Egon Schiele ⋯

Zarathustra fu di nuovo sulla terra ferma, non corse subito alla sua montagna e alla sua grotta, ma fece molte strade e domande e si informò di questo e di quello, così che diceva a se stesso scherzando: ‹‹Ecco un fiume, che per mille curve rifluisce alla sua sorgente!›› Voleva sapere che cosa frattanto fosse accaduto dell’uomo: se fosse divenuto più grande o più piccolo. E una volta vide una fila di case nuove; allora si meravigliò e disse: ‹‹Che cosa significano queste case? Proprio non le ha costruite una grande anima, a sua immagine! Forse un bambino scemo le ha cavate dalla sua scatola di giocattoli? Oh, se un altro bambino potesse di nuovo ripone subito nella loro scatola! E queste stanze e camere: come possono uomini entrarvi ed uscirne? Sembrano fatte per bambole di seta e per ghiottoni, che si fanno anche succhiare››. E Zarathustra si fermò e meditò. Infine disse triste: ‹‹Tutto è diventato più piccolo! Io vedo ovunque porte più basse: chi è della mia razza, riesce ancora a passarvi sotto, ma è costretto a curvarsi! Oh, quando io andrò di nuovo nella mia patria, dove non mi dovrò più curvare, curvarmi davanti ai piccoli!›› E Zarathustra sospirò e guardò lontano. Ma in quello stesso giorno pronunciò il discorso sulla virtù che rimpicciolisce.

Egon Schiele ⋯ Io passo attraverso questa gente e tengo gli occhi chiusi: essi non mi perdonano di non essere invidioso delle loro virtù. Tentano di mordermi, perché dico loro: per la piccola gente sono necessarie piccole virtù; e perché mi riesce a stento capire come la piccola gente possa essere necessaria!

Assomiglio d’altronde ad un gallo posto in un pollaio inconsueto, dove tutte le galline cercano di beccarlo; tuttavia io non sento rancore per queste galline. Sono gentile con loro, come con tutte le piccole noie; essere pungente con i piccoli, mi sembra una saggezza da porcospino. Parlano tutti di me, quando a sera siedono intorno al fuoco; di me parlano, ma mai nessuno pensa a me! Questo è il nuovo silenzio, che ho imparato: il loro rumore intorno a me stende un mantello sui miei pensieri. Schiamazzano tra di loro: ‹‹Che cosa vuole da noi questa oscura nuvola? stiamo attenti che non ci porti un’epidemia!›› Poco fa una donna ha tirato a sé un bimbo che voleva avvicinarsi a me:  ‹‹Allontanate i bambini!›› ha gridato. ‹‹Quegli occhi bruciano le anime dei bambini››.  Tossiscono quando parlo: credono che la tosse sia una obiezione contro i forti venti; ma non indovinano il fremito della mia gioia! ‹‹Non abbiamo tempo per Zarathustra ›› obiettano; ma che cosa importa un tempo, che per Zarathustra “non ha tempo?” E anche quando mi elogiano: come potrei io addormentarmi sulla loro gloria? La loro lode è per me un serto di spine: mi graffia anche quando me la tolgo. E anche questo ho imparato in mezzo a loro: che il lodatore si dà arie come per rendere qualcosa, ma in realtà vuole ottenere ancora più doni! Domandate al mio piede, se sopporta il loro modo di lodare e di sedurre! In realtà, nel ritmo di tale tic-tac, egli non ama né danzare, né stare fermo. Vorrebbero sedurmi, lodandomi, alla piccola virtù; vorrebbero indurre il mio piede al tic-tac della piccola felicità. Ma io passo tra questo popolo e tengo gli occhi aperti: sono ormai più piccoli e diventeranno sempre più piccoli: a ciò conduce il loro insegnamento della felicità e della virtù. Perfino nella virtù essi sono modesti, perché vogliono comodità; Ma con la comodità è compatibile soltanto una virtù modesta. Imparano un modo tutto particolare di camminare e di procedere: io lo chiamo uno zoppicare. E sono d’inciampo ad ognuno che ha fretta.

Egon Schiele ⋯ Qualcuno di loro va avanti guardando dietro di sé, con il collo ritto: mi piacerebbe andare a sbattere contro il suo petto. Piedi ed occhi non devono mentire, né contraddirsi l’un l’altro. Ma vi è molta menzogna tra la piccola gente.

Alcuni di loro vogliono, ma la maggior parte di essi sono voluti. Alcuni di loro sono sinceri, ma la maggior parte sono solo dei pessimi commedianti. Vi sono tra loro dei commedianti in mala fede e commedianti contro voglia; i sinceri sono sempre rari, in particolar modo i commedianti sinceri. Hanno poca virilità: perciò le loro donne si mascolinizzano. Perché soltanto chi è abbastanza maschio, può liberare la femmina nella donna. La peggiore ipocrisia che ho trovato in loro è che anche coloro che comandano, simulano le virtù di quelli che servono.  Io servo, tu servi, noi serviamo“: così predica la ipocrisia dei dominanti, e guai, quando il primo dei padroni è soltanto il primo dei servi! Ahimè, anche nelle loro ipocrisie si smarriva la curiosità dei miei occhi; indovinavo bene la loro felicità di mosche e il loro ronzio intorno ai vetri delle finestre illuminati dal sole. Come io vedo tanta bontà, così vedo tanta debolezza. E per tanta giustizia e compassione, altrettanta debolezza. Sono sinceri, giusti e buoni l’un l’altro, come sono sinceri, giusti e buoni i granelli di sabbia verso i granelli di sabbia. Chiamano “rassegnazione” l’abbracciare semplicemente una piccola felicità; e intanto vanno storcendo l’occhio verso una nuova piccola felicità.

Essi vogliono, in fondo, semplicemente una cosa: che nessuno faccia loro del male. Perciò prevengono gli altri e fanno loro del bene.

Ma è vigliaccheria: anche se la chiamano “virtù“. E quando questa piccola gente parla talvolta rudemente, sento in loro soltanto della raucedine; infatti ogni corrente d’aria li rende più rochi. Sono prudenti, le loro virtù hanno dita prudenti. Ma mancano dei pugni, le loro dita non sanno chiudersi in pugno. Per loro è virtù ciò che rende modesti e miti: perciò hanno trasformato il lupo in cane e l’uomo stesso nel migliore degli animali domestici. ‹‹Noi abbiamo messo la nostra sedia nel mezzo –  questo mi dice il loro sorriso compiaciuto – ed equidistante da gladiatori morenti e  da porci beati››.  Ma questa è mediocrità: anche se la chiamano moderazione.

Crediti
 • Friedrich Nietzsche •
 • SchieleArt •   •  •

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