Sottoproletariato
Termine tradotto impropriamente dal tedesco Lumpenproletariat che significa «proletariato straccione»: Marx e Engels lo usarono per indicare quella parte del proletariato che aveva perso la sua connotazione di classe. Era composto in primo luogo da coloro che a causa dell’eccedenza di mano d’opera erano disoccupati cronici o occupati irregolarmente, e si caratterizzava come una massa di persone che vivevano costantemente al di sotto delle condizioni medie della classe operaia, escluse dal processo produttivo e perciò stesso ai margini dei consueti rapporti sociali a ciò relativi.

Questa definizione di sottoproletariato non si applica però sempre all’uso che del termine fanno un po’ ovunque sia Marx che Engels: talvolta è comprensivo dei «declassati», i rifiuti cioè delle altre classi, i falliti sociali o, per dirla con la definizione di Marx la «schiuma della società», e i bohémiens intellettualoidi non sempre indigenti ma che comunque sono anch’ essi rifiuti di una particolare classe.

Il concetto di sottoproletariato è quindi abbastanza fluido e si riferisce oltre che a un gruppo sociale anche a una mentalità, secondo Marx rilevabile perfino a livello dell’aristocrazia finanziaria dove le inclinazioni sono la «riproduzione del sottoproletariato alla sommità della società borghese». In opposizione al proletariato si può dire che il sottoproletariato esiste al di fuori del lavoro sociale, è parassitario e possiede una mentalità antisociale, individualista, debole e pronta a ogni compromesso; esso costituisce uno strato sul quale la borghesia ha potuto contare nei momenti decisivi della lotta di classe. Marx e Engels si scagliarono contro di esso con particolare violenza in quanto erano stati testimoni di eventi storici che si erano conclusi nelle più crudeli repressioni dei primi moti operai. Nel 1848, per esempio, la borghesia per schiacciare gli insorti di Parigi raccolse le «guardie mobili» tra i sottoproletari opportunamente prezzolati. Questi «… in tutte le grandi città [formano] una massa nettamente distinta dal proletariato industriale, nella quale si reclutano ladri e delinquenti di ogni genere, che vivono dei rifiuti della società – gente senza un mestiere definito, vagabondi, gens sans feu et sans aveu, diversi secondo il grado di civiltà della nazione cui appartengono, ma che non perdono mai il carattere di lazzaroni» Marx, Le lotte di classe in Francia, p. 61.

Oggi non è possibile parlare di sottoproletariato in questi termini, in quanto la sua configurazione sociale è assai cambiata; ovviamente il presupposto rimane l’esistenza di una sovrappopolazione (Sovrapproduzione) che, per Marx, non è solo un effetto dello sviluppo del capitalismo ma una delle condizioni stesse per la sua riproduzione. Trattandosi quindi di un fenomeno strutturale, solamente in una società i cui rapporti di produzione siano radicalmente cambiati potrà scomparire. Tuttavia la classe operaia deve assumere su di sé il problema non solo in quanto classe liberatrice della società ma anche per evitare di lasciar spazio a strumentalizzazioni da parte delle forze conservatrici e fasciste. Anzi proprio in una prospettiva di radicale mutamento sociale essa deve porsi come forza egemone in grado di sollecitare la partecipazione attiva e il potenziale di lotta di tutti coloro che, in un modo o nell’altro, sono da questo sistema oppressi o emarginati (Egemonia).


Crediti
 Autori Vari
 Dizionario enciclopedico marxista
  www.resistenze.org
  a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare di Torino
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