Nel momento in cui la coscienza si risveglia alla propria finitezza, sorge inevitabile la domanda sul fondamento, su ciò che sostiene l’edificio precario della nostra esistenza. Tradizionalmente, la risposta è stata cercata in un Ente supremo, esterno e trascendente, un Padre celeste che garantisse ordine e senso. Ma questa visione teistica classica oggi mostra crepe evidenti, non tanto per l’avanzare della scienza, quanto per una trasformazione profonda della sensibilità spirituale contemporanea. L’uomo moderno fatica a relazionarsi con un Dio-persona che interviene o non interviene a suo piacimento, sentendo invece l’urgenza di ritrovare il sacro all’interno delle dinamiche stesse della vita. Se continuiamo a pensare a Dio come a un oggetto, seppur supremo, da collocare in un aldilà inaccessibile, rischiamo di perdere il contatto con la realtà incandescente dell’esperienza umana. È necessario, dunque, operare un rovesciamento prospettico radicale, un’inversione copernicana della teologia: non partire da Dio per spiegare l’uomo, ma partire dall’uomo, dalle sue aspirazioni più alte, per comprendere cosa significhi veramente la parola Dio. In questa ottica, il divino non è più un dato di fatto dogmatico, ma una scoperta continua, il nome che diamo a quella tensione verticale che ci impedisce di accontentarci della mera sopravvivenza biologica.
Dio è una condizione necessaria dell’esistenza umana a livello psichico. La psiche umana non può fare a meno di un ideale, di uno scopo, di un valore in base a cui vivere, lavorare, progettare, sognare e poi anche morire; e tale ideale, scopo e valore sommo è esattamente ciò che Dio, psichicamente inteso, rappresenta. Non c’è prima Dio (soggetto) e poi l’ideale (predicato); no, prima c’è l’ideale, che è il vero e proprio soggetto e che assume una tale importanza per l’esistenza da rivestire il ruolo assoluto per descrivere il quale la mente umana coniò come predicato il concetto di Dio. In altri termini, non tanto Dio è amore, quanto piuttosto L’amore è Dio, o anche L’amore è un Dio, cioè prima l’ideale e poi il concetto di Dio quale predicato che ne connota l’importanza suprema.
Questa prospettiva, lungi dal ridurre Dio a una mera proiezione psicologica nel senso freudiano di illusione, ne riafferma invece la potenza reale ed efficace nella storia. Dire che l’Amore è Dio significa riconoscere che quando un essere umano ama in modo autentico, disinteressato, oblativo, sta toccando con mano l’assoluto, sta facendo esperienza del divino non come teoria, ma come energia trasformante. Lo stesso vale per la Verità, per la Giustizia, per la Bellezza. Questi non sono attributi di un Dio lontano, ma sono la sostanza stessa di Dio che si fa carne nelle nostre scelte, nelle nostre lotte, nella nostra capacità di dire no al cinismo e alla disperazione. Se io dedico la mia vita alla ricerca della verità scientifica, o alla cura dei malati, o alla creazione artistica, sto servendo Dio, anche se mi definisco ateo. Perché Dio è il nome di quella forza che ci spinge oltre noi stessi, verso una relazione più profonda e armonica con il tutto. La liberazione dalla fede intesa come adesione cieca a dogmi incomprensibili diventa così la condizione per una nuova fedeltà: la fedeltà alla vita, alla luce che abita in noi e che chiede di essere liberata. Non si tratta di abolire la religione, ma di purificarla, di riportarla alla sua radice etimologica di re-ligere, raccogliere insieme, unire ciò che è disperso. E ciò che unisce non è la dottrina, che spesso divide, ma l’ideale comune di una vita buona, giusta e gioiosa. La gioia, appunto, non come allegria superficiale, ma come risonanza profonda con il senso dell’essere, è il segno infallibile della presenza di questo Dio-ideale. Quando sentiamo che la nostra vita ha una direzione, che il nostro agire contribuisce, anche in minima parte, all’armonia del mondo, allora siamo nella gioia, allora siamo in Dio. Questa è la scommessa spirituale del nostro tempo: smettere di cercare Dio nei cieli vuoti e iniziare a riconoscerlo nel fuoco che ci brucia dentro quando amiamo, quando creiamo, quando speriamo contro ogni speranza. È un cammino arduo, perché ci toglie le rassicurazioni infantili di un genitore onnipotente che risolve i problemi al posto nostro, ma ci restituisce la dignità di figli adulti, collaboratori attivi nella continua creazione del mondo.
Inversione Copernicana (Teologica): Il passaggio dal considerare Dio come centro esterno da cui tutto emana (teocentrismo) al considerare l’esperienza umana e i suoi valori supremi come la base per definire il concetto di Dio.
Tensione Verticale: La spinta spirituale e psicologica che porta l’essere umano a trascendere la propria condizione puramente biologica per aspirare a valori assoluti e significati universali.
Re-ligere: Una delle etimologie della parola religione (dal latino religere, raccogliere o riconsiderare), intesa qui come l’atto di unire e dare coerenza ai frammenti dell’esistenza umana attorno a un ideale comune.
Non ti manchi mai la gioia
Capitolo: La liberazione dalla fede
Data di pubblicazione: Ottobre 2023
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Onestà intellettuale e libertà ⋯
Non esiste epoca, stagione o anche solo momento dell'avventura umana che, risvegliandosi alla consapevolezza e all'onestà intellettuale (la forma più preziosa di onestà, da cui procedono tutte le altre), non abbia provato l'amara esperienza di essere in trappola. Le mitologie, le religioni, le filosofie ne danno ampia attestazione. Gli ambiti vitali, proprio perché danno vita e risultano indispensabili, legano a sé e quindi intrappolano. Nello stesso momento in cui ti danno vita, ti tolgono libertà. Tu non ne puoi fare a meno, e loro ti imprigionano dentro di sé.
Vito Mancuso Non ti manchi mai la gioia
Teologia e filosofia, Etica contemporanea
La mente come prigione e liberazione ⋯
Il pensiero è ciò che imprigiona ma insieme anche ciò che libera. La radice della trappola e della liberazione è la medesima: è la mente, e la sua produzione continua che si chiama pensiero. Insegna il Dhammapada, il più venerato tra i libri sacri buddhisti: «Tutto ciò che siamo è generato dalla mente. È la mente che traccia la strada», e infatti il buddhismo si propone come guarigione della mente. Lo stesso vale per la filosofia antica, il cui senso complessivo è riassunto così da Pierre Hadot: «La filosofia antica è direzione spirituale».
Vito Mancuso Non ti manchi mai la gioia
Teologia, Filosofia, Spiritualità
L'accordo della gioia ⋯
La sapienza non costituisce un premio riservato a pochi, ma rappresenta un esercizio quotidiano per ogni persona che decide di badare alla propria mente con la stessa cura che dedica al corpo. La gioia nasce dall'accordo tra ciò che sentiamo dentro e ciò che facciamo fuori, per vincere la distrazione ed abitare l'ora del presente reale.
Vito Mancuso Non ti manchi mai la gioia
Saggistica filosofica contemporanea
Intrappolamento nell'esistenza umana ⋯
Io penso che tutti noi siamo in trappola. Penso cioè che l’essere intrappolati riguardi l’esistenza umana nella sua totalità. Con alcune precisazioni, è chiaro:
- esiste una gradualità dell’intrappolamento a seconda delle persone e delle fasi della vita personale;
- ne esiste una a seconda delle epoche e dei luoghi;
- non tutti arrivano a rendersi conto di essere in trappola;
- non tutti quelli che se ne rendono conto riescono a individuare un itinerario di liberazione;
- non tutti quelli che se ne rendono conto e individuano un itinerario di liberazione lo percorrono;
- non tutti quelli che partono arrivano;
- nessuno arriverà mai permanentemente alla liberazione totale in quanto pienezza della libertà e della gioia.
Vito Mancuso Non ti manchi mai la gioia
Teologia contemporanea, Saggistica filosofica
Gioia profonda ascolta silenzio interiore ⋯
La gioia profonda nasce ascolto silenzioso interiore superando logiche consumistiche superficiali. Coltivare nucleo spirituale trasforma istanze quotidiane opportunità crescita morale. Serenità autentica richiede coraggio costante difendere dignità. Percorso illumina esistenze saggezza duratura. Riflessioni teologiche moderne integrano conoscenze scientifiche validando approcci olistici equilibrati necessari.
Vito Mancuso Non ti manchi mai la gioia
Saggistica teologica, Filosofia spirituale
L’essenza del cristianesimo di Ludwig Feuerbach
Il testo fondamentale per il rovesciamento citato. Feuerbach sostiene che la religione sia la proiezione delle migliori qualità umane (sapienza, amore, volontà) in un essere trascendente. Tuttavia, il testo dell’utente va oltre il semplice ateismo di Feuerbach, cercando non di abolire il divino, ma di ritrovarlo nell’immanenza dell’azione etica e della tensione verticale.
Il sacro di Rudolf Otto
Un’indagine sulla categoria del numinoso come esperienza vissuta. Mentre Otto sottolinea il carattere totalmente altro di Dio, il testo proposto cerca di mediare questa alterità attraverso l’esperienza incandescente dei valori umani, trasformando il sacro da oggetto di terrore in energia trasformante per la vita quotidiana.
Credere di credere di Gianni Vattimo
In questo saggio, Vattimo esplora il cristianesimo nell’epoca della fine della metafisica. Il suo concetto di kenosi (l’indebolimento di Dio) si sposa bene con l’idea di un Dio che non è più un sovrano onnipotente, ma una forza d’amore che si incarna nella solidarietà e nella prassi umana, rendendo la fede un fatto di responsabilità verso l’essere.

























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