Egon SchieleI diritti umani basilari — come cibo, acqua, salute, istruzione, casa e lavoro dignitoso — stanno perdendo lo status di doveri inalienabili per trasformarsi in merci soggette alle leggi del mercato. Questo processo di mercificazione sta svuotando il significato stesso dei diritti, trasformandoli da vincoli morali e giuridici in beni negoziabili, accessibili solo a chi può pagare. La privatizzazione dei servizi essenziali esclude chi non ha risorse, creando cittadinanze di serie A e B, dove la dignità dipende dal reddito. Le politiche pubbliche cedono sempre più al principio dell’efficienza economica, sacrificando l’universalità dell’accesso in nome del pareggio di bilancio o della competitività. Così, ospedali chiudono, scuole vengono tagliate, il welfare si contrae, mentre si salvano banche e si favoriscono grandi investitori.

La mercificazione colpisce anche beni immateriali fondamentali, come la conoscenza. Brevetti su geni, farmaci, tecnologie e software limitano l’accesso alle cure e ai progressi scientifici, impedendo la diffusione del sapere e penalizzando le popolazioni più povere. Durante la pandemia, ad esempio, milioni di persone nei paesi del Sud del mondo non hanno potuto vaccinarsi a causa dei diritti di proprietà intellettuale detenuti da multinazionali farmaceutiche. In questo contesto, il concetto stesso di diritto umano viene svuotato: non è più un vincolo morale per la società, ma un bene da negoziare, da comprare o da rinunciare. Le crisi vengono sfruttate per accelerare processi di deregolamentazione, tagli ai servizi pubblici e privatizzazioni, in nome della ristrutturazione o dell’austerità.

Resistere significa riaffermare che alcuni beni non possono avere un prezzo perché appartengono al patrimonio comune dell’umanità e sono condizioni stesse della vita dignitosa. L’acqua potabile, l’aria pulita, la salute, l’istruzione, la conoscenza libera: questi non possono essere oggetto di proprietà privata. Devono essere gestiti collettivamente, in modo partecipato e trasparente. Servono leggi forti che riconoscano i beni comuni come categoria giuridica e ne vietino la privatizzazione. Movimenti come il referendum italiano sull’acqua pubblica dimostrano che è possibile vincere battaglie concrete. Ma serve una visione più ampia: costruire una società in cui il valore di una persona non sia misurato dal suo capitale, ma dalla sua umanità. Solo allora i diritti torneranno a essere ciò che sono: inviolabili, universali, imprescindibili. La mercificazione dei diritti è la fine della democrazia: se tutto ha un prezzo, nulla ha un valore.

Crediti
 Autori Vari
  Nel nome dell'umanità Riccardo Petrella denuncia il fallimento del modello economico globale che sacrifica diritti fondamentali sull'altare del mercato. L'autore propone un'alternativa basata sui beni comuni, sostenendo che acqua, salute, istruzione e conoscenza debbano essere universalmente accessibili. Critica le istituzioni finanziarie internazionali e il neoliberismo, chiamando a una rinascita della democrazia economica e della cittadinanza globale. Il libro è un appello etico e politico per ripensare lo sviluppo in chiave sostenibile, giusta e inclusiva, mettendo al centro la dignità umana e la responsabilità collettiva verso le generazioni future.
  Il libro Nel nome dell'umanità di Riccardo Petrella è stato pubblicato in Italia nel gennaio del 2006
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