
Zeko pensava intensamente alla morte vicina e alla possibilità della sua scomparsa, consapevole che quella bassa cantina sotto la fragile casa non rappresentava alcuna protezione. Desiderava vivamente che finissero l’assordante rombo dei motori sopra la testa e i boati delle esplosioni e quei colpi alla porta, lo stridore e gli spostamenti di tutti gli oggetti della cantina e della casa, là sopra le loro teste. Lo desiderava per sé e per tutti gli altri, non solo quelli che erano con lui in cantina. Infatti tendo il ragazzo per mano, gli pareva di essersi moltiplicato, di essere collegato a tutti i bambini che in quei tre anni aveva conosciuto in quella casa, e in genere a tutti, anche a quelli che non conosceva, ma che pensavano, operavano e lottavano come loro, collegato a quella interminabile lotta e accanita partita in cui si trattava di vita e di morte, di secondi e millimetri. Desiderava la morte e la vita.
Desiderava la morte e la vita
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