Differenza tra l'apparenza e l'Essere
[…] l’antiumanesimo è un fatto caratteristico di certe filosofie contemporanee che a prima vista sono agli antipodi di quella che Severino difende.
Sono infatti le filosofie che negano l’Essere e affermano l’apparenza nel suo disordine, nella sua accidentalità, nei giochi arbitrari di cui l’uomo stesso è il risultato casuale. Insistendo sulla differenza tra l’apparenza e l’Essere, queste filosofie attribuiscono all’apparenza, che per esse è la sola «realtà» (se così può chiamarsi) di cui si possa parlare, i caratteri opposti a quelli dell’Essere parmenideo. Severino invece insiste su questi caratteri e nega gli altri. Ma anche egli riduce l’uomo al dominio dell’apparenza e lo vede in esso risolto. «Nel linguaggio dell’Occidente» egli dice, «l’uomo, io, tu, gruppo, popolo, classe sociale, sono parole che esprimono le forme assunte dalla persuasione che isola la Terra, ossia le forme dell’alienazione della verità». In altri termini sono «forme dell’errore». E così l’uomo e il suo mondo sembrano liquidati. Ma l’errore di cui si è detto non può essere commesso che dal Destino e così si può scorgere nell’uomo «l’apparire del Destino» cioè la dimensione nella quale solo è possibile «l’accadimento del mortale» con tutto ciò che esso implica.

Crediti
 Nicola Abbagnano
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Quotes per Nicola Abbagnano

In tutti i suoi aspetti, umili o alti che siano, l'esistenza dell'uomo è la ricerca dell'essere. L'uomo cerca in ogni caso un appagamento, un completamento, una stabilità che gli mancano. Cerca l'essere. Questa condizione è caratteristica della sua finitudine. Se egli cerca l'essere, non lo possiede, non è, lui, l'essere.

Napoli, del resto, rimase sostanzialmente impermeabile al fascismo. Lo furono gli stessi notabili che pure nel '22, alla vigilia della marcia su Roma, s'erano spellate le mani ad applaudire Mussolini al teatro san Carlo. Altrettanto estraneo agli slogan mussoliniani fu il popolo, per atavico irridente scetticismo (un difetto, a volte, può trasformarsi in virtù).  Don Benedetto e io

Per scoprire l'autentica oggettività del mondo l'uomo non deve pensare il mondo come una parte di sé, ma deve sentire se stesso come una parte del mondo.

L'ideale della ragione che si era affacciato nel mondo moderno con Grozio e Cartesio ha trovato in Spinoza una delle sue prime determinazioni tipiche.