
Non v’è simbolo più appropriato per dire l’esperienza che è divenire del fluire ma, appunto il fluire è quel divenire che ha tutti i termini del problema e non è per il divenire se non un simbolo, o il rimando ai problemi che esso del divenire nasconde e conserva non che esso risolve; a meno di voler chiarire che del fluire non si da problema e che ogni problema che pretenda di oggettivare il divenire nasce dall’aver dimenticato che il divenire esclude le parti come momenti o come istanti dei quali si possa analiticamente dare ragione. Il ricorso all’immagine del fluire non servirebbe se non a nascondere il problema con un’immagine, se non si chiarisse anche che l’immagine del fluire si inscrive ancora nel divenire, fino a che non si chiarisca, insomma, la dialettica del suo recupero. Non ancora veramente pensato è il divenire con il ricorso alla più efficace immagine in cui da millenni lo fissa idealmente la speculazione filosofica, poiché la seconda volta in cui è impossibile toccare la medesima acqua è sempre la prima volta, poiché anche il primo nel fluire di sé, è sempre altro da sé; portata fino in fondo, l’antica immagine implica il proprio opposto, nel permanere immobile, di un fluire che mette fuori possibilità il suo stesso venir detto.
Dire non si può ciò che non si lascia dire
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