Durante queste ultime decadi l'interesse per il digiuno professionale è notevolmente diminuito

Nella frase di apertura, che ha un effetto di straniamento, Kafka riesce a comunicare una dimensione di follia, suggerendo l’esistenza di una professione grottesca, ossia il digiunatore professionale. Il racconto prosegue delineando la decadenza dell’artista del digiuno (cui non viene dato un nome), una professione ormai caduta in desuetudine, mentre, un tempo, l’artista era il principale oggetto di interesse della cittadinanza. Il racconto ha poi una svolta inattesa quando apprendiamo che la cosa più difficile da sopportare per l’artista del digiuno è che egli solamente sapeva quanto fosse facile per lui digiunare, una consapevolezza troppo dolorosa. Rinchiuso in un pensiero onnipotente che solo poteva apportare qualche sollievo alla sua sofferenza psichica, proprio mentre l’artista proclama follemente di poter digiunare per periodi sempre più lunghi, il digiuno va completamente fuori moda; l’artista del digiuno è costretto unirsi a un circo in cui è tenuto in gabbia come un animale. Nel vuoto di ogni significato e di ogni possibile libertà, rinchiusi in un presente immobile, assistiamo alla scena in cui il sorvegliante del circo scopre l’emaciato artista del digiuno sepolto nella paglia sul fondo della gabbia. Il sorvegliante rassicura l’artista del digiuno che l’ammirazione per lui non si è persa, ma l’artista gli risponde che nessuno dovrebbe ammirarlo perché in realtà lui non riesce a fare a meno di digiunare. Il sorvegliante stupito gli chiede perché non possa farne a meno: perché, risponde l’artista del digiuno con un soffio di voce, non ho potuto trovare un cibo che mi piaceva. Se l’avessi trovato, mi creda, mi sarei rimpinzato come lei o come chiunque altro. Per la prima volta, dopo che il racconto ha introdotto un nuovo personaggio (il sorvegliante, una persona che pensa, sente e osserva), l’artista del digiuno prende la parola e parla di sé. Sono le sue ultime parole. Il racconto sembra finire qui, ma in realtà rimane un breve paragrafo: Seppellirono l’artista del digiuno, paglia e tutto. Nella gabbia misero una giovane pantera… La pantera andava bene. Il cibo che le piaceva le veniva portato senza esitazione dagli addetti; non sembrava nemmeno sentire la mancanza della sua libertà. La pantera, nella sua fame soddisfatta, sembra inizialmente l’incarnazione del sogno dell’artista del digiuno di trovare finalmente un giorno il cibo che gli sarebbe piaciuto; in realtà la pantera, se pur vitale nei suoi appetiti animali, non è consapevole della sua prigionia.

Crediti
 • Maria Cecilia Bertolani •
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