
Questo doppio scenario, a seconda del punto di vista che si adotta, si ripercuote nell’interpretazione dei sogni, dove da un lato, come disgregazione della memoria intorno a cui si organizza la rappresentazione, il sogno è simile alla follia, dall’altro, come irruzione della volontà nella sfera della rappresentazione, esso diventa lo strumento di cui si serve la nostra onniscienza sognante, per far giungere possibilmente qualcosa all’ignoranza della nostra veglia. Questo schema di Schopenhauer lo ritroviamo anche in Freud là dove afferma che il sogno è una psicosi, con tutte le assurdità, le formazioni deliranti, le illusioni sensoriali proprie delle psicosi perché il materiale inconscio, irrompendo nell’Io, porta con sé il suo modo di lavorare, e prima di tutto la sospensione del regno della logica, essendo l’inconscio il regno dell’illogico. D’altro canto, la memoria onirica è assai più estesa di quella dello stato vigile, perché affonda le sue radici nelle dimensioni arcaiche dell’esperienza individuale e collettiva, al punto da costituire una fonte non disprezzabile per la conoscenza della storia umana. Occorre dunque affrontare un compito ermeneutico, che Schopenhauer sembra risolvere meglio di Freud. Rifiutando infatti ogni riduzionismo naturalistico, Schopenhauer afferma che, se i simboli onirici avessero per tutti gli uomini un significato costante e sempre valido, si potrebbe anche compilare al riguardo un dizionario. Siccome però l’interpretazione non può che riferirsi particolarmente e individualmente all’oggetto e al soggetto di ogni sogno, l’allegorizzazione onirica, che nella terminologia di Freud corrisponde al lavoro del sogno, non può consistere nel semplice disvelamento di una pulsione naturale, ma richiede la ricostruzione biografica della simbolizzazione individuale. Ciò sposta l’interpretazione dallo sfondo naturalistico, in cui la trattiene la metapsicologia di Freud, a quello storico, dove sono ripercorse le vicissitudini dei singoli soggetti, la storia delle loro produzioni oniriche e delle loro personali interpretazioni. Condividendo il modello kantiano dell’inconoscibilità del noumeno, Freud e Schopenhauer ritengono che la cieca pulsione si manifesti solo nelle sue oggettivazioni o, nel linguaggio freudiano, nei suoi investimenti, che si rendono visibili sul piano dell’apparenza fenomenica. Il mondo schopenhaueriano della rappresentazione diventa così in Freud la teoria, che la coscienza scrive, del suo carattere apparente, mentre il mondo della volontà, che tende alla soddisfazione dei bisogni, ha il suo corrispondente nel freudiano principio di piacere. Quest’ultimo, regolando l’oscuro Es, sempre teso al soddisfacimento e quindi all’estinzione delle pulsioni, ripristina, alla maniera di Schopenhauer, quell’unità indifferenziata con la natura in cui si celebrano la non-identità e la morte come sentimento oceanico del Nirvana. Infatti, scrive Freud: Nell’Es, dove lottano le forze primordiali dell’Eros e della pulsione di morte potremmo rappresentarci la situazione come se l’Es stesse sotto il dominio delle mute ma possenti pulsioni di morte, le quali cercano la pace e si sforzano di ridurre al silenzio, secondo l’indicazione del principio di piacere, l’Eros turbolento. La teoria psicoanalitica di Freud è dunque profondamente schopenhaueriana. Nella separazione tra coscienza e inconscio e nella loro descrizione risuona potente il mondo come volontà e rappresentazione, con una differenza, però: mentre Schopenhauer invita con la noluntas a rinunciare al gioco della volontà e a togliere la maschera alla sua rappresentazione, Freud, come del resto Nietzsche, sta dalla parte della rappresentazione, che legge, a differenza di Nietzsche, non come liberazione delle pulsioni, ma come dominio sulle pulsioni.
Noluntas: Concetto schopenhaueriano che indica la negazione della volontà di vivere, l’atto di rinuncia ai desideri e alle pulsioni per sottrarsi al ciclo doloroso dell’esistenza, contrapposto all’affermazione vitale.
Noumeno: Nella filosofia kantiana, la cosa in sé, la realtà indipendente dalla nostra esperienza sensibile e perciò inconoscibile; Schopenhauer lo identifica con la Volontà, mentre per Freud corrisponde all’inconscio non direttamente accessibile.
Sentimento oceanico: Espressione usata da Freud (ripresa da Romain Rolland) per descrivere la sensazione di indissolubile legame e appartenenza al tutto, un’unità originaria senza confini tipica della fase primordiale dell’Io o del misticismo, spesso associata al desiderio di ritorno al grembo materno o alla morte.
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Critica della ragion pura di Immanuel Kant
Un’opera fondamentale che rivoluziona la filosofia occidentale, delimitando i confini della conoscenza umana. L’autore distingue tra fenomeno (la realtà come ci appare) e noumeno (la cosa in sé, inconoscibile), stabilendo che possiamo conoscere solo ciò che rientra nelle nostre strutture mentali di spazio, tempo e categorie. Questo dualismo gnoseologico è la base su cui sia Schopenhauer che Freud costruiscono le loro teorie sull’inconoscibilità diretta della volontà o dell’inconscio, accessibili solo attraverso le loro manifestazioni fenomeniche.
L’Io e l’Es di Sigmund Freud
Il testo chiave in cui viene formalizzata la seconda topica freudiana, introducendo la tripartizione strutturale della psiche in Io, Es e Super-Io. L’autore esplora le dinamiche tra queste istanze, in particolare il conflitto tra le pulsioni di vita (Eros) e di morte (Thanatos), e il ruolo dell’Io nel mediare tra le richieste dell’Es e la realtà. È essenziale per comprendere come Freud rielabori i concetti schopenhaueriani di volontà e rappresentazione all’interno di un modello psicologico dinamico.
Saggio sulla visione degli spiriti di Arthur Schopenhauer
Un testo meno noto ma significativo in cui il filosofo applica la sua teoria della volontà all’analisi dei fenomeni parapsicologici e onirici. Schopenhauer discute il sogno vero e la capacità della volontà di trascendere spazio e tempo, anticipando temi che Freud tratterà nell’analisi dei processi primari dell’inconscio. L’opera offre uno spunto prezioso per capire la concezione schopenhaueriana del sogno come accesso a una verità più profonda, citata nell’analisi come onniscienza sognante.

























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