Egon SchieleNon si può non avvertire la vocazione favolosa e fantastica dell’arte orientale […]: quest’arte quasi sempre senza volti […], che non racconta nulla, ma celebra una irrequieta immobilità di segni entro uno spazio fluttuante ed arbitrario, che è totalmente «decorazione» ai nostri occhi disabituati alla gioia – decorazione dell’aria, del vuoto, di una pagina fittizia, un arazzo o un tappeto di nulla –, che continuamente trapassa dalla grafia al disegno, calligrammi in forma di cicogna, di pappagallo, di quartieri cittadini, di moschee, minareti e fiori, quest’arte accademica e avventurosa ha da secoli percorso l’itinerario del puro segno, dell’allusione grafica, dell’ambiguità e insieme dell’esattezza, dell’abolizione dello spazio, della prospettiva, dei limiti, della riscoperta della iterazione che ci affascina […] in un Klee […]. Nelle [sue] composizioni il segno partecipa dell’ideogramma, della suggestione cerimoniale del geroglifico, di una scheggia di danza – la danza della mano – che accompagna e definisce la scrittura. Il movimento della mano è ritmico; il segno, la firma, il disegno ambiguo è naturalmente iterativo; l’iterazione vanifica il rigore dei confini, l’armonia interna della struttura; l’eco di ciò che vediamo è inesauribile, il segno non è che una indicazione, un colpo di gong, dieci colpi, il numero è irrilevante, l’iterazione è naturalmente infinita. Ai nostri occhi il tappeto è un rettangolo illimitato; spesso ogni parte di questo minuscolo giardino artificiale ripete le altre parti: tutto è specchio e ritmo […]. Così […] Klee costruisce i suoi quadri ripetitivi, accosta quei segni che egli chiama «hyéroglyphes», suggerisce la sollecitazione di un vortice che li lega ed agita, o li assottiglia in frammenti di scrittura illeggibile, o li giustappone in quadrati, rettangoli, frammenti di materia, strisce di una vischiosità senza aria, quasi un sapiente aborto di tappeto.

Glossario
Crediti
 Giorgio Manganelli
 Cina e altri orienti
 SchieleArt •   • 

Citazioni correlate

L'abbandono a un universo consumato ⋯ 
Se l'universo è un unico interminabile fantasma, se il non vederci, che ora sperimento, altro non è che vivere il modo del fantasma, se infine tra fantasma e fantasma non c'è spazio, intercapedine o lacuna, così che essere una falda cenerognola, una bricia di fantasma altro non sarà che essere la totalità infinitamente ripetitiva del fantasma che chiamate mondo, se infine tutto è già morto, consumato e tuttavia eterno in quanto consumazione irriducibile; non sarà dunque opportuno, non sarà, peggio, cauto, felice, astuto, abbandonarsi a questa condizione bruciaticcia, arsiccia e incenerita, senza memoria di fiamma se non come innamoramento della consumazione?
 Giorgio Manganelli  Dall'inferno
 Letteratura, Prosa d'arte, Sperimentalismo


Equilibrio tra disperazione e desiderio vitale ⋯ 
Le sue lettere sono un capolavoro di equilibrio tra la disperazione esistenziale e la celebrazione del desiderio trasformatore.
 Giorgio Manganelli  Lettere a Viola
 Scrittore, Epistolario letterario


Possesso del corpo attraverso la parola ⋯ 
Nominare il corpo significa possederlo intellettualmente e carnalmente nel medesimo istante trasformando il vuoto in pienezza.
 Giorgio Manganelli  Lettere a Viola
 Scrittore, Epistolario amoroso


L'arte trascende la condizione umana ⋯ 
La letteratura è indifferente all'uomo. Mantiene i contatti con lui solo nella misura in cui costui cessa di essere umano.
 Giorgio Manganelli  La letteratura come menzogna
 Critica letteraria, Saggistica, Avanguardia


Africa come stato della mente ⋯ 
L'Africa non è un luogo geografico ma una condizione della mente che costringe a ripensare ogni certezza della ragione.
 Giorgio Manganelli  Esperimento con l'Africa
 Scrittore, Reportage letterario


Articoli correlati di Giorgio Manganelli
Tags correlati
Chiavi correlate
Categorie correlate
Riferimenti
Valuta:
★★★★★

Media: 0 (0 voti).