Dell'inferno e del cielo

All’Inferno di Dio non serve il fuoco e il suo splendore. Quando suoneranno le trombe del Giudizio Universale, quando si squarcerà la terra e i popoli risorgeranno dalla loro polvere ubbidienti alla Bocca inappellabile, gli occhi non vedranno i nove cerchi della montagna inversa, né la pallida distesa di asfodeli incorruttibili dove rincorre l’ombra del cerbiatto, né la lupa di fuoco che nel grado più basso degli inferni musulmani è anteriore ad Adamo e ai castighi, né i violenti metalli né la tenebra visibile di Milton. Non sarà un labirinto odiato di straziante fuoco o di triplice ferro a punire le sbalordite anime dei reprobi. E né ha in serbo la fine degli anni un remoto giardino. A Dio non servono per allietare i meriti del giusto sfere di luce, teorie concentriche di troni, potestà e cherubini, né lo specchio illusorio della musica né i profondi recessi della rosa né il funesto splendore d’una sola delle Sue tigri, né il soave giallo del sole che tramonta nel deserto né il gusto antico, nativo dell’acqua. Non ha giardini o luce di speranza o di memoria la pietà di Dio. Nel cristallo di un sogno ho indovinato l’Inferno e il Cielo che ci son promessi: quando le ultime trombe suoneranno il Giudizio e il pianeta millenario sarà annientato e brusche crolleranno, o Tempo, le tue effimere piramidi, i colori e le linee del passato disegneranno un volto nella tenebra, dormiente, inalterabile, fedele (quello della tua amata forse o il tuo) e la contemplazione di quel volto immediato, incessante, incorruttibile, puro, sarà per i reprobi Inferno, sarà per i prescelti Paradiso.

Crediti
 • Jorge Luis Borges •
 • Pinterest • Alfred Eisenstaedt  •  •

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