Intellettuale

Genericamente indica l’attività separata e diversa dall’attività pratica. Intellettuali sono definiti coloro che svolgono prevalentemente questo tipo di attività, il più delle volte come professione. La concezione materialistica della storia riconduce il problema della definizione di ciò che è «intellettuale» e dell’analisi della funzione di coloro che svolgono prevalentemente un’attività intellettuale, al più generale problema della divisione sociale del lavoro e della società divisa in classi. Infatti l’attività intellettuale ha potuto apparire come indipendente dalla produzione materiale solo dal momento in cui una parte della società si è trovata nella condizione di poter ottenere i propri mezzi di sussistenza senza produrli direttamente. Gli intellettuali sono dunque il prodotto di una delle prime e più importanti divisioni dei compiti all’interno della società, che sostanzialmente corrisponde anche alla nascita di due classi distinte: coloro che producono i mezzi di sussistenza e coloro che non hanno bisogno di farlo, perché possono ottenerli utilizzando il lavoro dei primi.

Soltanto una parte di questi ultimi fu in grado di dedicarsi interamente all’elaborazione di teorie, concezioni e idee che costituiscono il patrimonio intellettuale dell’umanità. Marx afferma: «Quegli stessi uomini che stabiliscono i rapporti conformemente alla loro produttività materiale, producono anche i principi, le idee, le categorie, conformemente ai loro rapporti sociali».

Nel corso dello sviluppo storico la separazione fra trasformazione pratica del mondo e riflessione teorica si è ulteriormente approfondita, fino a determinare un contrasto inconciliabile all’interno del capitalismo. La borghesia ha elaborato e approfondito, attraverso i suoi intellettuali, le conoscenze di tutta l’epoca storica in cui essa è la classe dominante. Tuttavia le contraddizioni del modo di produzione capitalistico si riflettono anche in questo grande lavoro teorico, al punto che le «idee dominanti» della borghesia hanno suscitato dei problemi che non possono trovare soluzione se non oltre il suo punto di vista, che è necessariamente limitato e ristretto dai suoi interessi di classe.

La classe operaia ha anch’essa prodotto una «coscienza teorica», ma lo ha fatto solo in quanto si è posta come classe rivoluzionaria, che ha creato un nuovo tipo di attività intellettuale che ha come scopo diretto la soppressione della separazione tra lavoro manuale e intellettuale, il ricongiungimento di teoria e pratica, la critica sia delle idee borghesi, che della realtà storica in cui sono le idee dominanti.

Il problema degli intellettuali è dunque, nel marxismo, sia quello della formazione di nuovi «intellettuali», organicamente legati alla funzione storica della classe operaia (Intellettuali organici e tradizionali), che quello del superamento pratico, concreto e storico della separazione fra teoria e prassi, fra intellettuali e produttori. Il problema della funzione degli intellettuali, in Italia fu affrontato, dal punto di vista marxista, da Gramsci, all’interno della prospettiva della costruzione di un nuovo blocco storico e della realizzazione dell’egemonia della classe operaia.

Crediti
 Autori Vari
 Dizionario enciclopedico marxista
  www.resistenze.org
  a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare di Torino
 SchieleArt •   • 

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