Introduzione

Da Zarathustra a Khomeini
La storia della Persia iniziò a Battria e prima ancora che un governatore vi regnasse in nome dei re divini, visse a Battria un uomo che sarebbe diventato, più di qualsiasi altro, una figura determinante per la notorietà della cultura persiana in occidente. Costui fondò una religione e diede alla Persia, una nuova spiritualità. Ma ancora di più: egli ha elaborato una visione del mondo che ha avuto ripercussioni decisive sulla nostra stessa cultura, plasmandola in aspetti non secondari. L’uomo era Zarathustra. Chi, non conoscendo gli avvenimenti del passato, supporrebbe che il fondatore di una tale religione abbia avuto un’importanza storica mondiale? Quando gli arabi conquistarono la Persia e vi diffusero l’islamismo, la religione antico-iraniana scomparve quasi completamente dalla regione e Zarathustra rimase a lungo, per i posteri, un profeta la cui dottrina era stata superata e soppiantata da quella di fondatori di religioni più affermate – Gesù Cristo, Maometto, Budda. Un uomo quindi irrevocabilmente travolto dalla storia. Pur tuttavia, molti principi teologici delle religioni moderne, la cui origine fu a lungo ricercata nei profeti ebraici, sono già delineati negli scritti di Zarathustra. Questo è già un motivo sufficiente per chiedersi se la religione ebraica e, in seguito, il cristianesimo e l’islamismo non siano stati profondamente influenzati dal suo insegnamento. Sulla persona di Zarathustra sappiamo ancor oggi ben poco. Gli storici disputarono a lungo sulla sua data di nascita e sui luoghi in cui visse e agì. Non esistono indizi veramente affidabili anche perché‚ i suoi insegnamenti vennero messi per iscritto secoli dopo la sua morte con l’eccezione delle Gàthà, le prediche in versi, o inni, che si ascrivono a Zarathustra stesso; anche quest’ultime però ritraggono la biografia del profeta a tratti vaghi. La leggenda si basa solo su scritti postumi. Oggi – dopo complessi studi linguistici e comparazioni di testi antico-iraniani – la maggior parte dei ricercatori è arrivata alla conclusione che Zarathustra dovrebbe essere nato attorno all’anno 630 prima dell’epoca cristiana nella città di Battria. Di conseguenza non era un persiano bensì un battriano, come allora si chiamavano gli abitanti della regione. Ma apparteneva come i persiani agli Arya, la grande stirpe indoeuropea che a partire dal terzo millennio prima di Cristo si era spinta ininterrottamente dall’Asia centrale verso sud. Il nome Arya (oggi arii o ariani) se lo erano scelto gli stessi bellicosi nomadi; significa “i nobili” e doveva rendere evidente il distacco che volevano frapporre tra loro e i popoli sottomessi. Alcune tribù erano penetrate in India attorno al 1900 prima dell’epoca cristiana ed avevano fondato nel corso di dieci generazioni il sistema di caste degli indù, altre tribù erano confluite nello stesso periodo nei grandi altipiani disabitati, con steppe e deserti, montagne e fertili valli, in quel paese che alla fine si chiamerà “Iran”, “paese degli ariani”. Il nome di Zarathustra rivela la sua discendenza da una famiglia di ricchi allevatori, tradotto significa “l’uomo dai vecchi cammelli”. Suo padre si chiamava Porushaspa, “quello dei destrieri balzani”, come sta scritto nei frammenti a noi pervenuti dell’Avesta, la bibbia di Zarathustra. Se si vuole prestar fede alla leggendaria tradizione dell’Avesta, Zarathustra fu il terzo figlio di una distinta famiglia nobile, gli Spitama, che ebbero cinque figli. Il padre sembra esser stato sacerdote di un clan di nobili allevatori che non avevano alcun tempio e offrivano i loro riti sacrificali all’aperto, nella steppa. Influenzato spiritualmente dalle tradizioni nomadi della sua tribù e dalla vita cittadina di Battria, fu destinato, ancora molto giovane, a seguire le orme del padre, a diventare lui pure sacerdote. Ma di quale religione? Le testimonianze scritte del tempo sono poche, ma bastano a delineare un quadro sufficientemente chiarificatore. Gli iraniani dai battriani ai medi fino ai persiani – suddividevano i loro dei in due classi: le divinità superiori della luce che abitavano nel cosmo, gli ahura, e gli spiriti inferiori che dimoravano nella terra, nel vento, nell’acqua e nel fuoco, i daeya. Nessun uomo però si sentiva in grado di comprendere razionalmente l’autorità di tali dei, talvolta li si percepiva senza un motivo ben identificabile come amici e soccorritori, altre volte crudeli e distruttori. Mancava ancora un profeta che, col suo messaggio, delineasse in quell’insondabile complesso di divinità un ordine profondo e illuminante. Gli iraniani potevano solo sperare di rendere clementi quegli dei misteriosi e inquietanti tramite canti di lode e doni sacrificali. Nei loro solenni rituali doveva scorrere abbondante sangue di tori e di buoi, per lenire il terrore di un destino incommensurabile. I sacerdoti e il popolo bevevano, in determinate occasioni, una bevanda inebriante che portava il nome del loro dio dell’estasi, Haoma, e con danze ritmiche interminabili cadevano in trance per percepire, sia pur per brevi momenti, l’incantevole ebbrezza dell’immortalità, come i loro dei. Zarathustra si accorse ben presto dell’inadeguatezza di tali rituali, dato che all’età di vent’anni abbandonò la sua patria e parti in solitudine. Lui, che si nominava uno zaotar, poeta sacro e predicatore, voltò le spalle al mestiere di sacerdote. Dieci anni, forse anche vent’anni, dovettero durare le peregrinazioni del religioso viandante. Nell’Avesta troviamo scritto soltanto che alla fine, sul fiume Daitya, gli apparve un angelo e si sarebbe verificato uno dei più fecondi avvenimenti per la storia delle religioni. Zarathustra ebbe la visione della lotta cosmica tra le forze del bene e del male, tra Dio e Satana; poi della resurrezione dei morti nel giorno del giudizio universale e della continuazione dell’esistenza dopo la morte, nel paradiso o nell’inferno – tutto ciò molto prima che i profeti di altre religioni annunciassero gli stessi principi.

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