Una ristrutturazione della contraddizione tra proletariato e capitale

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Designare la rivoluzione come comunizzazione è dire questa cosa abbastanza banale, che l’abolizione del capitale è l’abolizione di tutte le classi, compreso il proletariato, e non la sua liberazione, il suo ergersi a classe dominante che organizza la società secondo i propri interessi. È dire che l’abolizione dello scambio, della divisione del lavoro, della merce, della proprietà, dello Stato, delle classi, non sono delle misure da prendersi dopo la vittoria della rivoluzione, ma le sole misure attraverso le quali la rivoluzione può trionfare. È dire, inversamente, che non c’è periodo di transizione. Il proletariato non fa la rivoluzione per instaurare il comunismo, ma attraverso l’instaurazione del comunismo.In questo, tutte le misure della lotta rivoluzionaria saranno misure di comunizzazione. Al di qua, non vi è che la società attuale. Le sconfitte delle rivoluzioni tedesca e spagnola ne sono la triste verifica.
La ristrutturazione del rapporto di sfruttamento, ossia della lotta di classe dopo l’inizio degli anni ’70, la sparizione del movimento operaio e di una identità operaiaconfermata all’interno della riproduzione del capitale, hanno imposto ciò che non era altro che un obiettivo finale da raggiungelotta di classeredopo la rivoluzione come il corso stesso di quest’ultima.
Con la ristrutturazione, tutte le caratteristiche del processo di produzione immediato (lavoro alla catena, cooperazione, produzione-manutenzione, operaio collettivo, continuità del processo di produzione, subappalto,segmentazione della forza di lavoro), tutte quelle della riproduzione (lavoro, disoccupazione, formazione, welfare), tutte quelle che facevano della classe una determinazione della riproduzione del capitale stesso (servizio pubblico, connessione dell’accumulazione ad un’area nazionale, inflazione strisciante, ripartizione degli incrementi di produttività), tutto ciò che rendeva il proletariato un interlocutore nazionale dal punto di vista sociale e politico, ovvero tutto ciò che fondava un’identità operaia a partire dalla quale si giocava il controllo della società come gestione ed egemonia, tutte queste caratteristiche sono laminate o sconvolte.
La situazione anteriore della lotta di classe, così come il movimento operaio, si fondava sulla contraddizione tra la creazione e lo sviluppo di una forza-lavoro impiegata dal capitale in modo sempre più collettivo e sociale da un lato, e le forme – apparse limitate – dell’appropriazione di questa forza-lavoro da parte del capitale, nel processo di produzione immediato come nel processo di riproduzione. Ecco la situazione conflittuale che si sviluppava come identità operaia, che trovava i propri segni e le proprie modalità di riconoscimento (la propria conferma) nella grande fabbrica, nella dicotomia tra impiego e disoccupazione, tra lavoro e formazione, nella subordinazione del processo di lavoro alla concentrazione dei lavoratori, nelle relazioni tra salari, crescita e produttività racchiuse all’interno di un’area nazionale, nelle rappresentazioni istituzionali che tutto ciò implica tanto nell’impresa quanto a livello dello Stato. Si aveva produzione e conferma, all’interno stesso della riproduzione del capitale, di un’identità operaia attraverso la quale si strutturava, come movimento operaio, la lotta di classe.
Ma non c’è ristrutturazione del modo di produzione capitalistico senza sconfitta operaia. Questa sconfitta è quella dell’identità operaia, dei partiti comunisti, del sindacalismo, dell’autogestione, dell’autorganizzazione e dell’autonomia. La ristrutturazione è essenzialmente controrivoluzione ed è tutto un ciclo di lotte che è stato sconfitto.
Si può parlare di auto-nomia solo quando la classe è capace di rapportarsi a se stessa in opposizione al capitale e di trovare, in questo rapporto, le basi e la capacità della propria affermazione come classe dominante. Si trattava della formalizzazione di ciò che esiste nella società attuale come base della società nuova, da costruire in quanto liberazione di ciò che esiste. L’autonomia era il progetto di un processo rivoluzionario che procedeva dall’autorganizzazione all’affermazione del proletariato come classe dominante della società, attraverso la liberazione e l’affermazione del lavoro come organizzazione della società. L’autonomia non è che la liberazione dell’operaio in quanto operaio. Adesso ci si accontenta di ripetere chel’autonomia esistentenon è quella buona. Ora, è la capacità stessa, per il proletariato, di trovare, nel proprio rapporto con il capitale, la base per costituirsi in classe autonoma ein grande movimento operaio, che è sparita.
L’autonomia e l’autorganizzazione hanno rappresentato un momento storico specifico all’interno della storia della lotta di classe, e non delle modalità di azione formali e più o meno atemporali. L’auto-organizzazione non designa una qualsiasi attività nella quale degli individui proletari si consultinodirettamente per sapere ciò che stanno per fare insieme, essa è una forma storicamente determinata.
L’autonomia, come prospettiva rivoluzionaria da realizzarsi attraverso l’autorganizzazione, è paradossalmente inseparabile da una classe operaia stabile, ben localizzabile sulla superficie stessa della riproduzione del capitale, confortata nei propri confini e nella propria definizione da questa riproduzione, e riconosciuta in sé come interlocutore legittimo. Il suo soggetto è l’operaio ed essa suppone che la rivoluzione comunista sia la sua liberazione, quella del lavoro produttivo. Essa suppone che le lotte rivendicative siano il trampolinodella rivoluzione e che all’interno del rapporto di sfruttamento il capitale riproduca e confermiun’identità operaia. Tutto ciò ha perduto ogni fondamento. L’autorganizzazione è la lotta autorganizzata con il proprio necessario prolungamento, l’autorganizzazione dei produttori; in poche parole, il lavoro liberato; in una sola parola, il valore.
L’autorganizzazione, come teoria e prospettiva rivoluzionarie, ha avuto un senso in quelle stesse e identiche condizioni che strutturavano il vecchio movimento operaio.
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