Michal Mozolewski  ⋯
Gli umani di un milione di anni fa, nonostante i loro grandi cervelli e gli affilati utensili di selce, vivevano nella costante paura dei predatori, raramente cacciavano selvaggina di grossa taglia e campavano sostanzialmente raccogliendo piante, piluccando insetti, seguendo le piste di piccoli animali e mangiando le carogne di altri carnivori più possenti.
Uno degli usi più comuni dei primitivi strumenti di pietra era quello di spaccare le ossa per prendere il midollo. Alcuni ricercatori ritengono che questa fosse la nostra specialità. Così come il picchio è specializzato a estrarre gli insetti dai tronchi degli alberi, i primi umani si specializzarono nell’estrarre il midollo dall’interno delle ossa. Perché il midollo? Bene, supponiamo che stiate osservando un branco di leoni che atterrano una giraffa e la divorano. Aspettate pazientemente finché hanno finito di saziarsi. Ma non è ancora il vostro turno, perché prima ci sono le iene e gli sciacalli con cui non è il caso d’interferire – che setacciano i resti. Solo allora voi e la vostra squadra osate avvicinarvi cautamente alla carcassa, guardandovi intorno a destra e a manca – e potete buttarvi sull’unico tessuto edibile che è rimasto.
Questa è la chiave per capire la nostra storia e la nostra psicologia. Fino a tempi molto recenti, la posizione del genere Homo nella catena alimentare è rimasta stabilmente su un punto mediano. Per milioni di anni gli umani hanno cacciato piccole creature e raccolto quel che potevano, essendo intanto oggetto dell’attenzione di predatori più grandi. Fu solo quattrocentomila anni fa che alcune specie umane cominciarono a cacciare in pianta stabile selvaggina di grande taglia, e solo negli ultimi centomila anni – con la nascita dell’Homo sapiens – l’uomo è salito sulla vetta della catena alimentare.
Quel salto spettacolare dalla posizione mediana al vertice ebbe enormi conseguenze. Altri animali in cima alla piramide, come i leoni e gli squali, erano saliti in quella posizione molto gradualmente, lungo milioni di anni. Ciò aveva consentito all’ecosistema di sviluppare filtri ed equilibri che impedivano ai leoni e agli squali di suscitare troppo sconvolgimento. Mentre i leoni diventavano micidiali, le gazzelle imparavano a correre più forte, le iene a cooperare meglio tra di loro e i rinoceronti a diventare di carattere più iroso. Gli umani, invece, salirono in vetta così alla svelta che all’ecosistema non fu dato il tempo di equilibrare le cose. Non bastasse, non si adattarono neppure gli umani. Gran parte dei principali predatori del pianeta sono creature maestose. Il fatto di aver dominato per milioni di anni ha infuso loro un’assoluta sicurezza.
Al contrario, il Sapiens somiglia al dittatore di una repubblica delle banane. Essendo noi stati, fino a poco tempo fa, tra le schiappe della savana, siamo pieni di paure e di ansie circa la posizione che occupiamo, il che ci rende doppiamente crudeli e pericolosi. Molte calamità storiche, dalle guerre mortali alle catastrofi ecologiche, sono la conseguenza di questo salto oltremodo veloce.

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