Il tempo, così come lo spazio, è una forma pura della sensibilità, cioè dell’intuizione, è il Sensibile non-sensibile […]. Il tempo è infatti lo stesso principio dell’Io=Io dell’autocoscienza pura, solo che esso è tale principio, cioè il Concetto semplice, ancora nella sua totale esteriorità e astrazione, lo è appunto come il mero Divenire intuito, come il puro essere-entro-sé che è assolutamente un venire-fuori-da-sé […]. Il tempo, pertanto, non è la potenza sul Concetto, né il Concetto è nel tempo ed è temporale; è il Concetto, piuttosto, a costituire la potenza sul tempo, il quale appunto è nient’altro che questa negatività come esteriorità […]. L’Ora è esclusivo e, a un tempo, assolutamente continuo negli altri momenti: l’Ora non è altro che questo dileguare del suo Essere nel Nulla e del Nulla nel suo Essere. L’ora ha uno straordinario privilegio: esso ‘è‘ null’altro che singolo ‘ora‘, ma questo escludente, nel porsi in evidenza, è dissolto, liquefatto, polverizzato mentre lo esprimo. Del resto, nella natura, dove il tempo è l’ora, non si giunge ad una differenziazione ‘stabile‘ di quelle dimensioni (passato e avvenire). In senso positivo si può dire del tempo: solo il presente è, il prima e il dopo non sono; ma il presente concreto è il risultato del passato ed è gravido di avvenire. Il vero presente è quindi l’eternità.

Crediti
Georg W. Friedrich Hegel

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