Ideologia
Termine coniato dal filosofo francese Destutt De Tracy negli ultimi anni del secolo XVIII per indicare una nuova disciplina scientifica il cui oggetto di studio avrebbe dovuto essere la formazione delle idee e la ricerca delle leggi che le governano; successivamente la parola fu usata in senso completamente diverso per indicare teorie artificiose, astratte, senza alcun legame con la realtà.

Marx raccolse questo significato, molto diffuso nella prima metà dell’ottocento, dandogli una precisa fisionomia collegata ai suoi rapporti con la società: per Marx, infatti, l’ideologia è un sistema di idee filosofiche, morali, sociali, giuridiche, politiche, ecc. che si presenta come indipendente da ogni condizionamento che non sia quello derivante dalle leggi del puro pensiero. Questa è già una falsa pretesa alla cui base si trova la convinzione implicita che il pensiero abbia una sua vita e una sua storia staccata dalle condizioni reali degli uomini che pensano. Per Marx l’inizio di ogni riflessione che non voglia cadere in questo errore ma, al contrario, tener d’occhio la realtà deve essere diverso:

«… non si parte da ciò che gli uomini dicono, si immaginano, si rappresentano, né da ciò che si dice, si immagina, si rappresenta che siano, per arrivare da qui agli uomini vivi; ma si parte dagli uomini realmente operanti e sulla base del processo reale della loro vita si spiega anche lo sviluppo dei riflessi e degli echi ideologici di questo processo di vita. Anche le immagini nebulose che si formano nel cervello dell’uomo sono necessarie sublimazioni del processo materiale della loro vita, empiricamente constatabile e legato a presupposti materiali. Di conseguenza la morale, la religione, la metafisica e ogni altra forma ideologica, e le forme di coscienza che ad esse corrispondono, non conservano oltre le parvenze dell’autonomia. Esse non hanno storia, non hanno sviluppo, ma gli uomini che sviluppano la loro produzione materiale e le loro relazioni materiali trasformano, insieme con questa loro realtà, anche il loro pensiero e i prodotti del loro pensiero. Non è la coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza» Ideologia tedesca, in Opere, V, p. 22.

In assenza di questi presupposti si arriva a considerare ogni idea o sistema di idee come «un individuo vivente»; Engels parlava in questo caso del «vecchio e prediletto metodo ideologico» consistente «non già nel conoscere le qualità di un oggetto traendole dall’oggetto stesso» ma nel ricavarle mediante un processo deduttivo dal concetto dell’oggetto; in altre parole ci si fa, in un primo tempo, un’idea sommaria di una cosa e poi «si rovescia la frittata» prendendo l’idea della cosa come termine di confronto per la cosa stessa, alla fine non è più l’idea a dover corrispondere alla cosa ma questa all’idea, non il pensiero a doversi uniformare alla realtà, ma la realtà al pensiero.

Le ideologie non sono però soltanto innocui esercizi teorici; di fatto esse nascono e crescono in una società divisa in mille modi ed è proprio una di queste divisioni, quella del lavoro materiale dal lavoro intellettuale (Divisione del lavoro), che assicura al pensiero l’opportunità di «emanciparsi dal mondo», di immaginare cioè le idee in forma distaccata dalla vita reale.

Ciò non è senza conseguenze. La situazione effettiva – economica, sociale, politica, ecc. – in cui si formano le ideologie non è una situazione ideale di pacifica uguaglianza, ma al contrario una situazione di scontro, lacerata dall’antagonismo tra classi dominanti e classi subalterne. E si dà il caso, osserva Marx, che gli uomini appartenenti alle prime

«… in quanto dominano come classe e determinano l’intero ambito di un’epoca storica, è evidente che essi lo fanno in tutta la loro estensione, e quindi fra l’altro dominano anche come pensanti, come produttori di idee che regolano la produzione e la distribuzione delle idee del loro tempo; è dunque evidente che le loro idee sono le idee dominanti dell’epoca» ivi, pp. 44-45.

Queste idee che rappresentano in vario modo il pensiero della classe al potere nelle sue diverse componenti dominano la cultura dell’epoca in tutte le sue espressioni particolarmente laddove queste assumono un interesse pratico immediato per la conservazione del potere, come nella scuola e nella sfera del diritto; inoltre le idee della classe dominante vengono diffuse in ogni circostanza, a ogni livello, su ogni argomento della vita quotidiana in modo non solo da contenere e screditare gli atteggiamenti critici ma da esercitare una vasta opera di persuasione, più o meno diretta, sulle classi subalterne.

È da notare che la divisione del lavoro è penetrata anche all’interno della classe dominante così che una sua parte

«… si presenta costituita dai pensatori della classe (i suoi ideologi attivi, concettivi, i quali dell’elaborazione dell’illusione di questa classe su sé stessa fanno il loro mestiere principale), mentre gli altri nei confronti di queste idee e di queste illusioni hanno un atteggiamento più passivo e più ricettivo, giacché in realtà sono i membri attivi di questa classe e hanno meno tempo di farsi delle idee e delle illusioni su sé stessi» ivi, p. 45.

Può anche accadere che tra i suoi gruppi si sviluppino delle ostilità e allora sorge l’impressione della reciproca indipendenza, ma non appena si profila un pericolo per la classe nel suo insieme «si dilegua anche la parvenza che le idee dominanti non siano le idee della classe dominante e abbiano un potere distinto da questa classe».

Marx e Engels usarono sempre la parola ideologia in senso negativo (Falsa coscienza) non per sostenere che nelle ideologie mancassero elementi di verità ma per indicare che questi apparivano interpretati e disposti in modo da favorire o quanto meno non ledere gli interessi della classe corrispondente.

Successivamente, anche ad opera dei marxisti russi che non avevano potuto leggere né l’Ideologia tedesca né altri scritti ancora inediti, il termine ideologia venne usato in modo generico per indicare un sistema di idee: si parlò così di ideologia marxista, proletaria, borghese, cattolica, ecc.


Crediti
 Autori Vari
 Dizionario enciclopedico marxista
  www.resistenze.org
  a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare di Torino
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Quotes per Autori Vari

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