
I giocatori erano sempre lì seduti, formando lo stesso gruppo di prima, quasi non fosse passato neanche un minuto da quando Willi li aveva lasciati. Sotto un paralume verde brillava fioca la luce elettrica. Sulla bocca del console, che per primo aveva notato il suo arrivo, parve a Willi di leggere un sorriso beffardo. Nessuno mostrò la minima meraviglia allorché Willi spinse di nuovo tra le altre la sua seggiola, che era rimasta vuota. Il dottor Flegmann, che teneva il banco in quel momento, diede una carta anche a lui, come se niente fosse. Nella fretta Willi puntò una banconota più grossa di quanto si era proposto, vinse, e continuò con maggior prudenza; poi la fortuna girò, e venne presto un momento in cui il bigliettone da mille parve in serio pericolo. Che importa, pensò Willi, tanto a me non sarebbe rimasto nulla. Ma invece ricominciò a vincere, non ebbe bisogno di cambiare la banconota, la fortuna gli si mantenne fedele, e alle nove, quando smisero di giocare, si trovava in possesso di più di duemila fiorini. Mille per Bogner, pensò, e mille per me. Di questi terrò la metà come fondo per la partita di domenica prossima. Ma non si sentiva così contento come sarebbe stato naturale.
Di questi terrò la metà
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