Egon SchieleL’universo di Antonio Rezza è una macchina celibe che gira a vuoto, producendo significati laterali che colpiscono allo stomaco prima ancora di arrivare al cervello. In Non cogito ergo digito, la parola non è un veicolo di comunicazione, ma un corpo estraneo che si dimena sulla pagina, cercando una via d’uscita tra l’assurdo e il patologico. Ogni personaggio è una funzione di un errore logico, un ingranaggio che cigola in un meccanismo di cui nessuno ha più il libretto di istruzioni. La realtà viene smontata pezzo dopo pezzo, lasciando nuda la carne e la sua insensatezza. Carlo, protagonista di una di queste derive, si muove in una Glasgow che potrebbe essere ovunque e in nessun luogo, vittima di una quotidianità che si trasforma improvvisamente in una tragedia da operetta, dove la legge e la fisiologia si intrecciano in modo inestricabile e grottesco, tipico della cifra stilistica di un autore che non concede tregua alla logica lineare.

I fatti stanno così: di primo mattino Carlo era solito fare colazione nel bar posto di fronte alla sua casa di Glasgow. Era di bocca buona Carlo, gli bastava un misero cappuccino ed un onesto cornetto per guardare il mondo con serenità. Quel giorno il bar era vuoto e Carlo pensò, a sua insaputa, di avere il meschino diritto di prepararsi lui il cappuccino: apriti cielo, i gendarmi in men che non si dica afferrarono Carlo per la cintola e lo trascinarono davanti al plotone d’esecuzione. Serton era indeciso sul da farsi, uccidere Carlo lo avrebbe reso impopolare, risparmiarlo avrebbe riaperto una vecchia ulcera che tanto lo aveva fatto tribolare nella campagna di Russia. Ma Serton scelse di sacrificare l’ulcera, fermò il plotone, si accartocciò sullo stomaco e venne ricoverato in lettiga. L’ulcera di Serton giaceva gonfia di bile sul tavolo della sala operatoria, pulsava, sbatteva il tempo della digestione, non era simpatica e puzzava di interiora, di cose interiora pensate e mai dette. I medici si strizzavano occhiate preoccupate, questa operazione richiedeva poca prassi e tanto spirito di sacrificio. L’anestesia fu totale, l’ulcera venne tramortita a picconate mentre Serton aspettava nervoso in sala d’attesa fumando sigarette senza filtro.

Mentre l’ulcera veniva ridotta al silenzio sotto i colpi di un piccone chirurgico, Carlo se ne stava lì, immobile davanti al plotone che ora non sapeva più a chi sparare. I soldati si guardavano intorno con aria smarrita, tenendo i fucili puntati verso il vuoto lasciato dalla lettiga di Serton. C’era un silenzio pesante, rotto solo dal rumore dei picconi che proveniva dalla vicina clinica mobile montata per l’occasione. Carlo sentiva il bisogno di finire il suo cappuccino, ma la sua bocca era secca e il cuore gli batteva contro le costole come un uccello impazzito in una gabbia troppo stretta. La situazione era diventata una di quelle attese infinite dove il senso del tempo si dilata fino a svanire. I gendarmi, stanchi di mantenere la posizione, iniziarono a distribuirsi pacchetti di noccioline, sgranocchiando rumorosamente mentre il destino di Carlo rimaneva appeso a un filo di muco gastrico. Non c’era giustizia, c’era solo la digestione di un ufficiale che determinava l’esistenza di un cittadino qualunque, un paradosso vivente che si nutriva di brioche e cappuccini fatti in casa.

La sala d’attesa dove Serton consumava le sue sigarette era un non-luogo tappezzato di riviste ingiallite che parlavano di mondi dove le ulcere non avevano voce in capitolo. Egli si sentiva svuotato, non solo fisicamente ma moralmente. Quel sacrificio della sua ulcera era un atto di un altruismo perverso: salvare Carlo per non dover affrontare il giudizio della folla, preferendo il dolore sordo di un intervento invasivo alla critica dei giornali locali. Ogni boccata di fumo era un tributo alla sua indecisione cronica. Intanto, in sala operatoria, i medici stavano cercando di ricucire lo spazio lasciato vuoto dall’organo ribelle. L’ulcera, ormai in frantumi, continuava a mormorare maledizioni tra i vapori dell’etere, ricordando a tutti che le cose mai dette trovano sempre un modo per farsi sentire, anche se sotto forma di perforazione o di emorragia interna. La chirurgia, in quell’angolo di mondo, era diventata una branca della filosofia del diritto, dove si asportavano le colpe per evitare di doverle processare.

Alla fine, Serton uscì dalla sala d’attesa con una cicatrice che gli attraversava l’anima oltre che il ventre. Si diresse verso il plotone d’esecuzione barcollando, con lo sguardo fisso di chi ha visto il fondo del barile. Carlo era ancora lì, intatto, un monumento all’assurdità del quotidiano. Serton alzò un braccio, un gesto fiacco che sembrava più un congedo che un ordine. I soldati abbassarono le armi, delusi per non aver potuto usare le munizioni faticosamente lucidate. Carlo, senza dire una parola, si girò e tornò verso il bar. Il cappuccino era ormai freddo, la schiuma si era dissolta lasciando una crosta scura e amara sui bordi della tazza. Si sedette al tavolino, osservando le macchie di bile che ancora sporcavano il marciapiede dove era passata la lettiga. La serenità era tornata, ma era una serenità malata, consapevole che ogni colazione poteva essere l’ultima se un ufficiale avesse deciso di ascoltare di nuovo le ragioni del proprio stomaco. Rezza chiude il cerchio della sua narrazione con un ghigno sarcastico, lasciando il lettore sospeso in una Glasgow che non è altro che lo specchio deformante delle nostre piccole, miserabili abitudini, dove il diritto di prepararsi un caffè è una sfida lanciata in faccia a un destino che indossa l’uniforme e soffre di gastrite cronica.

Glossario
Crediti
 Antonio Rezza
 Non cogito ergo digito
  Mese e anno di pubblicazione in Italia: Maggio 1998
 SchieleArt •   • 



Citazioni correlate

La sostanza onirica delle città ⋯ 
Le città vere sono fatte di sogni e desideri tanto quanto di pietra.
 Italo Calvino  Le città invisibili
 Narrativa, Romanzo, Letteratura fantastica


Il sentimento verso un nemico temibile ⋯ 
Il sentimento che prova un uomo prudente nei confronti di un nemico in posizione troppo temibile per poter essere attaccato direttamente senza pericolo.
 Ambrose Bierce  Il dizionario del diavolo
 Satira, Psicologia, Dizionario umoristico


Intuizione della misura estetica ⋯ 
La ricerca della verità scientifica non è mai solo una questione di dati, ma è mossa da un desiderio profondo di trovare armonia nel cosmo. Lo scienziato agisce guidato da un'intuizione estetica che anticipa la comprensione logica della realtà.
 William Egginton  La biblioteca dei quanti. Borges, Heisenberg, Kant e la natura ultima della realtà
 Saggistica, Epistemologia


La tempesta dei sensi nell'innamoramento ⋯ 
A me pare uguale agli dèi chi a te vicino così dolce suono ascolta mentre tu parli e ridi amorosamente. Subito a me il cuore si agita nel petto solo che appena ti veda, e la voce si perde sulla lingua inerte. Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle, e ho buio negli occhi e il rombo del sangue alle orecchie. E tutta in sudore e tremante come erba patita scoloro: e morte non pare lontana a me rapita di mente.
 Salvatore Quasimodo  Lirici greci
 Ermetismo, Traduzione poetica, Poesia lirica


Le distorsioni cognitive della mente ⋯ 
Le credenze disfunzionali sono spesso basate su generalizzazioni eccessive, pensiero dicotomico, inferenze arbitrari e personalizzazioni.
 Aaron Temkin Beck  Terapia cognitiva dei disturbi emotivi
 Psicologia cognitiva, Psicoterapia, Manuale


Tags correlati
Chiavi correlate
Categorie correlate
Riferimenti
Valuta:

Media: 0 (0 voti).