Meccanicismo
È la tendenza a interpretare ogni genere di fenomeni, compresi quelli storici e sociali, nei termini di una «meccanica», vale a dire di una logica nella quale le corrispondenze tra due eventi tra loro connessi da rapporti di causa ed effetto, di azione e reazione, sono considerate dirette, esclusive, senza alcuna mediazione. In questo senso la nozione di meccanica ha ben poco a che fare con la disciplina scientifica omonima della fisica moderna.

Quando nel marxismo si parla di interpretazione meccanicistica di un certo fenomeno si vuol dire che questo è preso in esame come se fosse la parte di un meccanismo, nell’accezione tecnica del termine, di cui si possiedono il disegno e i principi di funzionamento e che, di conseguenza, muoverà inevitabilmente quella parte nel modo e nell’ordine previsti. È evidente che in questo senso un’interpretazione meccanicistica è l’opposto di un’interpretazione dialettica.

Un esempio classico di meccanicismo è quello della tendenza a connettere direttamente un’ideologia con la base economica dalla quale indubbiamente deriva, senza tenere nel giusto conto le molteplici mediazioni che si frappongono tra i due momenti come la qualità delle ideologie preesistenti da cui quella considerata trae le proprie caratteristiche teoriche, il rapporto con la collocazione dei gruppi sociali che la producono, il ruolo e gli scopi e la natura delle istituzioni nelle quali viene elaborata, e via dicendo.

In questo caso la mancanza di mediazione, cioè di uno o più elementi intermedi che rendono possibile o condizionano l’interazione tra i due elementi terminali, dà l’impressione di una corrispondenza automatica, meccanica nel senso qui specificato, che non permette l’esatta conoscenza del fenomeno con tutte le conseguenze che ne derivano.

Crediti
 Autori Vari
 Dizionario enciclopedico marxista
  www.resistenze.org
  a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare di Torino
 SchieleArt •   • 




Quotes per Autori Vari

Canone Buddista  Vi è, o discepoli, una sede che non è né terra, né acqua, né luce, né aria, né infinità dello spazio, né infinità della mente. Non ha la qualità di una qualsiasi cosa, è al di là del rappresentare e dal non rappresentare, non è questo né l'altro mondo... né un andare né un venire né un sostare: non nascita, non morte. Privo di base, privo di sviluppo, privo di sosta: è la fine del dolore.

Ricordare il passato serve per il futuro, così non ripeterai gli stessi errori: ne inventerai di nuovi. Scrivere la storia è un modo per sbarazzarsi del passato.

L'illusione di poter muovere le cose, di manipolare le persone, quando invece l'unico potere di decisione non spetta mai al soggetto - supremazia del soggetto, sempre sopravvalutata rispetto a quella dell'oggetto - ma al suo inconscio a quello che è il suo volere più profondo e non apparente; chi finisce nella tela del ragno è lui ad averlo deciso o meglio il suo inconscio e non il ragno.

Non conosco alcuna specie di pianta, uccello o animale che non si sia estinta dopo l'arrivo dell'uomo bianco. L'uomo bianco considera la vita naturale degli animali come quella del nativo su questo continente: come un fastidio. Non c'è alcun termine nella nostra lingua con il significato di fastidio.

[...] quando un archetipo viene attivato nell'inconscio del soggetto che lo esperisce, si produce uno stato di forte tensione emotiva. In tal momenti psiche e materia appaiono non più realtà separate, bensì coordinate a una sola situazione simbolica piena di senso. È come se il mondo psichico e quello fisico fossero facce d'una identica realtà. Jung denominò questa realtà unitaria, unus mundus.  Psiche e materia