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Maestro:
Il tempo, l’esperienza, l’età: tre maestri della stagione che declina. Il primo (il tempo) esibisce, con esempi indiscutibili, la fragilità dei progetti e dei propositi; e mostra come l’errore di prospettiva sempre vi si insinui. Il secondo (l’ esperienza) insegna a conoscere più chiaramente se stessi, le proprie ambiguità, i propri limiti; e così pure a conoscere più realisticamente gli esseri umani, e quindi a non aspettarsi da loro altro e più di ciò che possono dare (il che vale anche per te rispetto a loro). Chiude la fila il terzo maestro: l’età. Il suo insegnamento è prevalentemente silenzioso, poiché già il fatto di parlarne mostra che l’allievo è ancora acerbo, se non d’anni, di maturazione. Ma il fatto è che l’insegnamento dell’età è, per lungo tratto, doloroso, in quanto mostra ciò che potevamo essere e non siamo stati, ciò che poteva accadere e non è accaduto, ciò che poteva non accadere ed è accaduto. Il rimpianto e la nostalgia accompagnano l’aura del terzo maestro, ma il suo insegnamento è fatto apposta per dissolverli, per mostrarne la vanità e quel residuo di errore che accompagna ogni giudizio sul passato.
Discepolo:
Strana dottrina. Molte volte ho sentito dire che il giudizio nell’età matura, proprio per il tempo trascorso, risulta più legittimo e attendibile.
Maestro:
Tu pensi dunque che giudicare sia un atto disinteressato? Questo è un pensiero ancora giovane, giovane amico, e va bene così. Ci vuole tempo perché il mondo si mostri nel suo essere al di là del bene e del male e ci vuole ancora più tempo per accettarlo.

Crediti
 • Carlo Sini •
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