⋯
I problemi di sovrabbondanza e abuso – intemperanze, esagerazioni, falsità, aggressioni verbali – negli attuali mezzi di comunicazione e uno spunto di soluzione.(problemi e caratteristiche sono “degli” o “negli” attuali mezzi di comunicazione? Ne parleremo, forse.)

Si dice sempre che il mezzo non è che uno strumento e quello che conta o, che comunque fa la differenza, è l’uso che ne viene fatto e non dunque il mezzo stesso. È senz’altro vero eppure al contempo quest’assioma è confutabile per degli attuali mezzi di comunicazione come quelli in Rete e i cosiddetti Social, che nella maggioranza sono figli riconoscibili di apparati e soprattutto di metodi comunicativi dei primi anni del XX secolo.

Premessa

Nella breve analisi che segue si escludono, per ora, innumerevoli forme comunicative come l’arte, intesa in immagini sculture canto musica, ma anche architettura urbanistica design eccetera; sono importanti forme di comunicazione ma perlopiù di essenza simbolica o funzionale. Escludiamo per adesso anche la comunicazione privata e personale, basata essenzialmente sul linguaggio e anch’essa mutata insieme alle tecnologie che ora la supportano, e togliamo pure il cinema, uno speciale modo di comunicare intriso di arte e divulgazione.
Restiamo insomma sulla parte concernente la comunicazione diretta, esplicita, dell’ampia sfera definita informazione; le cosiddette notizie e le relative reazioni.

 ⋯ Dalle pergamene alla stampa con caratteri mobili, passando attraverso documenti libri e giornali e arrivando pressappoco alla fine dell’800, la comunicazione è stata per secoli sostanzialmente monodirezionale: chi usa e dispone del mezzo, cioè chi scrive, si rivolge a chi ne fruisce, ossia a chi legge. Con l’arrivo della radio e dopo qualche decennio della Tv questo processo appena descritto, che per semplificare chiamiamo lineare, vede nel proprio orizzonte delle possibilità di stravolgimento. L’arrivo tra i media dell’elettromagnetismo, l’uso di onde radianti e anche di corrente elettrica, ha senza dubbio cambiato e ampliato moltissimo tanti mezzi di comunicazione i quali in breve diventano di massa: mass-media. Tuttavia questa nuova sostanza della quale sono fatti tali strumenti, inserita nei coevi enormi cambiamenti sociali, ha con sé dei caratteri che oggi riusciamo a distinguere e capire meglio.

La diffusione rapida, e non solo nel mondo occidentale, della radio prima e della televisione poco dopo, scombussola tutto anche grazie alle specifiche connotazioni di questi apparati.
Il fatto che hanno irradiazione diretta ne fanno immediatamente dei mezzi allargati. Le immagini di una Tv o la voce di una radio possono coinvolgere contemporaneamente un numero elevato di soggetti e la ripetizione dello stesso messaggio in innumerevoli punti crea un pubblico esponenziale sintonizzato sullo stesso contenuto. Dagli albori una radio o una Tv in luoghi di trasmissione collettivi crea fenomeni di sincronizzazione particolari.
La massa, non più il singolo, è fin dall’inizio il destinatario di questi primi mezzi “elettrotecnici”. Finché le emittenti sono state relativamente poche, un tempo in fondo breve, la piena natura di questi mezzi non emerge ma appena si amplia lo scenario di chi trasmette, diventa piuttosto chiaro. L’avvento di nuove grandi emittenti, pubbliche e soprattutto private, cambia tutto. Le mille e mille “radio libere” e “televisioni private” (giusto indice di buon pluralismo) devono lottare tra loro per sopravvivere e, chiunque, per sopravvivere deve anzitutto trovare e assicurarsi prima il cibo e poi lo spazio vitale; cose che per costoro sono in primis gli ascoltatori.
Le strategie si affinano, presto questi mass-media mirano a conquistare e mantenere audience sicuramente con i contenuti trasmessi ma anche con annessi metodi di fidelizzazione: fondamentali per il ragionamento qui esposto. Fin dagli anni ’30 del Novecento iniziano sondaggi d’ascolto per la radio e negli anni ’40 per la televisione negli U.S.A. Negli anni ’50 insieme allo sviluppo entra poderosa la cultura giovanile e in pochi anni la programmazione radiotelevisiva intraprende nuove metodiche molto importanti.
Iniziano ad essere intervistate persone, molti giovani, di qualunque estrazione o competenza. Pian piano arriva nell’etere l’uomo qualunque: ecco dibattiti, interviste, telefonate (radiofoniche) e inchieste; le cosiddette persone della strada sono interrogate, partecipano, intervengono o fanno semplicemente da platea o sfondo nei più svariati eventi di spettacolo politica o cronaca. Il vicino della porta accanto è già in scena con i quiz televisivi, tra le prime grandi e determinanti trovate di enorme successo della Tv. È un lunghissimo filone dagli inizi a oggi… Rischiatutto, Dilettanti allo sbaraglio (la Corrida), Vita in diretta, Forum, Talent Show (in Italia Primo Applauso è del 1956), Il Grande Fratello, eccetera.
Con questi nuovi mezzi tu singolo essere umano vedi, in massa però, te stesso rappresentato; la qualcosa ti fa sentire protagonista cioè partecipe a quel mezzo/programma, quindi fai parte di esso. È ovvio che se fai parte di qualcosa, per definizione, sei “collegato” a quella cosa.

È qua il primo sintomo del cambiamento

Anche se le “lettere al direttore” o “la posta del cuore” nei giornali avevano aperto la porta al semplice cittadino, si trattava di un accesso velato, mediato, impersonale e improbabile poiché molto limitato.
I nuovi media invece hanno al loro interno degli specchi coi quali la gente ama guardarsi (talvolta “riflettersi”), anche tutti insieme come e meglio delle vecchie foto di paese.
Giustamente si pensa al successo di radio e Tv per la magia di avere voci importanti e grandi musiche o vedere luoghi e fatti del mondo in una scatola prodigiosa però la potenza è anche perché dentro ci siamo noi. Nel senso che sicuramente lì dentro noi ci immedesimiamo e anche perché c’è l’idea inconscia che proprio possiamo in qualche modo, prima o poi e sempre più, stare in prima persona dentro quella fascinosa rappresentazione mondiale, da agenti partecipi a costruttori attivi. Fin da quei lontani anni del ‘900, con radio e Tv siamo “virtuali” attori integrati nel nuovo invincibile mondo (il “Villaggio Globale”). Questi due genitori dei Social Media, forse addirittura inconsapevolmente, crescono nel doppio flusso comunicativo: in uscita e in entrata. Quiz, presenza di pubblico, interviste, narrazioni o filmati di comuni persone vicine a fatti o eventi notevoli.

Assai presto le strategie di mercato capiscono che dare un ruolo al cliente (dal sognatore incantato all’acquirente soddisfatto, passando per il critico propositivo fino al consumatore realizzato e allo sponsor fiero) è determinate, specie per i prodotti immateriali.
Un importante processo, serve per fare pubblicità da contagio quasi a costo zero e inoltre crea il basilare sviluppo della fidelizzazione: quasi una forma automatica di abbonamento. Per mantenere un cliente di una merce si usa il premio la promozione o la valorizzazione del marchio; per i mass media invece i contatti e i feedback sono il motore.
Proprio questo favorisce, arrivata l’era digitale, i Social Media e la loro abnorme interattività quotidiana che a sua volta tende, stando all’odierna percezione, a condizionare vari strati delle società attuali e future.

Ora alcuni aspetti di questo fenomeno ci appaiono patologici o pericolosi – per tornare al titolo dato a queste righe – sfrenato conflitto e aggressività, falsità rischiose, complottismi, negazionismi, esasperate speculazioni commerciali e demagogie senza scrupolo.
 ⋯ Tutto nasce e cresce così: con le masse davanti e dentro gli schermi. Attualmente un numero abnorme d’individui interagisce mediante i tanti sistemi di comunicazione i quali si rimbalzano a vicenda picchi di questa mole d’interventi creando un condizionamento a catena. La fidelizzazione nei nuovi media è l’arma vincente e si fonda quasi esclusivamente sulla possibilità data a chiunque d’intervenire (pensiamo a Facebook e Twitter), ma anche nei vecchi mass media è diventata imprescindibile. L’utente aspetta connesso e con sintonizzata ansia che sia letto e commentato il messaggio che ha inviato o postato e interagisce di continuo ad ogni stimolo, domanda o argomento (una celata richiesta) del media che sta seguendo, osservando cosa avviene dopo la sua interazione; è questo è il più semplice e diffuso mezzo di fidelizzazione. Ricevere messaggi di commento e renderli pubblici è ormai tipico di ogni network televisivo e radiofonico. Si fanno programmi e palinsesti sui giudizi espressi o sulle domande degli ascoltatori mentre la scaletta musicale o la Top-ten di film, luoghi, libri… creata dagli utenti eccita come poche cose il nostro cielo digitale.

Non solo si chiedono critiche e indicazioni in ogni campo ma i giudizi del pubblico influenzano il consumo di beni e merci, scelte di hotel, ristoranti, viaggi, studi, spettacoli. Ognuno, davvero ognuno, è chiamato a commentare film libri hotel prodotti; ognuno è invitato a dare giudizi su temi sociali, scelte politiche, fatti e cronaca. Gli SMS scorrono in basso nei programmi Tv, nelle radio sono letti i messaggi e c’è sempre un link per poterli leggere tutti al completo. Ogni grande o piccolo mezzo di comunicazione ha delle pagine Social (i “profili”) come praticamente ogni ente merce o associazione ha le sue belle pagine Web, perciò bolle un’enorme calderone di commenti, interventi, domande “like” e post nel viscoso plasma cibernetico. Il commento del commento è divenuto uno sconfinato totem che si legge come un antico obelisco ossia srotolandolo con lo sguardo, ma su questo si può sempre incidere di nuovo e il suo DNA (fatto di parole segni immagini) è filamento di una roteante vite senza fine.

Conclusioni/Soluzioni

Come interrompere o regolare e attenuare quest’ambiguo imprevedibile enorme mostro web la cui ombra appesantisce il mondo e non smette di crescere? Un mostro pericoloso che si autoalimenta e crea meccanismi incontrollabili che, siamo tutti concordi, dobbiamo imbrigliare. Come?

 ⋯ C’è un modo solo per iniziare la svolta: i mass media tradizionali non devono prendere più commenti, domande, suggerimenti, post. Proprio quei media qua indicati come genitori dei Social, televisioni radio e anche giornali (cartacei o digitali) ed anche altri che vogliono smarcarsi nel metodo, devono in concreto sospendere ogni apertura attiva all’interazione; niente più commenti interventi o domande pubblicate, stop a ogni evidenza di sms, commento online, telefonate, mail. Basta a post e tag inviati condivisi e pubblicati; si potrebbero riservare canali aperti di dialogo solo con persone o istituzioni predeterminate mentre al massimo reazioni o stimoli del pubblico continuerebbero a giungere ma se ne tiene conto in redazione senza renderle note e tenute anonime (come si faceva in passato).

Cosa cambierebbe? Potenzialmente tutto. Intanto come abbiamo visto, questi media “tradizionali” fungono da decisiva cartina tornasole nella quale sono influenzati e influenti e senza la quale non avviene una radicale evoluzione. Esiste quasi una legge non scritta: ogni mezzo d’informazione in un dato periodo prima o poi in qualche modo, condiziona o viene condizionato dagli altri.

Ovviamente Social media, Blog, Community Forum eccetera resterebbero ancorati alla messaggistica, al post, al Peer e allo scambio privato o collettivo, ma una voluta separazione chiara tra due mondi comunicativi avrebbe effetti importantissimi.
Avremmo così Mass-Media Virali e Mass-Media Retrovirali, nel Villaggio Globale spiegato da Marshall McLuhan negli anni ’60, e non più Medium caldi o freddi come li catalogò il filosofo canadese.
La nuova dicotomia farà bene ad entrambi ed a noi tutti. Nuovamente ci sarà un sistema di comunicazione Lineare ed uno prettamente Circolare; il primo autorevole ma a rischio di rigidità l’altro democratico ma svalutabile, alterabile.
Una differenza artificiale, se avviene, perché accettata e pianificata che avrebbe conseguenze verosimilmente positive. Il circolo delle Fake e quello degli insulti, per esempio, non travaserebbe nei canali lineari i quali potrebbero sembrare svantaggiati dallo scollamento con le basi comunicative ma presto avrebbero un ritorno nel riaffermato ruolo di prestigio e affidabilità al quale comunque si ricorrerebbe. Gli altri mezzi, quelli circolari, saranno ancora anzi sempre più usati e consultati; la voce umana non si è mai fermata, ne potrebbe accadere.

Corollario

Infine: la declamata democratizzazione della comunicazione odierna non funziona, è presunta, immaginata, scimmiottata. Non ci può essere democrazia senza libertà, e qua non stiamo parlando di libertà politica propriamente detta.
Parliamo di beni immateriali, enormemente diffusi dilatati e invasivi e, attenzione, camaleontici. Infatti, la grande maggioranza dei canali informativi – che di solito sono infotainment anziché informazione pura e semplice – si nascondono dietro la facciata del loro prodotto. Esattamente di prodotto si tratta giacché l’esasperato numero assolutamente ridondante di emittenti, web o elettromagnetiche, che nelle frequenze si accavallano e sovrastano a vicenda, non vendono per niente informazione né tanto meno conoscenza e men che mai cultura. In realtà non vendono neanche intrattenimento, musica comicità teatro letteratura spettacolo sport… vendono pubblicità.
Che bisogno ci sarebbe di combattere ferocemente in frequenze sature per fornire qualcosa che già è sovrabbondante, se non quello di ricavare utili monetari e dunque soddisfare il proprio, lecito, bisogno di sopravvivenza (economica)? Oggi, creare un nuovo media te lo ordina il medico o è proprio necessario? Difficile, in genere è questione di business.
Certo, in talune nicchie di utenza – canali per appassionati dei vari tipi di musica, sport, religione, politica o interessati a vendite oroscopo erotismo quadri lotterie oppure rivolti a una specifica città e zona o a una tematica (ambiente economia salute traffico) – si nota un servizio di utilità, una funzione talvolta nobile, ma l’intento di sostenersi è sempre presente.
Radio Tv Siti Messaggistica … vendono pubblicità, consenso, dati sensibili, sponsor, idee, stili.
In breve: i mezzi di comunicazione vendono. Sono beni immateriali che però veicolano altri beni, altrettanto immateriali oppure fisici, consistenti.
 ⋯ Tendono a essere inoculati ovunque e all’intera umanità e forse anche ad alcuni animali loro vicini, per… venticinque ore al giorno; e come abbiamo appena visto, sono finalizzati e diretti, controllati e ponderati; sono “mediati”.
La nostra foto dell’immondizia o della nevicata, il nostro video della rissa o del concerto, l’audio della frase razzista, il post acuto o sgrammaticato è sempre filtrato, deciso. Vero, taluni social permettono di inviare, “condividere in tempo reale” senza filtri i contenuti che vogliamo ma comunque tali contenuti sono poi osservati vagliati approvati e mantenuti o tolti dagli staff (a volte automatici) degli stessi media o da istituzioni varie.
Comunque sia, in sostanza possiamo mettere o vedere quello che vogliamo eppure la sproporzione tra la nostra piccola voce e la nostra piccola scelta con la sconfinata massa degli altri contributi inviati e la potenza dei sistemi di propagazione e delle strutture sovrastanti, ci rendono trascurabili.
Anche quando accade che il nostro post diventi importante, “virale”, noi siamo usati e subissati dal contesto, fortemente impostato e al contempo informe.
Riassumendo, oggi in ogni mass-media vediamo dentro sempre e soprattutto noi stessi, (lo specchio, il primo magnete dei medium moderni) inoltre questi sistemi sono soprattutto finalizzati a un loro studiato profitto.
Che gli frega al nuovo globo parallelo e virtuale dei miei consigli sulla carbonara, del mio video col micio caduto in piscina o di quello con qualcuno che insulta uno straniero o del mio commento arguto e simpatico sul concerto ascoltato? Nulla, oltre a quanto utile alla Sua riproducibilità (pensando a Walter Benjamin) e alla Sua replicazione “cellulare”.
Dunque, quale democrazia negli attuali sconfinati e disponibili mezzi comunicativi?
Un processo, apparentemente democratico perché superficialmente aperto, ma nei fatti sbilanciato preordinato e assai finalizzato, è davvero antidemocratico.


Crediti
 • Uldio Calatonaca •
 • Democratizzazione senza democrazia •
 • Pinterest •   •  •

Similari
L’avvento delle radio private
875% AnonimoArticoliStorie
In Italia e non solo, il profondo malessere sociale accumulato negli anni ’60 per via di uno sviluppo economico tendente unicamente al consumismo e noncurante delle esigenze di quel protagonismo giovanile che iniziava ad emergere, sfociò in una forte onda⋯
Il caso Nietzsche
807% ArticoliFilosofiaGianni Vattimo
Nietzsche, accompagnato dalla sua cattiva reputazione di pensatore dei nazisti, fu poi riconsiderato, agli inizi degli anni ’60 del ventesimo secolo, da quel movimento che prese il nome: Nietzsche-Renaissance o il rinascimento nietzscheano, e soprattutto ⋯
La sfera delle stelle fisse
442% AstrofisicaMargherita Hack
Cos’è l’universo? Beh, l’universo è tutto quello che possiamo osservare.Certo che l’universo degli antichi era molto, ma molto più piccolo, molto più casereccio del nostro: c’era la Terra al centro, la Luna, il Sole, i pianeti fissi su delle sfere cristal⋯
Dall’autorganizzazione alla comunizzazione
437% ArticoliPolitica
Designare la rivoluzione come comunizzazione è dire questa cosa abbastanza banale, che l’abolizione del capitale è l’abolizione di tutte le classi, compreso il proletariato, e non la sua liberazione, il suo ergersi a classe dominante che organizza la soci⋯
Sapere di non essere
349% IneditiSergio Parilli
Ho rivisto finalmente a Julián. Veniva da altri mondi non sconosciuti per lui, visto che è riuscito a tornare senza bussola. Non era tenuto a tornare, anche perché se stava bene dove era arrivato poteva restarci in eterno, visto che era previsto un viaggi⋯