Diventare buon cittadino
Tutti gli ordinamenti umani sono previsti proprio per fare in modo che la vita, nella continua dispersione dei pensieri, non venga sentita.

Perché l’uomo veridico vuole con tanta forza il contrario, cioè proprio sentire la vita, ossia soffrire a causa della vita? Perché si accorge che lo si vuol derubare di sé stesso. Allora si ribella. Adesso si deve tuffare nelle profondità dell’esistenza, con una serie di domande non comuni sulle labbra: Perché vivo? Quale lezione devo imparare dalla vita? Come son diventato quello che sono e perché mai soffro di questo essere così? Si tormenta, e vede che nessuno si tormenta così, che anzi le mani dei suoi simili si protendono appassionatamente verso gli avvenimenti sensazionali che si avvicendano sulla scena politica, o che essi stessi fanno bella mostra di sé in cento maschere, come giovinetti, uomini, vecchi, padri, cittadini, preti, funzionari, commercianti, vivamente preoccupati della loro comune commedia e niente affatto di sé stessi. Alla domanda: Perché vivi? Essi tutti risponderebbero subito e con orgoglio: «Per diventare un buon cittadino, o dotto, o statista». Ahimè, e niente di meglio? Chi intende la sua vita solo come un punto dello sviluppo della stirpe o di uno Stato o di una scienza e dunque vuole in tutto e per tutto entrare a far parte della storia del divenire, della storiografia, non ha capito la lezione che l’esistenza gli ha impartita e deve studiarla un’altra volta. Questo eterno divenire è un teatro di marionette menzognero, per il quale l’uomo dimentica sé stesso. L’eroismo consiste nello smettere di essere il suo giocattolo.

Crediti
 • Friedrich Nietzsche •
 • Schopenhauer come educatore •
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