperienza.
La psicoanalisi lacaniana, difesa nel volume, offre strumenti per decostruire questa pretesa di neutralità. Il concetto di discorso, ad esempio (come i quattro discorsi teorizzati da Lacan: del Padrone, dell’Università, dell’Isterica, dell’Analista), permette di analizzare come ogni forma di sapere, incluso quello scientifico, sia sempre inscritta in una struttura discorsiva che veicola relazioni di potere e presupposti ideologici. Il discorso universitario, che pretende di trasmettere un sapere oggettivo e neutrale, può in realtà mascherare un’operazione di dominio e di normalizzazione. Le TCC, con la loro alleanza con le istituzioni accademiche e sanitarie, potrebbero essere viste come espressione di questo discorso.
Inoltre, si potrebbe argomentare che la stessa enfasi delle TCC sull’efficienza, sulla rapidità, sulla performance e sull’auto-controllo rifletta i valori dominanti della società neoliberista e capitalista. Promuovere un soggetto che sia in grado di gestire autonomamente i propri deficit cognitivi o comportamentali per tornare rapidamente produttivo si inserisce perfettamente in un’ideologia che individualizza i problemi sociali e che richiede ai cittadini di essere imprenditori di se stessi.
La psicoanalisi, invece, con la sua attenzione alla dimensione storica, sociale e politica del disagio, e con la sua critica alle illusioni dell’io e alle ingiunzioni dell’Altro, si presenta come una pratica intrinsecamente più critica e potenzialmente sovversiva. Non mira a un adattamento acritico, ma a una maggiore consapevolezza delle determinazioni che pesano sul soggetto e a una possibile invenzione di risposte più singolari e liberatorie.
In sintesi, L’anti-libro nero della psicoanalisi non accetta la narrazione secondo cui le TCC sarebbero semplicemente delle tecniche neutre e scientificamente provate, mentre la psicoanalisi sarebbe una teoria speculativa e ideologicamente connotata. Al contrario, invita a un esame critico dei presupposti di tutti gli approcci terapeutici, svelando come anche quelli che si presentano come più oggettivi siano in realtà intrisi di valori, di scelte etiche e di implicazioni politiche. La vera scientificità, in questo senso, non consisterebbe nel negare queste dimensioni, ma nel riconoscerle e nel sottoporle a costante interrogazione.
Curato da Jacques-Alain Miller, *L'anti-libro nero della psicoanalisi* difende la psicoanalisi lacaniana dal *Libro nero* e dalle TCC. Critica la quantificazione e medicalizzazione, valorizzando inconscio, desiderio, singolarità del soggetto e un'etica specifica della cura psicoanalitica.
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