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Il modo in cui io soffro la mia stanchezza non è affatto dipendente dal fatto accidentale del pendio su cui m’arrampico oppure della notte più o meno agitata che ho trascorso: questi fattori possono contribuire a costituire la mia stanchezza in se stessa, non il modo in cui la soffro. Ma noi ci rifiutiamo di vedere in essa […] un’espressione del complesso di inferiorità, per esempio, nel senso in cui questo complesso sarebbe una formazione anteriore. Che un certo modo stizzoso e rigido di lottare contro la stanchezza possa esprimere quello che si chiama complesso di inferiorità, siamo d’accordo. Ma il complesso di inferiorità stesso è un progetto del mio per-sé nel mondo, di fronte all’altro. Come tale è sempre trascendenza, come tale ancora è maniera di scegliersi. Questa inferiorità contro la quale io lotto e che pertanto riconosco, l’ho scelta fin dall’inizio: senza dubbio essa ottiene un significato dai miei diversi «modi di sconfitta», ma per essere precisi non è altro che la totalità organizzata dei miei modi di sconfitta, come piano progettato, come somma generale del mio essere e ogni comportamento di sconfitta è esso stesso trascendenza perché ogni volta sorpasso il reale verso le mie possibilità: cedere alla stanchezza vuol dire, per esempio, superare il cammino da fare conferendogli il senso di «cammino troppo difficile da percorrere».

Crediti
 • Jean-Paul Sartre •
 • Saggio di ontologia fenomenologica •
 • 1943 •
  • L'essere e il nulla •
 • Pinterest •   •  •

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