Portrait of Marie Schiele with Fur
I soldati Kurava, che avevano subito il trauma di vedere abbattuti ben tre comandanti in diciassette giorni, si erano ritirati disordinatamente.

Shalya fu tra gli ultimi a tornare all’accampamento, guidando un carro privo del suo guerriero.

Trovò un Duryodhana disperato, che non riusciva a darsi pace. Oramai questo stato d’animo del sovrano Kurava continuava dal primo giorno di quella guerra dall’esito scontato. Gliel’avevano detto proprio tutti, gli uomini più esperti e intelligenti che si conoscevano: Vyasa, Bhishma, Drona, e quanti altri! Tutti gli avevano detto di fare pace con i figli di Pandu, che erano più forti e sicuramente lo avrebbero sconfitto. Quelle parole risuonavano ora come una maledizione che aveva pesato sul suo capo per tanti anni. Ma tuttora gli riusciva impossibile accettare la verità di una superiorità oramai indiscutibile, ancora proferiva minacce contro di loro. Nessuno riuscì a consolarlo per la morte del suo più caro amico.

Era naturale che nell’accampamento dei Pandava si respirasse ben altra atmosfera: ci si congratulava con i vincitori, con Arjuna, con Krishna e anche con Bhima, che aveva reso agevole il compito del fratello minore. Krishna era raggiante.

Yudhisthira, ora che Karna è morto, non esiste alcun dubbio: la vittoria è nostra. Giustizia è stata fatta, mancano solo pochi nomi all’appello e presto anche queste persone pagheranno per tanta empietà. Il mondo, come di diritto, è tuo: governalo con rettitudine, disse.

O Krishna, amico nostro, rispose Yudhisthira. Non riesco ancora a credere che il figlio del suta non rappresenti più una minaccia. Nessuno può capire quanto abbia avvelenato le mie notti per tutti questi anni. Ora che è caduto mi sembra quasi impossibile. Andiamo sul campo, voglio vedere il suo corpo, così da sentirmi più sicuro.

I Pandava tornarono sullo scenario dell’ultimo duello e quando videro il corpo decapitato fecero festa.

Passarono le ore.

Duryodhana non riusciva a dormire, non poteva pensare ad altro che a Karna, a quel caro amico morto per colpa sua, e cercava il modo per approdare a un pò di sollievo dalla feroce ansietà che gli divorava il cuore. Infine realizzò che l’unico da cui sarebbe potuto accorrere era Bhishma, che ancora giaceva sul suo letto di frecce, aspettando il momento più propizio per morire.

Questi ebbe per lui parole di consolazione, ricordandogli che Karna era morto con onore, da perfetto kshatriya. A quel discorso Duryodhana, che ancora ignorava il mistero della sua nascita, si insospettì.

Hai detto come uno kshatriya. Allora tu sai. Lui non era il figlio di un suta, ma di uno kshatriya. Ora che è morto, chiariscimi questo mistero.

Bhishma esitò un poco, poi non vide ragione di tacere.

Egli era il primo figlio di Kunti, avuto dall’unione con Surya prima del suo matrimonio con Pandu. Era un Pandava, addirittura il maggiore di loro, l’erede naturale al trono. E lo sapeva.

Bhishma raccontò nei dettagli la storia della nascita di Karna. Ma quella notizia non risollevò affatto il morale di Duryodhana, al contrario lo demolì ancora di più.

Tornò alla tenda sconsolato.

Crediti
 Vyasa
 Mahâbhârata
  A partire dal IV secolo a.C. fino al IV secolo d.C.
  KARNA PARVA
 SchieleArt •   • 




Quotes casuali

Il segno non è intorno a te, non è nei muri, nei mattoni, nella calce, nei ciottoli, no, non troverai ciò che vai cercando. Il segno è la ricerca stessa, il segno sei tu che arranchi nel fango delle strade.Luther Blissett
Chiunque critichi il nostro lavoro.cavillatore (sostantivo maschile) Ambrose Bierce
Il dizionario del diavolo
Nulla infonde più coraggio al pauroso della paura altrui.Umberto Eco